Si chiama Jmail ed è una copia graficamente gemella di Gmail: due sviluppatori americani hanno avuto cura di inserire tutte le mail del finanziere Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di abusi sessuali e traffico internazionale di minori e morto misteriosamente in carcere. La pubblicazione di questi documenti è stata approvata con un voto unanime, aprendo al pubblico materiale che potrebbe gettare nuova luce sul coinvolgimento di politici, uomini di finanza e persino insospettabili come Noam Chomsky.
Su Jmail tra gli uomini politici italiani non c’è solo l’allora premier italiano, che Donald chiamava “Giuseppi”. Viene citato anche Silvio Berlusconi, anche lui senza alcuna connessione diretta. L’articolo in questione è dedicato a Steve Bannon e al suo ruolo in Europa e alla sua base operativa in Italia.
«Purtroppo ho appena parlato con uno dei leader nazionali di cui abbiamo parlato, e poi mi trasferirò lì domani sera e poi mercoledì sera a New York. Scusa. Sarà a New York giovedì e venerdì. Dovremmo tracciare un piano strategico. . quanto si diverte… Viaggia con sicurezza». Queste le parole di Epstein, piuttosto sibilline.
All’interno del database di Epstein oltre a Conte viene citato anche Mario Draghi, nel suo ruolo di presidente della Bce, all’interno di un articolo indirizzato a Epstein. Anche in questo caso non c’è alcun nesso diretto. Di
Dall’analisi dei registri di volo del “Lolita Express”, l’aereo privato utilizzato da Epstein, emergono almeno cinque o sei viaggi effettuati tra il 2001 e il 2003 verso Milano, Roma e Rimini. In alcuni casi a bordo viaggiavano ragazze minorenni non identificate, un elemento che, se confermato, amplificherebbe ulteriormente le ombre su una vicenda già densissima di interrogativi. Il servizio va a inserirsi in un quadro già complesso, che negli Stati Uniti continua a dividere opinione pubblica e politica, soprattutto dopo l’inizio del secondo mandato di Donald Trump.





