Infermiera volontaria a 18 anni, durante la guerra sulle navi ospedaliere della Croce Rossa. La prima donna a essere ministro degli Esteri. E ancora, Sindaco di Monte Argentario, Deputato, Europarlamentare, Senatore della Repubblica. Una frase doveva tenere sempre a mente: “Non dimenticare d’essere una Agnelli“. Ma nel 1990 ha portato “Telethon” in Italia. E così, per sempre, non resterà soltanto sorella di Gianni. Susanna Agnelli ha saputo pensare agli altri.
Susanna Agnelli, Telethon la maratona d’Italia

Ha scritto libri di successo. Con profondità e umiltà, ha raccolto nel romanzo autobiografico “Vestivamo alla marinara” del 1975, memorie e solitudini. Vincendo il premio “Bancatella“. “Soltanto se pioveva ci era permesso camminare sotto i portici (i famosi portici di Torino) e guardare le vetrine dei negozi. Guardarle senza fermarsi, naturalmente, perchè una passeggiata è una passeggiata e non un trascinarsi in giro che non fa bene alla salute”. Così scrive Susanna, che della rigida educazione impartita da Miss Parker, l’istitutrice inglese, ricorda le severe parole divenute chiave della sua esistenza: “Non dimenticare mai d’essere una Agnelli”.
L’aspetta un destino segnato. Perché appartenere alla famiglia Agnelli, vuol dire avere una vera e propria ‘dinastia reale’ in sorte, proprio come ogni suo componente: la fabbrica del nonno, la più grande industria di automobili d’Italia. Ma ella sa, che non potrà mai esserne a capo. Non c’è posto per le donne al vertice della Fiat. Il coraggio, Suni, così la chiamano gli amici, l’ha sempre avuto. Anche quando su di lei si abbatté perfino la scomunica del vescovo, perché aveva dichiarato di essere favorevole alla legge sull’aborto. Con il desiderio che ogni malattia potesse trovare la propria cura, diventa protagonista, fondatrice, della maratona televisiva “Telethon“. Fu un gruppo di mamme dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm), a chiedere il suo impegno, nell’organizzazione di una raccolta fondi a favore della ricerca. Mancano i soldi per le ricerche, e quelli dello Stato non bastavano per le distrofie. Susanna Agnelli portò una rivoluzione culturale che vide protagonisti e benefattori di futuro, tutti gli italiani.
Susanna Agnelli “Pago io”
A Roma in un giorno d’inverno, il 6 febbraio 1990, nacque “Telethon“. In una sala dove erano riuniti il presidente dell’Afm francese Birambeau, il Direttore della Rai e altre organizzazioni che sono oggi partner di “Telethon“. Nasce così una ‘creatura’ destinata a cambiare le sorti del paese.
Il Direttore della Rai, ha accettato di mettere in palinsesto “Telethon” per il 7-8 dicembre, ma precisando che la Rai è un’organizzazione costosa e, ammesso che gli artisti lavorino in gratuità, non poteva evitare di far presente la spesa cui inevitabilmente si andava incontro. La signora Susanna Agnelli con semplicità ha detto: “Ho fiducia negli italiani e so che recepiranno il messaggio: qualora ciò non fosse, sono disposta ad affrontare io la spesa“. Aveva ragione. La raccolta superò i 18 miliardi di lire. “È una donna coraggiosa che ha soprattutto un merito, la sincerità”. Disse di lei Enzo Biagi, indovinando in poche amorevoli parole. E dell’amore parlava Susanna Agnelli: “L’amore non è un dovere, è una grazia. Bisogna averne molto dentro di sè per poterlo dare agli altri“.
Federica De Candia
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