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Stranger Things 4: la nostra recensione (senza spoiler)

Dopo una lunghissima attesa durata quasi tre anni, Stranger Things sta per tornare. La serie Netflix è uno dei prodotti più amati ed iconici della piattaforma ma, complice la pandemia, le riprese sono state a lungo rimandate e si sono allungate. Il rischio era quello che l’hype per la nuova stagione calasse e che, dopo una terza stagione tiepida e, tutto sommato, prevedibile, anche questo nuovo capitolo seguisse la stessa linea d’onda. Abbiamo visto in anteprima il primo volume di Stranger Things 4: ecco la nostra recensione – ovviamente! – senza spoiler. 

Tra effetto nostalgia, colpi di scena e regia: Stranger Things 4 ci riporta alle atmosfere della prima stagione

Perché l’universo di Stranger Things ci piace così tanto? I motivi sono tre: le ambientazioni “al neon” accompagnate dalla colonna sonora di classici della musica degli anni ‘80, le dinamiche tra i personaggi e l’effetto nostalgia. Effetto nostalgia che si crea sia per chi ha vissuto negli anni ‘80 (e quindi apprezza tutti gli easter eggs e le citazioni ai film dell’epoca), sia per i più giovani, cresciuti con i grandi capolavori del cinema di fantascienza e di avventura, che, però non hanno potuto vivere quel periodo. E quindi Stranger Things ci riporta indietro nel tempo e ci fa emozionare. È come se stessimo vivendo le avventure dei personaggi, in un periodo di tempo e in uno spazio geografico che non ci appartiene. 

Con la terza stagione questi elementi si erano un po’ persi, a favore di una trama un po’ ridondante e senza particolari guizzi. La quarta stagione (o meglio, il primo volume) sembra riacquistare gli slanci della prima stagione. I momenti di costruzione della tensione sono ottimi e i jumpscare al cardiopalma. I colpi di scena, seppur un po’ telefonati e prevedibili, lasciano soddisfatti e sono sensati. 

Anche la fotografia e la regia sembrano ottenere nuovamente vitalità ed energia, complici anche i cambi di ambientazione in California e in Russia. Soprattutto, l’inserimento di nuovi personaggi e nuovi misteri da risolvere ravvivano e donano smalto ad una serie la cui sceneggiatura iniziava a diventare stantia e ripetitiva. Infatti, nonostante la durata degli episodi (che toccano l’ora e 38 minuti con l’ultimo episodio), la serie non risulta mai noiosa o con dei punti morti. Sicuramente un grosso miglioramento rispetto alle due precedenti stagioni. 

Relazioni poco sviluppate

Tuttavia, se Stranger Things 4 è bellissima (forse la migliore dopo l’iconica prima stagione) dal punto di vista di regia, trama e colpi di scena, lo stesso non si può dire per lo sviluppo dei rapporti tra i personaggi. Purtroppo le relazioni mancano di quella complicità così genuina a cui ci siamo affezionati e che hanno permesso alla serie di diventare così popolare. Infatti, molte dinamiche non vengono approfondite e rimangono sullo sfondo a favore degli snodi e degli sviluppi della parte mystery del plot.

Riemergono vecchie dinamiche (che però sembrano essere giustificate unicamente dal fanservice), alcune vengono a malapena accennate, altre sembrano svilupparsi, per poi cadere nel nulla di fatto. Ma soprattutto, nella scrittura ci sono degli inside jokes un po’ troppo “faciloni” e pigri: uno fra tutti le continue battute su Steve babysitter. L’unico rapporto che cresce e sembra essere analizzato è quello tra Max e Lucas. I due personaggi sono cresciuti e cambiati e nei loro discorsi affrontano le difficoltà nei cambiamenti che derivano dall’adolescenza.

Un Villain con la V maiuscola

Elemento assolutamente di pregio, però, è la costruzione del villain Vecna: il migliore che la serie abbia mai visto. Uno dei problemi della terza stagione di Stranger Things (ma in realtà, in generale della serie), era la presenza di villain senza una vera e propria psicologia. Mostri spaventosi, certo. Ma le cui motivazioni non erano capibili (o comunque si riducevano al classico “vogliono distruggere il mondo”) a causa dello scarso approfondimento psicologico. Vecna è un cattivo veramente cattivo.

Sicuramente la storyline che segue la sua vicenda è la più interessante e la meglio riuscita. Le altre, vicende, invece, rimangono marginali e più di riempitivo. 

Stranger Things 4: una modalità di distribuzione confusa

L’unica nota veramente dolente di questa stagione, però, rimane la scelta di Netflix di dividere la serie in due parti. L’operazione serviva ad evitare il binge-watching. Infatti, gli spettatori dopo la terza stagione si erano trovati disorientati e confusi, visto che in soli otto episodi erano stati introdotti moltissimi snodi nella trama. Il rischio è quindi che il binge-watching carichi eccessivamente lo spettatore in un solo weekend di visione e lo lasci insoddisfatto. Tuttavia, non risulta nemmeno troppo comprensibile la suddivisione che Netflix ha pensato. Ovvero, dividere una stagione di nove episodi in due volumi, rispettivamente da sette e due episodi.

Dal modo in cui si sviluppa la trama, però, è evidente che il progetto non era stato pensato per una suddivisione. Senza fare spoiler: il primo volume si chiude con uno spiegone/cliffhanger che sì, lascia lo spettatore soddisfatto, ma che non è un vero e proprio finale. Infatti, solitamente, nelle serie le cui stagioni si sviluppano su più volumi, sono presenti due finali che danno il senso di appagamento.

Senza ombra di dubbio, il finale del primo volume di Stranger Things 4 lascia la voglia di approfondire, di vedere di più e di capire come si concluderanno e intrecceranno le storyline dei personaggi. In qualche modo, però, il rischio è che questo hype si sgonfi sia a causa della lunga attesa, sia perché il secondo volume sarà di soli due episodi. La divisione, sebbene probabilmente era l’unica possibile, non risulta essere simmetrica ed equilibrata. 

Forse, per mantenere vivo l’hype e per far digerire agli spettatori i colpi di scena e gli snodi della trama, era necessario un rilascio graduale di un episodio a settimana, seguendo la strategia che anche Disney e Amazon stanno adottando. È vero che Netflix non ha mai sperimentato questa modalità per i suoi prodotti di punta, ma c’è una prima volta per tutto. Soprattutto per una stagione così bella di una serie così amata. 

Carola Crippa

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