Il 24 giugno è l’anniversario di una delle storie più belle storie dello sport, una di quelle storie che non riscrive solo l’ albo o le statistiche di una competizione ma che, è capace di riscrivere la storia di un paese. Questa è la storia del Sudafrica e di Nelson Mandela. Della lotta all’apartheid e la vittoria della coppa del Mondo di Rugby, proprio il 24 giugno di venticinque anni fa. Dopo venticinque anni un’altra grande conquista.

Nelson Mandela e Siya Kolisi a confronto – credit: sport360

Mandela, la lotta all’apartheid e la coppa del Mondo di Rugby

Era il 1995, ed il Sudafrica si accingeva ad ospitare la coppa del Mondo di rugby, in un momento particolare per la nazione. Solo un anno prima Nelson Mandela fu eletto Presidente della Repubblica. Diventa cosi il primo presidente nero del Sud Africa che, segnò la fine dell’ Apartheid dopo ben 42 anni.

Mandela accettò la sfida di organizzare al meglio quell’ edizione, aveva l’ occasione per unire le differenti razze etniche in un solo popolo, voleva rendere possibile tutto questo grazie allo sport. Perché proprio lo sport a volte va oltre la propria definizione; “ha il potere di creare speranza dove c’ è disperazione. E’ più potente dei governi nel rompere le barriere razziali, è capace di ridere in faccia a tutte le discriminazioni.”

I neri sud africani disprezzavano il rugby, uno sport portato nel paese dagli anglosassoni praticato dai soli bianchi e, quindi dai padroni, la minoranza che teneva schiava la popolazione nera tramite leggi razziali.

Lo sforzo di Mandela si incentro’ nel far appassionare e portare negli stadi la popolazione nera. Convincendoli a tifare per la nazionale degli afrikaner, la minoranza bianca che finora quel momento aveva imposto le proprie leggi.

In quel mondiale c’ era anche l’ Italia, alla quale non bastarono le mete di Cutitta ed i punti di Dominguez per passare la fase a gironi. Gli azzurri ottennero una sola vittoria contro l’ Argentina e due sconfitte rispettivamente contro Inghilterra e Samoa. Il Sud Africa parti subito forte con 3 vittorie su 3 nella fase a gironi chiudendo al primo posto. Successivamente passò facilmente ai quarti contro Samoa e, in semifinale contro la Francia.

Siamo cosi arrivati all’ atto finale. La partita che regala il titolo iridato, ad affrontarsi erano proprio i padroni di casa e la favorita Nuova Zelanda guidata da un giovane e strabiliante Jonah Lomu. Lo scenario era quello di una finale di coppa del Mondo e, mentre sul cielo di Ellis Park si affacciava un jumbo jet, impressionando spettatori e cronisti, sugli spalti si accomodava il Neo Presidente Nelson Mandela con un cappellino e la maglietta verde oro numero 6, quella del capitano dei Springboks François Pienaar.

Per la cronaca della partita i tempi regolamentari si conclusero in assoluta parità con il risultato di 12-12. Molta tensione e poche giocate hanno fatto terminare la partita senza alcuna meta. Si va cosi ai tempi supplementari dove a decidere è un drop di Stransky al ‘94 che regala la vittoria finale ai padroni di casa.

L’abbraccio tra Nelson Mandela e François Piennar dopo la vittoria deil Sudafrica nella coppa del Mondo 1995 – credit: World Rugby

Una vittoria che ha segnato un nuovo inizio per un paese che da troppi anni era diviso da una guerra basata sulla guerra razziale. L’ abbraccio e la consegna della coppa tra un presidente nero ed il capitano bianco della nazionale verde oro che, fece il giro del mondo e, ha ispirato libri e film, tra tutti il successo internazionale di Clint Eastwood; Invictus con Morgan Freeman e Matt Damon.

Eh già, Mandela in quel momento era riuscito nel suo intento, per quel giorno ogni odio era stato messo da parte per esultare una vittoria mondiale, l’ unione di una nazione che, era divisa da troppi anni e, ha sancito, almeno in parte, la fine una delle storie più terribili della segregazione razziale ed un nuovo inizio per il paese del continente africano.

Il Sudafrica venticinque anni dopo: il primo capitano nero ad alzare una coppa del Mondo

Ad oggi sono passati 25 anni da quella storica finale, la situazione è ancora difficile, con una generazione di 40 e 50 anni cresciuta con le leggi della segregazione. Ad ampliare i problemi la crisi economica, situazioni difficili di corruzione, una non buona gestione da parte dei governi che si sono succeduti, hanno fatto riaffiorare vecchie discordie e, quegli odi rimasti nascosti da tempo che nemmeno i mondiali di calcio del 2010 sono riusciti a placare.

Questo lo sa bene anche Rassie Erasmus, CT dei springboks che, in occasione dei test match contro l’ Inghilterra nel 2018, ha affidato la fascia da capitano a Siya Kolisi. Scrivendo cosi un’altra pezzo di storia, facendo diventare la terza linea, il primo capitano di colore della nazionale sudafricana in 127 anni di storia. Sceso in campo con il numero 6, proprio quello del capitano Pienaar e della maglietta di Mandela in quella storica finale.

Non solo ma Rassie Erasmus ha deciso di fargli mantenere la posizione di capitano anche nell’ultima coppa del Mondo disputata in Giappone nel 2019.

Certo fare il capitano, sopratutto in un mondiale non è assolutamente facile. Su di te molte responsabilità ed il dovere di dare il meglio per la squadra. Sopratutto per Siya Kolisi che ereditava la fascia da capitano in una situazione sociale delicata per il paese.

Kolisi Sudafrica
Il Sudafrica è campione del Mondo e Siya Kolisi alza al cielo la coppa del Mondo di Rugby – credit: pagina Instagram Springboks

Eppure Siya Kolisi si è fatto carico di queste responsabilità ed ha guidato la sua nazionale nella coppa del Mondo, fino all’atto finale. Fino alla conquista della coppa del Mondo.

Cosi il 2 novembre 2019 il Sudafrica ha potuto festeggiare il suo terzo mondiale e Kolisi, il capitano della squadra ha sollevato la coppa al cielo. Il primo capitano nero a raggiungere questo traguardo storico.

Cosi per le strade di Cape Town è scoppiato il delirio, un intero paese in festa per la conquista della coppa del Mondo. Una festa durata, giorno e notte, fino al ritorno della squadra a casa. Un accoglienza calorosa, con milioni di persone ad attendere la coppa ed il suo nuovo eroe nazionale; Siya Kolisi.

I tifosi festeggiano il ritorno a casa del suo nuovo eroe con la coppa del Mondo – canale youtube: Wizart Media

Chissà cosa avrebbe detto oggi Nelson Mandela, colui che con la sua folle idea è riuscito a riunire un popolo grazie ad uno sport meraviglioso come il rugby. Chissà come avrebbe festeggiato questa coppa del Mondo e cosa avrebbe detto a Kolisi.

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