Nonostante il clima natalizio, The App è il nuovo film disponibile su Netflix dal 26 dicembre.

Un piccolo film che la regista Elisa Fuksas ha scritto insieme a Lucio Pellegrini partendo dal lavoro realizzato per l’opera Noi, due… quattro, musicata da Riccardo Panfili.

The App, la locandina. Immagine: Web

Sullo schermo vediamo giovani attori come Vincenzo Crea (nei panni di Nick) e Jessica Cressy (nei panni di Eva), ma anche nomi più noti come Greta Scarano, la governante Ophelia, e Maya Sansa, l’utente Maria.

Come possiamo intuire dal titolo, la storia di The App parte dal sito di incontri online, “Noi”, l’applicazione è oggetto di analisi da parte di Eva, studentessa di psicologia, che convince il compagno Niccolò, attore promettente, a iscriversi per gioco e per aiutarla nella sua tesi.

Il ragazzo accetta malvolentieri ma, una volta arrivato a Roma per lavoro, per girare il suo primo film da protagonista, “Noi” diventa la sua unica valvola di sfogo. 

Il protagonista di The App è Niccolò, Nick, un privilegiato che non accetta di esserlo e vorrebbe costruirsi da solo, rincorrere il suo sogno di recitare e sembra esserci quasi: si trova a Roma per recitare il suo prima ruolo importante, la parte di Gesù.

È pronto a cancellare l’applicazione quando … Maria lo trattiene. Un account di una donna che non conosce ma lei sembra sapere molte cose di lui.

E all’improvviso tutto sembra passare in secondo piano, l’ossessione per questa donna conosciuta in “Noi” prende il sopravvento sulla vita professionale e sulla relazione con Eva.

“Ma non ti da fastidio immaginarmi a chattare con qualche sconosciuta in Italia?”

“Certo che mi da fastidio, però mi serve, e poi io mi fido di te”.

“E fai bene”.

Nell’era delle relazioni su Tinder, le applicazioni di incontri sono la piazza social principale in cui molti single sperano di trovare il grande amore o l’occasione per una piccola scappatella, insomma questo tema è un mercato di idee così vasto da poter superare i 179 minuti, la durata del film.

The App offre una moltitudine di spunti su cui poter riflettere, a partire dalla relazione tra i due personaggi, forse troppo piccoli per una storia troppo grande, il rapporto genitori-figli quasi inesistente, il lavoro dei propri sogni e le aspettative su di te, completate da un’applicazione e un software che, a tratti, ricorda il film “Her”. Nient’altro che una voce senza corpo. Ma una voce che manipola Nick, disposto a tutto pur di incontrarla, di trovarla.

Tutti temi su cui ci si potrebbe soffermare per ore ma che, per qualche motivo, Elisa Fuksas rinuncia ad approfondire. Per non parlare di Ophelia, un personaggio di cui si potrebbe parlare di più eppure viene raccontata nel silenzio delle scene povere di dialoghi.

Importante il contributo che i cellulari e i computer danno in questo film (come è normale che sia), con scene in cui le chat e i video sono i veri protagonisti, come una lente d’ingrandimento che ci segue attraverso la localizzazione e l’archivio dei dati senza lasciare spazio alla privacy. Diciamo che viene data più valore alla fotografia e ai colori, in una Roma che non può non piacere, rendendolo un semplice film promettente dal sapore agrodolce. 

Una storia che regge e coinvolge grazie a una sceneggiatura semplice e lineare. Più che un film, forse, sarebbe stato meglio pensarlo come una serie tv, in modo da dare più tempo e più spazio, senza lasciare con l’amaro in bocca. 

Serena Votano