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Star Ocean The Divine Force Recensione, dalle stalle alle stelle

Star Ocean The Divine Force Recensione | La saga JRPG ambientata tra le stelle era finita, diciamolo, un po’ troppo vicina alle proverbiali stalle dalle quali è difficile ripartire. Trascorsi i tempi d’oro nei quali si era imposta come un must tra le esperienze videoludiche di tutti gli appassionati di belle storie (un po’ anime) spazio e JRPG, in pochi speravano di “rivedere le stelle”. Eppure, eccoci qua a parlare dell’ultimo nato della serie, Star Ocean the Divine Force, che si è dimostrato validissimo… a fronte del budget evidentemente riservatogli. 

C’è tanto per cui esultare in The Divine Force: un’ottima trama con bei personaggi e tanto respiro; un sistema di combattimento rivisto, con un espediente quasi “nobile”: il D.U.M.A.. Ma c’è anche molto che si potrà e dovrà rivedere in vista di una serie sequel che spero non tardi ad arrivare. Su tutto, un boost al level design e all’art direction generale, che ha un sapore un po’ troppo datato. Ma anche una ritoccatina all’engine “tecnico” non farebbe male. Insomma: quel che a Star Ocean the Divine Force è mancato, è evidente, è solo un po’ di vil danaro in più. Niente che non si possa correggere in futuro.

Star Ocean The Divine Force recensione

STAR OCEAN THE DIVINE FORCE RECENSIONE | TESTATO SU PC (STEAM) e STEAMDECK

Disponibile anche su: PS5, PS4, XboxOne, Xbox Series X|S

Specifiche del PC su cui è stato eseguito il test:

  • Sistema operativo: Windows 10 (64-bit)
  • Processore: AMD 7 3700x
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce RTX 3070

VOTO: 8

+Storia interessante, con un buon ritmo e ottimi personaggi
+Sistema di combattimento rinnovato e dinamico
+Il gioco sprona a esplorare tutto: città, pianure, pianeti…

-…ma a volte le ambientazioni sono un po’ troppo vuote
-Tecnicamente sembra più arretrato di quanto non dovrebbe

Star Ocean The Divine Force recensione

Star Ocean The Divine Force Recensione, un budget “terra terra”

Avrete capito ormai che Star Ocean The Divine Force mi è piaciuto. Facente parte dei JRPG con ambientazione tecno Fantasy, però, è stato normale visti i tempi che corrono paragonarlo con un altro caposaldo del genere uscito solo pochi mesi fa. Esatto, sto parlando del mitico Xenoblade Chronicles 3. Un paragone che, a ben pensarci, è meno ingeneroso del previsto per ambo le parti, dato che Star Ocean, nonostante mancasse da un pezzo sulle nostre piattaforme, ha una storia di tutto rispetto. Persino più longeva e “importante”, di peso, rispetto a quella del relativamente più “piccolo” e meno anziano Xenoblade. Sempre se non consideriamo gli “Xeno” precedenti di Monolith come parte della saga, allora è un altro paio di maniche. 

Comunque: Star Ocean The Divine Force se confrontato direttamente, muso a muso con Xenoblade Chronicles 3 perde: è un fatto. Ma lo fa combattendo persino ad armi pari su alcuni fronti, come il combat system o il character/story design. Obliterato solo da un world building e level design che, in Xenoblade, sono una prova di forza fin troppo roboante. Specialmente laddove in entrambi si nota la ricerca al “riempimento degli spazi” e al “colpo d’occhio” generale. Da un lato, quello di Xenoblade, per non ferire i sentimenti di una certa Nintendo Switch, che da sola non potrebbe reggere molto più di quanto Monolith è riuscita a comprimere in una sola cassetta di gioco. Dall’altro, quello di Star Ocean The Divine Force, per star dentro a un budget che, per fare una battuta, probabilmente non è stato proprio “stellare”. 

Star Ocean The Divine Force recensione

Lo si nota quando analizziamo più da vicino le animazioni del volto, e notiamo quanto siano “giocattolose” e molto meno espressive di quanto dovrebbero. Lo si capisce dall’effetto pop-in più che marcato, specialmente in alcune aree più densamente popolate di nemici liberi a schermo. Infine, lo si percepisce da un menù con una User Interface e un’apparenza estetica talmente vuota e scarna da chiedersi se sia stata effettivamente pensata. Un conto è puntare al tecnico, un conto è essere Persona 5, e un conto è avere le scritte (piccole e non ridimensionabili) in azzurro su sfondo nero, al massimo con i modelli dei personaggi che compaiono, statici, di fianco per indicarci di quale PG stiamo modificando l’equipaggiamento o le abilità.

Un po’ come già fatto per Valkyrie Elysium, insomma, l’impressione è che Square Enix abbia voluto sondare il terreno con una rinascita inattesa, fornendo il minimo “succo” indispensabile per portare a termine il progetto con una certa dignità creativa, narrativa e ludica. Non abbastanza, insomma, per le rifiniture, i carteggi, una seconda, terza o quarta occhiata che avrebbero notato le piccole storture. Ma più che a sufficienza per far ripartire un motore che, se non lo vogliamo definire “di Hype”, potremmo chiamarlo “di sincero e rinnovato interesse” verso la serie.

Dove hanno dato spazio allo spazio quindi…

Dove hanno “dato spazio allo spazio”, quindi, la situazione è risultata ben più che rosea. Lato ludos, dunque, principalmente nel sistema di combattimento: un dinamico meccanismo action in tempo reale che consente di personalizzare le combo del protagonista assegnate ai tasti azione del controller, fino a un totale di 15 azioni (circa) che una volta sbloccate le giuste movenze e potenziamenti possono essere eseguite in serie, tutte diverse nel corso di ogni combo portata a termine. Oltre a un’arma, un’armatura e due accessori (classici modificatori di statistiche quindi) il personaggio attivo può gestire liberamente le quindici componenti delle combo, distribuendole equamente tra i quattro tasti principali del controller. 

A impreziosire un sistema già abbastanza complesso, poi, ci si mette la possibilità di gestire i membri del team (quattro) in piena libertà durante gli scontri, switchando da uno all’altro alla bisogna. Un’azione che si rende necessaria solo in situazioni calde, contro Boss o simili, dato che permette di prendere il meglio da ogni moveset e da ogni personaggio ogni volta che serve. Non manca nemmeno una feature presa di peso da Final Fantasy 7 Remake: un pulsante di “pausa” quindi, che riporta l’azione più vicina a quella a turni e consente di dare un’occhiata al campo di battaglia per decidere come agire una volta interrotto lo stop al fluire del tempo. 

Non pensiate sia una sequenza di tecnicismi inutili: l’IA degli avversari è assai capace, anche più di quella degli alleati. Pertanto, avrete pane per i vostri denti, e dovrete passare molto tempo a pianificare build e cercare nel mondo di gioco equip e azioni di valore. L’esplorazione, quindi, è altrettanto importante. E sebbene sul lato tecnico abbiamo già avuto modo di dire che privilegia l’insieme al dettaglio, non resterete delusi dai pianeti visitati. Merito anche del sistema D.U.M.A., certo; in breve, un robottino che ci consente di spostarci con un boost a mo’ di JetPack sia durante gli scontri, per riposizionarsi e far ripartire l’azione, sia esplorando. Raggiungerete così luoghi altrimenti inaccessibili, o semplicemente accellererete l’esplorazione dei fin troppo vasti, a volte, terreni di gioco. 

La rana, il pozzo e l’oceano

Proprio in questo concetto, infine, si cela il bello e il meglio di Star Ocean the Divine Force. Nella contrapposizione tra lento e veloce, tra grande e piccolo. Un tema che ricorre anche nella trama, vivibile dal punto di vista di due diversi protagonisti. Quindi, con momenti unici per l’uno e per l’altro, pur se con identico epilogo dopo circa 40 ore di gioco. Divisa tra l’immensità dello spazio, e la ristretta visione delle cose di un pianeta sull’orlo della guerra, fermo in un’epoca semi-medievale. 

Cosa succede quando la rana che esce dal pozzo scopre di essere sempre stata sulla riva di un immenso oceano? Un oceano di stelle per giunta. I casi son due: o si affanna per tornare nel pozzo, e dimenticarsi di quanto è grande l’oceano, o ne resta affascinata. Tanto da non volerlo più lasciare. Star Ocean The Divine Force è un po’ dell’uno, e un po’ dell’altro. In bilico su una generazione passata, con un budget risicato, ma con tanta voglia di sfondare la cupola di vetro e viaggiare nello spazio. Pertanto, essendomi divertito, emozionato e impegnato, ho deciso di premiare Star Ocean. Nonostante qualche difettuccio di troppo e qualche imprecisione ne minimo in parte la solidità, resta un must per i fan della saga. E anche per i tanti, troppi, “orfani da Xenoblade” senza Switch…

Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.
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