Cultura

Tamara de Lempicka, un’artista dalla personalità complessa

Quando chiediamo a qualcuno se conosce Tamara de Lempicka, il 99 per cento delle persone risponderà, d’istinto, che non sa chi sia. In realtà tutti abbiamo visto i suoi quadri in giro, anche perché con gli anni sono diventati “trendy”, tanto da essere stampati persino su t-shirt e borse, un po’ come le fotografie di Audrey Hepburn e Marylin Monroe, icone della nuova cultura pop.

E, seppur può essere vero dire “Dimmi come dipingi e ti dirò chi sei”, i quadri ci potranno raccontare solo una parte di Tamara…la punta dell’iceberg di quella che era una personalità complessa, indubbiamente narcisistica, ma anche profonda.

Tamara de Lempicka - foto ritratto
Tamara de Lempicka – foto ritratto

Tamara de Lempicka o… Maria Gurwik-Górska?

Tamara de Lempicka, nata Maria Gurwik-Górska (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980), è stata una pittrice polacca, appartenente alla corrente dell’Art Déco; non solo un’esponente, ne era definita “La Baronessa“. Benché annoverarla fra gli esponenti dell’Art Déco sia decisamente riduttivo, perché questa donna attraversò un’epoca in cui le correnti artistiche si alternavano, si mescolavano e si fondevano.

Tempi in cui era possibile prendere un caffè ad un tavolo di Parigi insieme a Coco Chanel… e chissà che lei non lo abbia fatto davvero! Del resto, è stata ospite a casa di D’Annunzio, dunque non stupirebbe poi tanto.

Raccontare Tamara in un articolo di giornale sarebbe assai complicato… forse impossibile; per questo noi di Metropolitan Magazine abbiamo deciso di parlarne con Cristiano Vaccaro, regista ed autore che lo scorso anno ha portato in scena una pièce su di lei.

Cristiano Vaccaro
Cristiano Vaccaro

Intervista a Cristiano Vaccaro

MM : Cristiano… cosa diresti se ti chiedessi chi era Tamara de Lempicka?

C.V. : Non posso parlare di Tamara come un critico o uno storico dell’Arte, non ne sarei capace. In teatro, il più delle volte, si fanno incontri fortuiti, non sistematici. Tamara è stato uno di questi, una specie di avvicinamento forzato, uno spettacolo su richiesta. Come si fa sempre, quando si scrive per uno brano a tema (e in pratica quasi tutti gli spettacoli sono a tema) si fanno delle ricerche. Quindi, di Tamara, posso soltanto confessare qualche impressione personale avuta nelle fasi preliminari di ricerca, a distanza, senza averla frequentata troppo a lungo sulle pagine. Non oso dare giudizi sull’artista, non è compito mio, il compito di un teatrante è piuttosto elaborare un profilo emotivo, psicologico, fisico, emotivo che sappia creare un personaggio come se fosse carne viva.

E in questo senso, nella transizione verso il personaggio Tamara è stata una vera e propria miniera. La sua vita è uno scrigno senza fondo dove trovi di tutto, avventura, amore, morte, sangue, sesso, droga, inseguimenti (letteralmente), spari (letteralmente), dolori, resurrezioni, crisi, capricci, suicidi, stupri, vendette e ripicche, traversie e travolgenti successi. La figura di Tamara è semplicemente magmatica, la sua vita un continuo colpo di scena, dall’inizio alla fine. Non posso certo dire che fosse una persona comune. Frequentandola di persona probabilmente mi sarebbe risultata insopportabile, in chiave teatrale è stata un’avventura entusiasmante.

Tamara de Lempicka - Cristiano Vaccaro
Tamara de Lempicka – Cristiano Vaccaro

Perché scrivere di Tamara de Lempicka

MM : Al di là della “commissione”… perché scrivere un testo su di lei?

C.V. : Ho scritto un testo su di lei perché, fondamentalmente, tutta la sua vita è stata una folle rincorsa verso l’amore, il tentativo d’appartenere, fino all’ultima fibra, vuoi alle élite, vuoi all’arte, vuoi ai suoi (e alle sue) amanti, a all’arte. Scrivendo di Tamara ho scritto di un amore sempre incompiuto, mai definitivo, quasi mai soddisfatto. Sotto la scintillante patina della sua vita e delle sue ho scoperto una donna sofferente, piena di contraddizioni ma che in fin dei conti ha vissuto intensamente fino all’ultimo istante. E anche oltre, direi.

MM : Cosa hai trovato interessante di Tamara e cos’è che hai scelto di raccontare di lei?

C.V. : La cosa più interessante in Tamara? Beh, non ce n’è una sola. La follia, innanzitutto. E poi la mancanza di un limite. Non ne aveva. La sua sensibilità artistica e pittorica. Straordinaria. E in più è come se lei rappresentasse il canto del cigno di un’intera epoca. In lei si fondono tutte le istanze sociali, creative, artistiche degli anni ’20 e ’30 del novecento. Ha fatto parte di una elité i cui nomi fanno rabbrividire. Con Tamara si entra nella Storia con la S maiuscola ma in lei la parte più interessante, nonostante tutto, è stato l’incessante corpo a corpo con sé stessa, una lotta che è durata un’intera esistenza. Era tormentata, ma di questo suo tormento ha fatto magia. Nell’affrontarla mi sono divertito? Veramente tanto. Di questo la ringrazio.   

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