Michael è uscito da soli due giorni in sala e già sta facendo parlare il mondo di sè. Sarà stato il desiderio di toccare con mano, ancora una volta, il Re del Pop, sarà stato il lavoro promozionale, ma da questo film pendevamo tutti. Adesso che è finalmente nostro il giudizio pubblico si spacca. Da una parte la critica, che gli dà solo il 27%, e dall’altro il pubblico effettivo che fa schizzare il box office a 12 milioni di dollari in due giorni. Tutto questo mentre proprio oggi Rotter Tomatoes ha dato al film di Fuqua il 97%. Cosa sta accadendo?

Un biopic segmentato ma profondissimo

Che Michael non sia un film tecnicamente perfetto è un dato di fatto, ma ci sono due cose che valgono la pena di essere notate per elevare a grande film il biopic: il rispetto della cellula madre – la musica – e una grande interpretazione – affidata qui a Jafar Jackson. Per entrambi i dati, possiamo dire superata la prova. La star mondiale del Pop, e uno dei più grandi cantanti viventi, ammettiamolo, forse non avrebbe mai avuto un prodotto filmico perfetto, capace di rappresentarlo in pieno. Questa era sotto tutti i punti di vista un’impresa titanica che però hanno accolto con grande coraggio il cast, la produzione, e il regista. Tutti si sono posti davanti alla sfida di narrarlo e tutti ci aspettavamo cadessero. Questa volta non è successo. Almeno per il pubblico e parte della stampa.

Un pò di dati: tra box office e critica

Gli incassi al botteghino per il film biografico su Michael Jackson della Lionsgate, intitolato Michael, stanno andando ben oltre il semplice andamento positivo. Stasera abbiamo sentito che gli incassi erano a 10 milioni di dollari, poi a 11 milioni, ora, considerando le anteprime di ieri sera delle 18:00 in IMAX/PLF e quelle di oggi, iniziate a mezzogiorno, si aggirano tra i 12,5 e i 13,5 milioni di dollari , secondo alcune fonti. Si tratta senza dubbio del miglior risultato di sempre per un biopic musicale.

Ma c’è di più: gli incassi delle anteprime di Michael superano di gran lunga quelli di John Wick: Chapter 4 (8,9 milioni di dollari), che rappresentava il miglior debutto per Lionsgate dopo il Covid, con un incasso di 73,8 milioni di dollari. Probabilmente, gli incassi delle anteprime di Michael sono i migliori per Lionsgate dal 2015 , anno di uscita di Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2 (16 milioni di dollari). Ci sono molti altri film che Michael sta superando al botteghino, come Dune: Part Two (12 milioni di dollari), Toy Story 4 (12 milioni di dollari), A Minecraft Movie (10,55 milioni di dollari) e Oppenheimer (10,5 milioni di dollari), solo per citarne alcuni.

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Un record mondiale per un biopic innovativo

Un ottimo segnale per gli affari: Michael ha un punteggio del 96% tra il pubblico di Rotten Tomatoes, a scapito del 40% di recensioni negative da parte della critica (i critici cinematografici si sono scandalizzati perché Michael non approfondisce le accuse mosse contro il Re del Pop). Tuttavia, se siete spettatori attenti, noterete le basi che Fuqua sta gettando per il sequel. Il pubblico e la critica sono nettamente divisi, traendo le somme, ma questo perché il film è fresco, nuovo, anche controverso, ma profondamente autentico. Michael è diverso prima di tutto perché è parziale. Racconta infatti solo la prima fase del cantante, dall’infanzia agli Anni 80′, prima dello scoppio globale della sua carriera da solista. Eppure, nella sua segmentarietà, è un film intenso, emozionante, che coglie tutta la sofferenza e la passione di questo giovane talento, proprio ai suoi primi germogli.

Jafaar Jackson e Juliano Krue Valdi

Jafaar Jackson è la vera punta di diamante del film. Jaafar Jackson, ricordiamolo, interpreta Michael Jackson. È nipote di Michael Jackson e figlio di Jermaine Jackson, con un legame diretto alla famiglia dell’artista. È cantante e performer, attivo anche nella musica oltre che nella recitazione. Il ruolo si concentra sui momenti chiave della vita e della carriera fino agli anni Ottanta.

E così anche il Michael bambino sembra davvero realistico, grazie all’interpretazione di Juliano Krue Valdi. Valdi È un giovane attore che lavora nel cinema e nelle produzioni audiovisive. Interpreta la fase infantile del protagonista, legata agli esordi negli anni sessanta con i Jackson 5. Il ruolo evidenzia il contesto familiare e le prime esperienze artistiche. Entrambi i volti – quello infantile e quello adolescente, preadulto – sono brillanti: sanno stare al gioco recitativo delle performance, delle scene più crude, dei momenti più intimi del personaggio. Gli attori trattano Michael con rispetto, sincerità, posatezza ma anche grande empatia, riuscendo a cogliere quel sorrisino da ‘Joker’ che nascondeva una grande fragilità. Il cantante ne viene fuori, così, come una figura complessa, restituita nella sua magica enigmaticità.

La musica come collante

Il secondo dato di rilievo del film è l’operazione musicale. La musica è la vera regina del film. Non solo perché è un biopic musicale, come ci aspettavamo, ma perché fa da concreto strumento tecnico al montaggio. Le demo e i bit legano le sequenze e a volte ovattano il dolore delle scene più violente – come quelle in cui il padre di Michael esercita violenza fisica e psicologica contro di lui. Le canzoni, o anche solo i suoni vocalici dei brani, sono tutto ciò a cui la mente di Michael pensa per evadere dalla sofferenza. Il film così diventa l’operazione espressionista della mente. Come ragiona il personaggio così percepiamo. Ecco che il biopic non si erge a manuale documentaristico della sua vita ma è un attentissimo studio filolologico di Michael come artista, cantante e ballerino.

Una storia ‘fiabesca’ ma che dimostra empatia e rispetto

La musica è su tutto e riesce a custodire il mondo fatato e anche e un pò infantile in cui Michael vuole rifugiarsi. La musica, elevata e rispettata con uno studio al dettaglio di tutte le performance del cantante e di tutte le riprese delle esibizioni, è ufficialmente la padrona del film. E già solo per questo lavoro il film si eleva a biopic riuscitissimo e tecnicamente ineccepibile. Anche se il film non è tecnicamente perfetto – tra CGI, doppiaggio e fotografia più da shooting che da storia vera – possiamo dire che funziona.

Ci saremmo inoltre aspettati che il film parlasse con maggiore complessità le turbe psichiche dietro ad alcune scelte del cantante, come quella di rifarsi il naso o di scappare di casa. La sceneggiatura però non vuole sporgersi nei pozzi più bui di questa storia e questo è stata una scelta precise di Fuqua, che ha tagliato molte scene ‘cruente’ in post-produzione. Ma proviamo a guardare oltre l’operazione rassicurante della sceneggiatura. La pellicola è la dimostrazione effettiva che si può narrare la storia di una persona tanto immensa come quella di Michael Jackson, pur sposando un pattern fiabesco e una narrazione più semplice, confacente forse al mondo fiabesco in cui Michael voleva vivere. Il mondo onirico, fiabesco, patinato della sua mente è anche la scelta filmica e tecnica di questo laborìo cinematografico. Una scelta che fa discutere ma che restituisce in pieno l’aura mitizzante del mondo di Michael.

In questo film, come nella vita, la musica, le paillettes dei guanti, l’atteggiamento sempre gentile e altruista, soffocano il dolore e la violenza che ha tentato per anni di macchiare la sua anima. Ci sarà sicuramente un sequel, a giudicare dalla frase finale, e non vediamo l’ora che di questa creatura, tanto geniale quanto controversa, si possa sbottonare, raccontandosi ancora meglio.

Questi sono i motivi per cui un film come Michael sia stato in grado di dividere così nettamente il pubblico dalla critica. Ma forse, che un film su Michael Jackson fungesse da bomba esplosiva, ce lo aspettavamo, e va bene così.

Doriana Gatta