Puntata scoppiettante quella di giovedì 4 aprile del talk di Rete 4. Nel blocco dedicato alla micro-criminalità giovanile soprattutto a Milano, spesso collegata all’ambiente della musica trap e delle baby gang di italiani di prima generazione, va in scena il solito copione. In studio ci sono diversi ragazzi, più o meno noti, soprattutto di origine nordafricana. Francesco Giubilei, editore di “Nazione Futura”, dice a uno degli ospiti di Del Debbio che c’è un’alternativa a delinquere, ossia lavorare… Opzione respinta da uno dei presenti perché “chi me lo dà il lavoro?”, con Giubilei che fa notare che un impiego non arriva dal cielo ma va cercato. Seguono schermaglie, e anche tra i giovani nuovi italiani c’è maretta. Baby Touché, trapper 20enne di Padova – Mohamed Amine Amagour il suo vero nome – noto per vari problemi con la giustizia inizia a inveire contro qualcuno, che poi si scoprirà essere uno del pubblico reo di commentare le sue parole. Il rapper se la prende poi con un altro ragazzo, ospite: “Stai al tuo posto”. Il conduttore interviene: “Ma a chi vi state riferendo?”, ma la situazione degenera rapidamente. Parole grosse, contatti e attimi di pura tensione, poi il trapper Baby Touché viene scortato fuori dallo studio di Dritto e rovescio con Paolo Del Debbio che certifica con un risonante “andate fuori dai co***oni” che la misura è colma.

Il trapper Baby Touché minaccia Del Debbio: cosa è successo in puntata

Llo scorso 4 marzo, Baby Touché è stato uno degli ospiti, cercando di contestualizzare l’aspetto della micro-criminalità legata al mondo della musica. Insieme a lui, Dj Ringo, ma anche la deputata Ylenja Lucaselli di Fratelli d’Italia e in collegamento il Responsabile Nazionale dell’organizzazione dei giovani di Forza Italia Simone Leoni.

Ma perché il trapper era presente in studio?

La sua presenza si lega esclusivamente al suo recente passato personale, in cui la musica è stata tutt’altro che protagonista dei riflettori, quelli sì, puntati addosso al suo passato giudiziario. Dal 2022 in poi, il giovane autore padovano di origini marocchine ha collezionato un foglio di via dalla città di Vicenza per 3 anni, così come per Venezia: il frutto di una rissa a coltellate avvenuta nel febbraio del 2022 alla stazione di Padova. Nello stesso anno, in una faida prima social, poi dal vivo con Simba La Rue, subisce prima un presunto sequestro reso vivido attraverso le immagini pubblicate su Instagram. Poche settimane dopo, il 15 giugno, lo stesso Simba La Rue verrà accoltellato.

Ancora non si parla di musica, quando lo scorso gennaio, in una dinamica pressoché simile a ciò che è accaduto in passato, è arrivato lo scontro tra Touché e Medy: la copertina di un singolo dal titolo Guerra vede ritratto Medy con le fattezze di un clown. Lo scontro sui social si traduce in promesse di incontri risolutori, video di esplosioni di petardi, probabilmente sotto l’abitazione della madre di Baby Touché: una lettura finzionale della realtà che perde subito attenzione, e non porta, fortunatamente, altri risvolti. A invogliare una polarizzazione degli argomenti nella trasmissione c’è anche il simbolo, l’oggetto primo della violenza: un machete (mostrato anche in un video sui social, poi cancellato) con una lama lunga 54 centimetri.

Con queste premesse, il segmento di Dritto e Rovescio diventa abbastanza semplice da tradurre: due universi che non si parlano, che cercano di esagitare l’altro, evidenziando quanto anche il pretesto linguistico diventa un confine di lotta. L’analisi della violenza, perpetrata e subita, viene allegata sin da subito ai testi delle canzoni e alla deriva del genere “trap”. Al punto che Baby Touché cerca di spostare la lente d’ingrandimento sull’aspetto sociale della violenza: “Nessuno si chiede, nemmeno Del Debbio o gli altri, io per quale motivo faccio questo tipo di canzone se poi, prima di questi ultimi mesi, facevo un altro tipo di musica? Altre persone devono prendersi grandi responsabilità prima di me, viviamo in un mondo in cui la gente non si prende le proprie responsabilità. Io, la musica che faccio, non la faccio per mandare la gente a fare i danni, la faccio per fare soldi per far stare bene mia madre, mio padre, la mia famiglia. Ma anche stare bene io per permettermi di non fare la vita che fa l’80% dei ragazzi nel mondo”.