Taylor Swift ha richiesto la registrazione come marchio del suono della sua voce e della propria immagine. Se, però, pensate che lo abbia fatto per vanità, sbagliate di grosso. La mossa, infatti, mira a proteggere la cantautrice dai deepfake creati con l’intelligenza artificiale. In due documenti depositati venerdì scorso, la superstar ha chiesto all’Ufficio brevetti e marchi statunitense di rilasciarle la registrazione federale per le frasi “Hey, it’s Taylor” e “Hey, it’s Taylor Swift”. La domanda è accompagnata da clip audio di tutto quello che intende proteggere.

La registrazione di marchi sui suoni è piuttosto insolita, e questo tipo di proprietà intellettuale viene molto più spesso applicato a nomi e loghi. Esistono, tuttavia, e diverse star ne hanno recentemente fatto richiesta, a causa delle crescenti preoccupazioni relative ai deepfake creati con l’intelligenza artificiale e alla clonazione vocale. Taylor punta anche a un terzo marchio, per un’immagine che la ritrae mentre si esibisce sul palco. I tre brevetti proposti, qualora ne ottenga la concessione, coprirebbero una vasta gamma di “servizi di intrattenimento”.

Nel complesso, la popstar appare intenzionata a proteggere il suo nome e la sua immagine dall’uso improprio. Si tratta, dopotutto, di un problema che negli ultimi anni ha subito ripetutamente, incluso un episodio che riguarda il presidente Donald Trump. La crescita della tecnologia AI ha reso molto più facile imitare le voci e creare video falsi, inondando internet di contenuti fuorvianti e lasciando le star con poche possibilità di ricorso.

Taylor Swift prova a proteggersi dai deepfake, mentre il governo fatica a trovare soluzioni

Dal punto di vista legale, l’identità di un individuo è stata storicamente protetta dai diritti di immagine. Il termine indica i diritti previsti dalla legge statale che consentono di intentare causa se il proprio nome o la propria immagine vengono sfruttati commercialmente senza consenso. La legge federale sui marchi tutela i nomi famosi, ma è meno specificamente concepita per proteggere l’immagine di una persona.

L’anno scorso, anche Matthew McConaughey ha adottato un approccio insolito. Ha infatti cercato di “registrare il proprio marchio”, come riporta il Wall Street Journal. Ha richiesto infatti la protezione di diverse clip video che lo ritraggono, nonché di una registrazione audio della sua famosa frase “Alright, alright, alright”, tratta dal film Dazed and Confused. Resta però da vedere se un simile approccio, che le richieste di Taylor sembrano rispecchiare, reggerebbe in tribunale.

Il fatto che la cantante si stia rivolgendo a metodi così poco collaudati, in ogni caso, è un segno della mancanza di vere tutele legali, mentre il problema dei deepfake basati sull’intelligenza artificiale e della clonazione vocale si aggrava. I diritti di immagine sono soggetti a limitazioni fondamentali e variano da Stato a Stato. I legislatori del Congresso hanno proposto una legge federale, la NO FAKES Act, per affrontare il problema a livello nazionale, ma hanno fatto pochi progressi nell’approvazione.

Federica Checchia