Arte e Intrattenimento

La Sylphide, l’archetipo del balletto romantico

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Quando si parla di balletto romantico, il primo titolo che viene in mente a molti è sicuramente Giselle, perché ne è il rappresentante più famoso. In realtà, nonostante Giselle venga considerato l’emblema del balletto romantico, il vero capostipite lo precede di pochi anni: si tratta de La Sylphide. Creato inizialmente da Filippo Taglioni per la figlia Maria nel 1832, attualmente la versione a noi più conosciuta è quella di Auguste Bournonville del 1836. Anche il coreografo Michail Fokine ne ha creato una sua versione che però si discosta molto dalle precedenti, meritando una discussione a parte.

La trama

La storia della Sylphide è ambientata in Scozia, dove James sta per sposarsi con la fidanzata Effie. Prima delle nozze però, il promesso sposo si invaghisce di uno spirito che spesso va a fargli visita e non gli dà pace. Durante i preparativi del matrimonio giungono gli amici insieme a Effie, Gurn, innamorato della giovane, e la strega Magde. Quest’ultima predice alla promessa sposa che alla fine sposerà Gurn al posto di James, in quanto questi è invaghito di un’altra. Ascoltata la premonizione, James caccia via la strega brutalmente ed essa decide di vendicarsi.

Un momento de La Sylphide al Teatro dell'Opera di Roma - Photo Credit: www.gbopera.it
Alessio Rezza e Alessia Gay in La Sylphide al Teatro dell’Opera di Roma – Photo Credit: www.gbopera.it

Nel frattempo entra in scena la Sylphide che ruba al giovane l’anello nuziale, così James decide di seguirla nel bosco. Qui incontra Magde che aveva preparato per lui una sciarpa, senza dirgli che era stata avvelenata, che gli avrebbe permesso di catturare la sua Sylphide. James è pronto quindi a ricongiungersi con lo spirito gettandogli al collo la sciarpa, ma a contatto con l’oggetto la Sylphide perde le sue ali e muore. Il giovane è distrutto da questa morte inaspettata, tanto da perdere i sensi mentre dietro di lui sfila il corteo nuziale di Effie e Gurn.

La Sylphide di Filippo Taglioni

La rappresentazione della prima Sylphide si ebbe all’Opéra di Parigi nel 1832 per opera di Filippo Taglioni. L’idea inizialmente venne al tenore Nourrit (che fu poi compositore del libretto) vedendo danzare in teatro Taglioni con la figlia Maria: egli suggerì un soggetto ispirato al racconto di Nodier Trilby ou le lutin d’Argail. Colpito dalla storia, il coreografo si mise subito all’opera per creare La Sylphide con le musiche di Jean Schneitzhoeffer. Nei panni della protagonista ovviamente Maria Taglioni, Joseph Mazilier in quelli del principe, la Noblet era Effie e M.me Élie interpretava la strega Magde.

Maria Taglioni protagonista de La Sylphide del 1832 - Photo Credit: www.marietaglioni.orchesis-portal.org
Maria Taglioni in “La Sylphide” – Photo Credit: www.marietaglioni.orchesis-portal.org

Il coreografo trasse solo ispirazione della storia suggerita da Nourrit, che poi rielaborò partendo dal protagonista. Nel racconto infatti non ci troviamo davanti ad uno spirito femminile ma ad uno maschile che va a disturbare la moglie di un pescatore. Taglioni lasciò invariati soltanto l’ambientazione e la famosa posa dello spirito, in procinto di dichiarare frasi amorose nell’orecchio del giovane. Le testimonianza riportano che all’epoca il balletto ebbe grande successo e molti teatri europei lo riproposero, anche ad opera di coreografi differenti.

Grazie a tutto ciò, ci ricorda Alberto Testa, nacque anche la moda Silfide-Taglioni, che moltissime danzatrici cercarono di imitare: dalla gonna ampia di mussola fino ai famosissimi bandeaux (cerchietti per capelli). L’innovazione principale del balletto si trova però nell’utilizzo delle scarpette, trattandosi infatti della prima coreografia a prevedere un così lungo impiego della tecnica delle punte. La coreografia di Taglioni fu dunque fondamentale perché alla base dei rifacimenti successivi e più conosciuti, ma soprattutto perché funse da archetipo del balletto romantico.

La Syphide di Filippo Taglioni in un bozzetto - Photo Credit: www.marietaglioni.orchesis-portal.org
Un’illustrazione de La Syphide di Filippo Taglioni – Photo Credit: www.marietaglioni.orchesis-portal.org

La coreografia di August Bournonville

August Bournonville, allora direttore del Royal Danish Ballet, vide la Sylphide di Taglioni a Parigi nel 1834 e se ne innamorò, decidendo di crearne una sua versione. Egli lasciò quasi del tutto invariata la storia modificandone però la musica, che venne affidata ad Hermann Severin von Loevenskjold. La prima rappresentazione della sua Sylphide avvenne il 28 Novembre 1836 all’Opera Reale di Copenaghen e vedeva come protagonista la sua allieva prediletta Lucille Grahn. Accanto a lei, nei panni del principe, danzava proprio il coreografo August Bournonville.

L’intero balletto La Sylphide di Bournonville danzata da Eva Evdokimova e Peter Schaufuss

La differenza sostanziale tra la coreografia di Taglioni e quella di Bournonville ruota soprattutto intorno alla figura maschile. Il coreografo del Balletto Danese sostituì il ruolo marginale e soltanto di sostegno al ruolo femminile riservando importanza alle danze maschili. Come si può notare infatti, i soli di James sono ricchi di salti che sottintendono grande capacità di elevazione e un’importante padronanza tecnica. Al contrario, il personaggio della Sylphide si muove con leggerezza e delicatezza di braccia, accostate a piccoli salti ricchi di velocità e ritmo.

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