Diciamocelo chiaramente: dopo nove anni, caratterizzati dall’attesa e dalle teorie su una possibile evoluzione, ora è arrivato il momento di parlarne. In questo caso un disclaimer è indispensabile, perché la protagonista dell’articolo sarà la quinta e ultima stagione della serie più attesa: Stranger Things. Non solo saranno presenti spoiler, ma ci soffermeremo anche su Il mondo reale, l’ultimo episodio che chiude definitivamente il capitolo. Visto che noi non crediamo alle coincidenze, scegliamo di credere (e raccontare) alcune delle teorie più eccitanti proposte dai fan. Senz’altro non mancheranno le discussioni sollevate sul web, tra chi grida al capolavoro e chi, invece, avrebbe voluto assistere a qualche funerale in più. Qualora foste tra gli spettatori che hanno divorato la serie, questo è l’articolo per voi. In caso contrario, l’invito è quello di tornare al termine della visione.
Passo dopo passo, iniziamo dalle teorie
Se siete arrivati fin qui, non mi dilungherò oltre. A differenza dei fratelli Duffer, vorrei avere maggiore riguardo per voi e risparmiarvi ulteriori attese. È il caso, quindi, di iniziare con l’aspetto più invitante: le teorie dei fan. Chiaramente questa scelta ha poco a che vedere con il finale originale, definito da molti utenti “piatto, senza coinvolgimento emotivo” o, come ha suggerito qualcuno, “troppo allegro”. I commenti, prometto, li lasceremo alla fine. Partiamo, quindi, con la fantasia dei fan della serie.
Ne sanno una più del diavolo – Avete presente quell’amico che ferma il film ogni quindici secondi per analizzare ogni dettaglio? Ecco, per guardare Stranger Things sembra sia necessaria esattamente quest’ossessione. Se quell’amico siete voi, potreste aver scovato un dettaglio molto interessante. In un episodio vediamo Derek giocare a un classico videogioco degli anni ’80: Ghosts’n Goblins. Pare che, una volta battuto il boss finale (che, peraltro, è Satana), il gioco riveli che tutto ciò che hai affrontato è solo un’illusione. Per vedere il “vero finale”, bisogna rigiocare tutto a una modalità ancora più difficile. Solo allora si ottiene un bacio dalla principessa Prin-Prin, ma a quel punto il ciclo ricomincia da capo, rimanendo intrappolati in un loop infinito. Vi ricorda qualcosa?
Molti hanno visto in questo possibile indizio la metafora perfetta per il destino di Will e dei suoi compagni. La metafora, in realtà, potrebbe rappresentare anche la natura stessa del Sottosopra: una battaglia che non ha fine o, addirittura, un’illusione nata per nascondere una realtà ben più brutale.
Vecna, sei stato tu?

Allora, è tutto nella nostra testa? – La teoria che sto per riportarvi, a detta di alcuni, è il frutto di una psicosi generale causata dall’insoddisfazione dell’ultima stagione. Sarà davvero così, oppure è un’ipotesi credibile? Diversi fan hanno individuato alcune stranezze che saltano subito all’occhio osservando i dettagli della cerimonia. Il primo elemento sono le toghe: un arancione acceso, colore ben distante dal verde che i laureandi a Hawkins hanno sempre utilizzato. Poi c’è quel cartello giallo visibile in fondo, privo di scritte o slogan, e la posa di alcuni partecipanti ricorda l’inquietante postura di Henry Creel (alias Vecna). La domanda che sorge spontanea è: sono stati fratelli Duffer tanto brillanti da seminare indizi su un’illusione di Vecna, oppure la serie è solo piena di buchi di trama? Dopo l’annuncio di Netflix che smentisce l’uscita di un “episodio segreto” forse non lo sapremo mai, però crederci non costa nulla.
Altri utenti hanno segnalato l’assenza ingiustificata di alcuni personaggi, come Vickie, la fidanzata di Robin. La sua mancanza è causata da una rottura della coppia, o è perché Vecna non sa chi sia e che aspetto abbia? Ma gli elementi più inquietanti emergono dalle parole di Will durante il suo coming out. “Ci piaceva perderci nei boschi”, dice. Davvero Will, gli stessi boschi in cui ti sei perso nella prima stagione? Gli stessi che ti hanno condotto nel Sottosopra? Peculiare, proprio come “ci piaceva andare in bici da Melvald’s per i frappè al malto”. È un vero peccato, perché Melvald’s era solo il luogo in cui lavorava la madre, non ha mai venduto frappè. Almeno, non durante i loro anni. Lo faceva quando a frequentarlo era Henry. Vecna, te la sei fatta scappare? Ciò che vi ho riportato, sommato al sacrificio di Undici e all’impossibilità della nostra eroina di usare i suoi poteri (causa dispositivi presenti nella base militare), ci conduce alle battute finali. Le teorie, purtroppo, restano teorie. Quindi è arrivato il momento di concentrarci sul finale originale e sui feedback del pubblico.
Perché qualcuno “deve” morire in Stranger Things?
Eppure, nonostante questo labirinto di indizi, il finale che abbiamo visto è un altro. È proprio qui che il pubblico si è spaccato in due. Da un lato troviamo chi grida al tradimento per non aver sfruttato il potenziale della serie, attendendo morti eclatanti e lacrime vere; dall’altro c’è chi punta il dito contro il pubblico moderno, accusandolo di non apprezzare più una storia con un lieto fine. Questa è davvero la generazione che riesce a emozionarsi solo con storie struggenti, oppure alcuni hanno trascurato i difetti per il legame emotivo – lungo nove anni – con i compagni di Hawkins? Anche se spesso la verità sta nel mezzo, è oggettivo che Stranger Things abbia delle inesattezze narrative. Questo la rende automaticamente un prodotto scadente? Non necessariamente, in quanto il legame può andare oltre le imperfezioni, pur rimanendo imperfezioni. È sbagliato, però, accusare i fan più recenti di non capire la bellezza della serie. Da un lato gioca la soggettività, dall’altro l’oggettività. La domanda più pressante in realtà è: perché tanti utenti hanno rimarcato che fosse necessario che qualcuno morisse? Per empatizzare, emozionarci o percepire un legame qualcuno deve morire?
Il problema non è la morte, ma il coinvolgimento emotivo
È evidente come le nuove generazioni abbiano margini di paragone differenti per legare con un prodotto di finzione, ma è anche vero che alcuni elementi sono uguali per tutti. Le emozioni, quelle vere che ognuno di noi ha sperimentato, specie quelle dolorose, se riproposte sullo schermo ci fanno instaurare un legame immediato. Come se ci sussurrassero “so cosa provi, non sei l’unico”. E che ci piaccia o no, la morte è forse prima tra tutte queste esperienze. Il lieto fine è sempre gradevole, ci rasserena e ci fa sorridere. Il dolore per la perdita di un personaggio amato, invece, suscita nello spettatore un turbinio di emozioni più potenti, reali. Molti ricorderanno quanto il web si è scosso alla morte di Eddie, nella quarta stagione. Poche battute finali, poi c’è stato il dopo. La sofferenza di Dustin, il dolore per aver perso il suo migliore amico durante un ultimo atto eroico. Il pubblico non desiderava che qualcuno morisse, desiderava vivere insieme ai personaggi amati un sentimento forte e viscerale. Il problema reale è effettivamente legato alle inesattezze della serie, nonostante ciò abbiamo lasciato Hawkins insieme al gruppo con una lieve malinconia che ci accompagnerà per un po’.
Stefania Cirillo





