Questa sera su Italia 1 alle ore 21:20 Gerard Butler e Jamie Foxx si scontrano in Giustizia Privata, pellicola del 2009 diretta da F. Gary Gray. Un film indubbiamente contro il sistema giudiziario statunitense e che non apporta alcuna novità al filone del quale fa parte, ma che può essere uno spunto di riflessione su quali siano i confini morali della giustizia privata.

Riprendendo la struttura narrativa del revenge movie e del vigilante film, Giustizia Privata risulta simile ad altri classici del genere ben più conosciuti. L’incipit è sempre lo stesso sin dagli anni ’70. Il protagonista offeso, qui interpretato da Gerard Butler, dopo aver avuto prova dell’iniquità della legge decide di farsi giustizia da solo diventando una sorta di vigilante e riportando equilibrio nella sua visione del mondo attraverso la vendetta.

Giustizia Privata: Law Abiding Citizen

Clyde Shelton (Gerard Butler) vive tranquillo con la moglie e la figlia finché una sera due criminali irrompono in casa sua, tramortito e bloccato a terra è impotente mentre i due uccidono la sua famiglia. Del caso si occupa il procuratore Nick Rice (Jamie Foxx), che però finisce col patteggiare la pena dei criminali e lasciare libero il vero colpevole tra i due della morte della moglie e della figlia di Shelton. Dalla stretta di mano tra Rice e il criminale in seguito al processo, Clyde, deluso dal sistema giudiziario e dai suoi rappresentanti, decide di farsi giustizia da solo.

Passano dieci anni, e Shelton mette in azione il suo piano vendicativo contro i criminali e tutti coloro che non hanno saputo portare giustizia e pace alla memoria della sua famiglia. Ad un incipit crudo, davanti al quale è impossibile non chiederci come noi avremmo reagito da sopravvissuti a quell’irruzione, segue una prima parte del piano di Clyde in cui inevitabilmente si finisce con l’empatizzare con il protagonista e fare il tifo per lui. Poi un botta e risposta tra Shelton e Rice inizia a mettere in risalto i lati oscuri di entrambi i personaggi, ed è da questo momento che il film trascina lo spettatore in un vortice di violenza.

L’ingiustizia della legge

Clyde Shelton, ingegnere militare a servizio della CIA, non riesce a perdonarli per aver lasciato libero il vero mostro. Il dolore e la delusione lo spingono ad elaborare un piano che vuole andare al di là del semplice risarcimento vendicativo contro i due criminali. Decide di utilizzare contro il sistema giudiziario fallace quelle stesse armi e strategie che il Governo gli aveva ordinato di usare nelle sue missioni. Shelton conclude che il vero problema non sono (solo) i criminali, ma chi lavora per il sistema. Sarà lui stesso davanti ad un giudice a provare con quanta superficialità viene applicata la legge davanti alla condanna di un presunto assassino.

La seconda parte del film esplode in quella violenza tipica dei revenge movie dove pian piano il protagonista si trasforma in un assassino più crudele dei criminali stessi. Pur di portare a termine il suo obiettivo, “dare una lezione” al sistema giudiziario e far capire al procuratore Rice com’è ingiusta l’applicazione della legge, Shelton diventa una sorta di terrorista che non ha remore a colpire degli innocenti. Nessuno lo è nella sua visione del mondo distorta dal desiderio di vendetta. E lo spettatore che fino a una scena prima aveva fatto il tifo per lui si ritrova sbalzato in un limbo morale a chiedersi dove sia il confine tra giusto ed ingiusto, tra giustizia privata e furia vendicativa.

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Articolo a cura di Eleonora Chionni