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Telegram chiude i canali in cui gli utenti pubblicavano le copie pirata dei giornali

Agcom ha rimosso ben sette canali dal social russo Telegram. Secondo l’autorità la diffusione dei giornali non solo violavano le norme sul diritto d’autore ma avrebbero anche danneggiato gravemente l’industria editoriale.

Telegram chiude i canali

La Federazione Italiana Editori Giornali ha segnalato otto canali sul social network russo, Telegram, con l’accusa di diffondere intere edizioni di giornali in modo gratuito a decine di migliaia di utenti. L’Agcom ha chiuso sette degli otto canali segnalati per violazione delle norme sul diritto d’autore.

Proprio l’Agcom ha confermato che il commissario Francesco Posterato, relatore del Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha esaminato la richiesta. In seguito egli ha proceduto con la cancellazione di tutte le riviste che gli utenti avevano illegalmente condiviso sul social.

Telegram chiude i canali in cui pubblicavano le copie pirata dei giornali
Immagine dal web
Immagine dal web

Nella nota della Agcom si legge che l’autorità:

“è consapevole del carattere illecito della diffusione di intere edizioni digitali dei giornali sui canali Telegram e del grave danno che ciò arreca all’industria editoriale e, conseguentemente, al pluralismo dell’informazione e al giornalismo di qualità”

Non è però possibile, come specificato dalla nota, adottare provvedimenti per soggetti che si trovano all’esterno del perimetro dei loro poteri regolatori. Gli interventi saranno quindi effettuati nei limiti del regolamento, delle leggi dello stato e della normativa europea. In quanto la violazione è avvenuta su un sito che non risiede nel territorio nazionale (Telegram è russo), l’autorità deve obbligatoriamente rivolgersi ai provider italiani che danno l’accesso ad internet e richiedere la disabilitazione al sito.

“Non è possibile ordinare la rimozione selettiva dei soli contenuti illeciti, in quanto ciò comporterebbe l’impiego di tecniche di filtraggio che la Corte di giustizia europea ha giudicato incompatibili con il diritto dell’Unione. Per espresse disposizioni delle direttive europee, la disabilitazione dell’accesso alla piattaforma deve rispondere a criteri di proporzionalità che Agcom ha sempre applicato con rigore.”

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