Lo spot cinese delle salviette struccanti Purcotton, ha fatto arrabbiare moltissime donne. Una pubblicità che si presenta comica, ma che non ha fatto poi così tanto sorridere la maggior parte del pubblico femminile orientale.

Una ragazza sta camminando per strada, di sera. È impaurita, un uomo dal viso coperto la sta pedinando. La giovane ha un’espressione ansiosa, sembra in procinto di scoppiare a piangere. Ma proprio nel momento in cui il malvivente la sta per aggredire, ecco l’illuminazione. La giovane apre la borsa e tira fuori una confezione di salviette struccanti. Voilá! La magia è fatta. Si volta struccata verso il suo aggressore che, terrorizzato, se la dà subito a gambe levate.
Diciamocelo, a primo impatto la pubblicità fa anche ridere. Ma siamo davvero sicuri della sua genuina comicità? Non interrompete la lettura dell’articolo pensando al classico grido di protesta femminile – abbiamo riso anche noi – ma il nostro fine è quello di una riflessione, il più obiettiva possibile, cercando di immedesimarci nei diversi punti di vista.
Come in ogni questione, è giusto andare oltre chiedendosi il perché. In questo caso, sorge spontaneo chiedersi il motivo di tanta rabbia nei confronti di uno spot pensato per far divertire. La prima cosa che salta all’occhio è sicuramente il contesto scelto. Insomma, immaginiamo di essere ancora all’oscuro della pubblicità e di accendere la nostra televisione. Immaginiamo quindi di ritrovarci questa scena sul mini schermo: strada buia, ragazza in primo piano spaventata, uomo alquanto poco raccomandabile dietro di lei. Verremmo quasi tutti ingannati, perché ci convinceremmo di essere davanti alla scena di un film, o sbaglio?
Insomma, cosa c’entra questa dinamica con le salviette struccanti? Salviette struccanti. Salvietta + struccante. Un tovagliolo di stoffa o di carta finalizzato alla rimozione del make up. Dunque? Era davvero necessario scegliere una scena così inverosimile? Poi certo, con la faccia buffa – e non tanto graziosa – dell’attore che prende il posto della ragazza spaventando il maniaco, a chi non scappa un sorriso? Ciò non toglie che molti aspetti di questa pubblicità hanno infastidito tantissime donne e questo fa pensare.
“Lo spot cinese è tutto fuorché comico”
Lo spot infatti, è stato condannato da tantissime donne cinesi, alcune delle quali hanno chiesto a gran voce il boicottaggio dei prodotti PureCotton. Queste hanno trovato più di un motivo – al di là della mancanza di un nesso tra salviette struccanti e aggressione – per non apprezzare la pubblicità. In primis, molte ritengono spregevole che lo spot ironizzi, ma soprattutto strumentalizzi, un reato così grave come la violenza sessuale.

L’altro motivo è legato al – purtroppo – classico “te la sei cercata”. La donna viene violentata perché se lo vuole. Perché truccandosi, curandosi, indossando una minigonna o una maglietta troppo aderente, è provocante. La donna è provocatrice e se viene aggredita da un uomo, avrebbe dovuto pensarci, prima di mettere sulle labbra quel rossetto rosso troppo sensuale.
Ecco, guardando questa scenetta con un pizzico di malizia, secondo molte si percepisce proprio questo: la ragazza perché bella e truccata attrae il malintenzionato, il quale si allontana nel momento in cui lei “si spoglia” del makeup e la sua bellezza non viene più esaltata.

Esagerazione? Forse dipende dai punti di vista. Perché lasciando un attimo da parte il fatto che la pubblicità sia assolutamente inopportuna per chi è stato vittima di violenza, il discorso è sempre lo stesso. Le dinamiche sociali influenzano la percezione di tutto ciò che ci tocca. L’obbligo dell’impeccabilità, gli stereotipi, i luoghi comuni hanno portato alla costruzione di una corazza. Quindi, se a primo impatto la pubblicità fa sorridere, dopo un po’ – a mente fredda – lascia l’amaro in bocca. Un retrogusto amarognolo dovuto al fatto di rendersi conto di non riuscire poi a sorridere più di tanto, ma di sentirsi forse un po’ umiliate dal retroscena della pubblicità.
Suggerire che una donna abbia maggiori probabilità di essere molestata o aggredita sessualmente se si trucca è totalmente assurdo.
Ha commentato una ragazza. Ecco forse il punto principale della questione. Il verbo “suggerire” aiuta a fare un passo in più in questa riflessione. Chiediamoci cosa questa pubblicità potrebbe comunicare o – consentitemi il termine – insegnare ad una bambina o ad una ragazzina. Pensiamoci bene. Un’adolescente potrebbe cogliere un messaggio sbagliato, arrivando a pensare che l’enfatizzare la propria femminilità sia sbagliato e che invece sia giusto stare sempre un passo indietro per non provocare.
Sembra eccessivo, ma se riflettiamo su che cos’è la comunicazione, forse non lo è poi così tanto. La comunicazione può essere un’arma a doppio taglio che, apparentemente “dice” una cosa, ma in fondo esprime altro. Perché al di là di quello che fa vedere o ascoltare, può comunicare molto di più. Allusioni, messaggi subliminali e doppi sensi la condiscono. Quindi forse, è proprio questo che non piace dello spot cinese sulle salviette struccanti, quello che c’è sotto, un messaggio sbagliato dietro l’apparente comicità.
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