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Strage di Utoya, Breivik chiede la libertà condizionale: “Sono cambiato”

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Anders Behring Breivik, che nel 2011 fu responsabile del massacro di Utoya, in Norvegia, in cui morirono 77 persone, dopo 10 anni di carcere chiederà la libertà condizionale. Originariamente condannato a 21 anni, Breivik domanderà la scarcerazione anticipata di 11 anni, in quanto sostiene di essere cambiato e di non essere più un pericolo, ma l’uomo non mostra alcun segno di pentimento. Secondo gli esperti è improbabile che riesca ad ottenere la sospensione anticipata della pena.

Breivik e la strage di Utoya, i fatti del 2011

Il 22 luglio 2011, Anders Breivik (che al tempo aveva 32 anni) fece esplodere un’autobomba davanti alla sede del governo di Oslo, uccidendo otto persone e ferendone decine, poi si guidò fino all’isola di Utoya, nel campo estivo dell’ala giovanile del partito laburista e sparò a 69 ragazzi. 77 vittime in totale coinvolte nel massacro.

Nel 2012 a Breivik fu imposta la pena massima di 21 anni con una clausola, raramente usata nel sistema giudiziario norvegese, cioè che possa essere trattenuto a tempo indeterminato se ancora considerato un pericolo per la società. E’ questa la clausola che implica che Brevik possa richiedere un’udienza sulla libertà vigilata dopo 10 anni.

L’udienza di Breivik dieci anni dopo

E adesso è esattamente ciò che ha intenzione di fare. “Sono cambiato”, afferma. Ma nessuno riesce a credergli. La preoccupazione maggiore è quella dei familiari delle vittime della strage, che temono che la rinnovata attenzione mediatica che Breivik sta attirando a sé, possa fare da miccia alla diffusione delle sue opinioni estreme, e ispirare altre persone. L’opportunità di parlare in udienza, dunque, potrebbe rappresentare un pericolo.

Per quanto riguarda quest’udienza, durerà tre giorni, ma la sentenza verrà annunciata non prima di alcune settimane. Parla Randi Rosenqvist, lo psichiatra che lo ha seguito:

“Dal suo processo penale, quando si vantò della portata del suo massacro, alla causa che intentò nel 2016 contro il governo accusandolo di violare i suoi diritti umani, quando alzò la mano in un saluto nazista, posso dire di non rilevare grandi cambiamenti in lui. In linea di principio e in pratica, chi chiede la libertà condizionale dovrebbe mostrare rimorso e dimostrare di capire perché tali atti non possono essere ripetuti”.

Il rapporto psichiatrico di Rosenqvist sarà un elemento chiave all’interno dell’udienza, come dimostrazione che Breivik non rappresenta più un pericolo per la società. Ma difficilmente i criminali riescono a portare a termine tali dimostrazioni in tribunale e riuscire ad ottenerne qualcosa.

Berit Johnsen, professore di ricerca presso lo University College of Norwegian Correctional Service, ritiene “improbabile che ciò accada perché penso che sia abbastanza ovvio che c’è ancora un alto rischio che commetta nuovi crimini se viene rilasciato”, unendosi alla schiera di famiglie preoccupate.

Serena Baiocco

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