Gli azionisti di Tesla approvano un pacchetto da mille miliardi di dollari per Musk, in azioni. È più del PIL della Svizzera, e ci restituisce una fotografia perfetta dell’epoca in cui il capitale ha superato la realtà.
Ci sono numeri che non servono nemmeno a contare, ma a ricordare chi comanda. Gli azionisti di Tesla hanno appena approvato un pacchetto retributivo per Elon Musk da mille miliardi di dollari in azioni: la cifra più alta mai concessa nella storia del capitalismo. Per capirci, è più del PIL della Svizzera, più di quanto producano in un anno 19 paesi del mondo.
L’accordo, votato con oltre il 75% dei consensi, prevede che Musk riceva le azioni in dodici fasi, legate agli obiettivi su profitti, produzione e valore aziendale. Tradotto: se l’impresa cresce, lui cresce in proporzione, fino a possedere quasi un quarto di Tesla. Un sistema perfetto, se si crede che il successo di un’azienda sia sinonimo di merito individuale e non di lavoro collettivo.
Tesla e i “mille miliardi” per Musk: il capitalismo come performance
Il pacchetto miliardario non è una retribuzione, è una mera performance. Semplicemente, serve a consolidare il mito di Musk: l’imprenditore che “cambia il mondo” e che, per questo, merita tutto. In realtà è la rappresentazione più pura del capitalismo contemporaneo, dove il valore non si misura più sul lavoro, ma sulla narrazione.
Tesla oggi vale circa 1.500 miliardi di dollari, ma il piano è calcolato su una valutazione potenziale di 8.500 miliardi. Non parliamo più, ovviamente, di ricchezza reale: tutto questo è proiezione, speculazione, fede nel brand. E nel frattempo, le sue fabbriche sono state accusate più volte di sfruttamento del lavoro, discriminazioni razziali e sessuali, e condizioni di sicurezza discutibili.
Il mito dell’uomo solo al comando, quando la ricchezza non ha più misura
Forse, non è chiaro, ma occorre ridabire che Musk non ha inventato l’auto elettrica. Ha trasformato un’azienda già esistente in un simbolo culturale, incarnando il sogno neoliberale del genio che non deve rispondere a nessuno. Ogni volta che minaccia di andarsene (“se non mi date più potere, mi dedico ad altro”) gli azionisti rispondono con un assegno più grande. È la logica del ricatto carismatico: un leader che diventa insostituibile non perché sia il migliore, ma perché il sistema non concepisce alternative. Nel 2018 Tesla gli aveva già concesso 56 miliardi; il tribunale del Delaware li aveva poi giudicati illegittimi. Ora, Musk ha ottenuto quasi venti volte tanto. Il messaggio è chiaro: la legge si può aggirare, la fedeltà degli azionisti no.
Un trilione di dollari è una cifra che si fa la prova di quanto il capitalismo non conosce più limiti; è la misura dell’asimmetria tra chi produce valore e chi lo incassa. Un CEO con una fortuna pari al PIL di un Paese e migliaia di operai che lavorano turni massacranti per uno stipendio appena sufficiente a pagare l’affitto.
La cultura che glorifica Musk è la stessa che tratta gli scioperi come “interruzioni del progresso” e le disuguaglianze come “effetti collaterali dell’innovazione”. Insomma, è la religione del profitto, dove la ricompensa divina arriva in azioni e stock option.
“Robotaxi”, “Optimus” e altri tecno-miracoli (mentre il mondo brucia)
I nuovi obiettivi che gli garantiranno miliardi riguardano i robot umanoidi Optimus e i veicoli a guida autonoma — due progetti ancora in fase sperimentale. E, conoscendo il soggetto, non è nemmeno detto che funzionino. Ma il punto non è la loro esistenza nè effettività: è la promessa, l’immagine, vale più della realtà. La finanza non paga il lavoro, paga la narrazione. E Musk, questo, lo sa meglio di chiunque altro. Il capitalismo digitale non produce solo automobili: produce fede. E mentre i lavoratori lottano per un salario minimo dignitoso, un uomo ottiene mille miliardi per continuare a “ispirare”.
C’è qualcosa di marcio nel culto dell’innovazione. Ogni volta che celebriamo Musk, celebriamo una struttura economica che trasforma la concentrazione di ricchezza in spettacolo. Non c’è alcun premio all’ingegno umano in questa retorica: stiamo finanziando la disuguaglianza E così, nel 2025, mentre l’umanità discute di transizione ecologica e giustizia climatica, un solo uomo guadagna quanto venti nazioni messe insieme. Chiamiamo “progresso” la normalizzazione dell’oligarchia.
Maria Paola Pizzonia





