GamesMetroNerd

Tales of Arise Recensione, il migliore della saga

Tales of Arise è il primo videogioco della serie Bandai Namco di cui scrivo la recensione; ma di certo non è il primo che ho giocato… e spero vivamente che non sia l’ultimo. Di sicuro, però, è l’ultimo arrivato ad approdare sulle nostre console e PC, ma anche il primo episodio realizzato con il motore grafico Unreal Engine 4, sfruttato al massimo da Bandai grazie al pacchetto di shader next gen autoprodotto dalla casa di sviluppo stessa: l’Atmosferic Shader. Se siete amanti del genere JRPG, poi, é anche il primo titolo recente che dovreste inserire nella vostra lista dei giochi da acquistare, spolpare, esplorare. 

Se sarete precisini e completisti, infine, sappiate che sarà l’ultimo gioco della suddetta lista che terminerete. C’è tanto, tanto da fare in Tales of Arise. Tanto da scoprire, con cui divertirsi e sperimentare. Perchè la prima cosa che mi viene in mente quando penso a Tales of Arise, è che, secondo me, si tratta del miglior videogioco della saga Tales of. Nonostante, e forse proprio grazie al suo saper essere tanto moderno, quanto confortevolmente conservativo. Una gioia per gli occhi, per le mani, e per la mente. Non è perfetto. Ma è un perfetto JRPG.

Tales of arise recensione

Tales of Arise Recensione, l’importanza di chiamarsi “Tales of”

Era il 1995 quanto Tales of Phantasia dava il via ad una saga di JRPG di ispirazione, come tutte o quasi lo sono state, Final-Fantasiane. Atmosfere medievaleggianti e fantasy, predestinati che salvano il mondo, mostriciattolo come nemici, e Boss pericolosissimi da affrontare con astuzia e strategia. Gli ingredienti ludici per il successo c’erano tutti, fusi saldamente all’art direction anime firmata Mutsumi Inomata e Kosuke Fujishima; messa in pratica, poi, da studi prestigiosi come l’ultimo che si è occupato di Arise: Ufotable (Demon Slayer).

La multimedialità della saga, che si destreggia tra videogiochi, anime e manga, proprio per il suo stile estetico in Cell Shading ispirato ai suddetti anime e manga, è stata fin dall’inizio il fulcro del successo in patria, il Giappone, di ogni Tales of. E lo stesso, forte (persino più che in altre coeve o precedenti) gusto nipponico ha infine garantito che Tales of fosse conosciuto in Occidente nelle cerchie, sempre crescenti in numero e ampiezza,  degli appassionati di animazione giapponese e giochi di ruolo che iniziano per J (JRPG). 

Ma nei Tales of c’è di più, come ogni fan sa bene, di un semplice anime/RPG. I Tales of che amiamo e apprezziamo da sempre, fin dal primo episodio, sono quelli focalizzati sulla narrazione di delicate situazioni politiche; sociali persino, con valori intensi e condivisibili celati sotto i conflitti tra elfi e umani, piuttosto che tra ceti sociali di diversa estrazione e via discorrendo. Situazioni di un certo peso, quindi. Anche se parlo, ovviamente, di un peso reso più piacevole possibile da portare, comprendere e digerire anche per eventuali giovani fruitori.

Non di meno, si tratta di un peso che di uscita in uscita sembrava iniziare a farsi ripetitivo da condurre con più o meno sempre la stessa dinamica; gli stessi personaggi; le stesse situazioni, ma ogni volta meno efficaci e pungenti. Edulcorate. E probabilmente è anche per questo motivo che Tales of Arise ha risuonato tanto intensamente con le mie corde. Ben più rumoroso, in senso buono, di Berseria, l’ultimo capitolo originale della serie principale prima di Arise. 

Per inciso: a voi che siete preoccupati che Arise possa essere collegato con i capitoli precedenti, state sereni. La serie Tales of, tranne un paio di capitoli, è sempre stata “auto conclusiva” in ogni episodio. 

Tales of arise recensione

Sei personaggi in cerca d’autore 

Per riuscire nell’intento di costruire una storia più matura, senza uscire dal topos di personaggi affini al mondo anime e manga, è essenziale comporre personaggi protagonisti studiati al millimetro. Curando, quindi, ogni sfaccettatura psicologica, implicazione narrativa, derivazione ludica (esempio: perché quel personaggio ha uno scudo enorme? Forse nella vita ha perso qualcuno e ora vuole difendere tutti?). Tales of Arise riesce perfettamente in questa delicatissima missione, proponendo al giocatore sei elementi molto diversi tra loro per psicologia, motivazioni e capacità in battaglia. Vi avviso, però, del fatto che la credibilità delle azioni di ciascun membro del team è fortemente condizionata dalla vostra capacità di sospendere l’incredulità alla guisa dell’intrattenimento nipponico. Altrimenti, persino la caratterizzazione dei due protagonisti principali, Alphen e Shionne, rischia di crollare sotto un vagone di “ti piace vincere facile”. 

Alphen, infatti, è un novello prigioniero dalla maschera di ferro, costretto nelle prigioni del pianeta Rena e dotato di un’abilità speciale, o caratteristica fisica peculiare, se preferite. È completamente insensibile al dolore; difatti difende spesso da scudisciate e punizioni corporali i prigionieri più deboli di lui. Mentre Shionne, è una ragazza originaria del pianeta gemello a Rena, Dhana, che nel corso della vita ha dovuto fare i conti con un’altrettanto peculiare abilità, molto più invalidante di quella di Alphen.

Tales of arise recensione

La giovane provoca in chiunque tocchi un dolore lancinante e insopportabile. Indovinate con chi legherà la ragazza, una volta capito che può finalmente toccare qualcuno senza farlo urlare (di dolore)? Il peregrinare (ecco un altro must: il viaggio catartico) i due incontrano mano a mano tutti e sei i membri della squadra. Che sarà incaricata, infine, di sconfiggere i cattivi di turno. Guarda il caso: i malvagi mirano a destabilizzare i già labili equilibri socio politici tra Rena e Dhana. Ma ora basta: non voglio spoilerare,  come di consueto nelle mie recensioni, NULLA della trama oltre a questo breve incipit. Vi basti sapere che ne rimarrete ammaliati, sorpresi, emozionati e commossi persino. 

Quindi, la trama è incoerente, oppure no? Un po’. Ma fa parte del gioco. Non si può pretendere che le regole narrative e la coerenza intrinseca di ogni situazione rimanga la stessa di paese in paese, di media in media, o persino di libri in libro/gioco in gioco della medesima nazione/cultura. In particolare, poi, non si può pretendere che un JRPG, già dotato di regole proprie sia narrative, che ludiche, che ludonarrative, si comporti con coerenza “credibile” in senso stretto. Ci sono, è vero, momenti e soluzioni difficili da digerire o comprendere appieno, tanto in Tales of Arise, quanto in altri esponenti del genere. Ma è così che funziona. Ci si sta, o non ci si sta, per forza di cose. Fortunatamente, almeno, siamo ben lontani dalle incongruenze classiche e più fastidiose come “ci conosciamo da 5 minuti e darei la mia vita per te”. Grazie al cielo.

Tales of arise recensione

Tales of Arise Recensione, a cavallo tra le generazioni…

Tales of Arise non prova nemmeno per un istante a nascondere la sua natura cross-generazionale. Il titolo, che era infatti previsto per PS4 e Xbox One, è stato solo successivamente trasportato nella nuova generazione di peso, attuando modifiche principalmente estetiche e tecniche. Va da sè che non è nella curatissima grafica che dovreste ricercare gli elementi meno innovativi, bensì… nel gameplay.

Ma la vera domanda che intendo porvi è: intendete davvero cercare il pelo nel proverbiale uovo (di mostro)? E una volta trovato, ovvero, una volta compreso che le “novità meno nuove” consistono, per iniziare, in una gestione degli scontri con i mostri nell’overworld arretrata; che non prevede, ad esempio, nemmeno gli assalti alle spalle? O ancora, in una progressione delle statistiche dei personaggi semplice e già vista in mille altri JRPG? Vi dissuaderebbe dal lanciarvi in un’avventura longeva, narrativamente strutturata e densa di combattimenti stimolanti? In breve: basta davvero che un JRPG sia un classico JRPG senza troppi guizzi veramente innovativi, per definirlo “antiquato”, o “non next-gen”

Tales of Arise Recensione, il migliore della saga

Forse, non è negli elementi cardine di un genere decennale che dobbiamo cercare l’innovazione. Quegli elementi che permangono per forza di cose, perchè privarsene significherebbe cambiare genere, allontanarsi da quel confortante senso di familiarità con un brand, un nome, un “Tales of” stampato sulla copertina. Non si tratta solo di “non scontentare i fan”. Perchè laddove Tales of Arise doveva necessariamente cambiare, cambia.

Nella resa grafica, nel reintrodurre un sistema di azione più dinamico e svincolato dai classici PM, nel proporre una storia più matura e dei personaggi più sfaccettati (sebbene lievemente anime-stereotipati, ma ne abbiamo già discusso). In Arise torna infatti un sistema di combattimento basato su una sorta di punti azione, che i protagonisti possono spendere per attacchi speciali, combo con attacchi intrecciati tra personaggi e magie. Ancora un volta, guarda caso, una soluzione non necessariamente innovativa… presa singolarmente. Tales of Arise non fa fanservice. Invece, autorialmente, ritengo resti con coscienza fedele ai suoi stilemi; agli stilemi del suo genere di appartenenza. 

Tales of Arise Recensione, il migliore della saga

…ma con una marcia in più 

Diffidate di chi, nel 2021, afferma che “la grafica non serve a niente”. Credo saremo tutti d’accordo nel dire che la grafica di videogioco, intesa come connubio elegante ed equilibrato di art direction e capacità di calcolo delle console di ogni epoca storica, sia quello che rende un videogioco tale; come potrebbe non contare niente? E allora, come potrebbe uno dei due elementi, anche solo preso singolarmente, non contare niente? Sarebbe come dire che 1+1 è uguale a 2 anche se uno dei due 1 fosse uno 0. 

Di fatto, sono il sapiente uso dell’Unreal Engine 4 e degli shader proprietari Bandai Namco Atmosferic a rendere Tales of Arise un campione dei JRPG moderni; capace di rivaleggiare ad armi pari con i suoi predecessori Tales of e con altri esponenti del genere illustri quali Dragon Quest. E perchè dovrebbe essere un male? Laddove, obiettivamente, la trama funziona, ma non innova (volutamente) determinati stereotipi nipponici; il gameplay funziona, diverte ed entusiasma, ma ancora una volta non cambia le ben note carte in tavola dei JRPG action; perchè dovrebbe essere un male, se a risollevare le sorti di Tales of Arise, in questa recensione come nel gameplay vero e proprio, fosse… la grafica?

Le meravigliose ambientazioni costruite per gli spazi aperti di un mondo fantasy perfettamente costruito nel dettaglio non sono abbastanza? I dungeon dendridici e strutturati, mai orribilmente a corridoio o banali nella struttura non sono abbastanza? Le cut-scene animate magistralmente da Ufotable, e quelle deliziosamente realizzate con il motore in-game, ancora una volta, perchè non dovrebbero essere abbastanza? Cadere nell’errore di valutare unicamente il comparto gameplay per definire l’innovazione di un gioco sarebbe tanto grave quanto ignorare, viceversa, il gameplay per guardare alla sola grafica. Come sempre, invece, la virtù sta nel mezzo. 

Tales of Arise Recensione, il migliore della saga

Tales of Arise Recensione, in conclusione: il periodo d’oro di Bandai Namco

Bandai Namco sta vivendo un vero e proprio periodo d’oro. Questa recensione di Tales of Arise, infatti, fa il paio con quella di Scarlet Nexus e dimostra che i giochi in stile Anime, di qualunque genere essi siano, non sono nè moribondi, nè tantomeno morti. Invece, se gestiti con l’esperienza e la passione che Bandai Namco ha sempre dimostrato per produzioni di questo genere, possono rivaleggiare con i fotorealistici capolavori della nostra epoca, e con i gioielli indie tutti votati al gameplay e all’innovazione senza particolari fatiche o problemi. 

Tales of Arise parte avvantaggiato, ultimo nato di una serie JRPG storica che, dopo uno iato creativo durato diversi anni, doveva dimostrare al mondo, e a sè stessa, di essere ancora rilevante nel panorama videoludico. Narrativamente, eccelle sui suoi predecessori con una trama più moderna, profonda e a tratti cupa. E il fatto che ci riesca senza allontanarsi da alcuni piacevoli e noti stereotipi dell’animazione giapponese, è a mio avviso un pregio, non un difetto.

Il gameplay, similmente, sa essere tanto non alienante per i veterani degli action JRPG, quanto fresco nella frenesia aumentata delle azioni che si susseguono su schermo. Per la quale dobbiamo ringraziare la maggior potenza di calcolo delle nuove console, certo, ma soprattutto uno sfruttamento sapiente dell’Unreal Engine 4, mai sfruttato prima per un Tales of, e gli Atmosferic Shader. Che tuttavia mostrano il loro meglio nelle ambientazioni di gioco, ora oniriche, ora fantasy, ora quasi cyberpunk. Se serve altro per affermare con certezza che Tales of Arise è, ad oggi, il miglior Tales of della saga, io non so cosa sia. Casomai al contrario è necessaria, secondo me, una discreta quantità di nostalgia mal riposta per non riconoscerlo. 

TALES OF ARISE RECENSIONE | TESTATO SU PC STEAM

+ Ambientazioni ampie, dettagliate e meravigliose da guardare
+ Level design strutturato e mai banale
+ Combattimenti stimolanti, vari, divertenti e movimentati
+ Confortante per i veterani, comprensibile per i neofiti: è un vero Tales of
+ Trama profonda, protagonisti sfaccettati e ben caratterizzati…

– Ancora e sempre, è un classico JRPG action
– La gestione degli scontri nell’overworld poteva essere più “al passo” con il resto del gioco 
-… ma molto, molto anime-style (se volete, questo punto mettetelo pure tra i pregi n.d.r.)

VOTO: 9.0 

Adv
Adv

Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.
Back to top button