26 anni fa il mondo conosceva un capolavoro del genere horror come “The Blair Witch Project” di Daniel Myrick e Eduardo Sánchez che rivoluzionò il mondo cinematografico grazie ad una geniale operazione di marketing. Ora alcuni mesi fa è stato annunciato un reboot di questo piccolo grande film che si ritroverà riproposto ad una generazione come la Z diversa da quella degli anni 90′ perché cresciuta in una società completamente segnata dall‘universo social. Un nuovo film che potrebbe per questo avere un impatto completamente amplificato rispetto all’originale.
The Blair Witch Project, il nuovo reboot cinematografico

“Sono molto grato ad Adam e al team della Lionsgate per averci coinvolto. Sono un grande ammiratore di The Blair Witch Project, che ha portato il genere dell’horror documentaristico al pubblico mainstream ed è diventato un vero fenomeno culturale. Non penso che ci sarebbe stato Paranormal Activity se prima non ci fosse stato Blair Witch”. Sono le parole, come riportato da Sky, di Jason Blum che ha ringraziato il presidente di Lionsgate Adam Fogelson. Il maestro dell’horror infatti sarà il regista del nuovo reboot di “The Blair Witch Project” che segue quello del 2016. Ancora non è chiaro quale sarà la trama di questo reboot ma Fogelson ha dichiarato che si tratta di “una nuova versione di Blair Witch, che farà conoscere un classico dell’horror alle nuove generazioni”.
La notizia del reboot ha suscitato negli scorsi mesi diverse discussioni. In particolare i protagonisti del film del 1999 Rei Hance (in precedenza noto come Heather Donahue), Joshua Leonard e Michael Williams in una lettera aperta a Lionsgate hanno chiesto pagamenti retroattivi e futuri per lo sfruttamento del loro film “equivalenti alla somma che sarebbe stata assegnata tramite il sindacato degli attori Sag-Aftra” ed una sovvenzione annuale di 60.000 mila dollari per sovvenzionare un giovane regista oltre che consulenze per futuri film. Le proteste del cast dello storico film potrebbero spingere al ritorno di Hance, Leonard e Williams nel nuovo reboot per un incredibile reunion che stimolerebbe “l’appetito” dei fan della pellicola.
Un’incredibile operazioni di marketing e le nuove tecnologie
Un altro aspetto con cui dovranno fare i conti Blum e i produttori del film sono senza dubbio le nuove tecnologie ed un web totalmente diversi da quelli di 26 anni fa. Il ““The Blair Witch Project” del 1999 è diventato un vero proprio fenomeno nella storia del marketing cinematografico che ha trasformato il film a basso costo girato da 5 studenti di cinema in un una leggenda. Quando infatti uscì infatti il primo film fu fatta una geniale campagna di marketing virale sfruttando la storia contenuta in questo lungometraggio realizzato con la tecnica del found footage. Al centro della trama di questo mokumentary la storia di tre ragazzi scomparsi mentre giravano un documentario in prima persona sul mistero della strega di Blair nel Maryland.
Il successo di questo film sta proprio nel fatto che fu resa indistinguibile la verità dalla fantasia per gran parte del pubblico grazie alle migliaia di informazioni e filmati falsi condivisi sul web che facevano credere agli spettatori come la storia dei 3 fosse in realtà vera. Importante fu la frase adottata nei trailer che affermava: “Nell’ottobre del 1994 tre studenti videoamatori scomparvero in un bosco nei pressi di Burkittsville, nel Maryland, mentre stavano girando un documentario… Un anno dopo fu ritrovato il loro filmato”.
Il film oggi
Oggi il nuovo reboot può cercare di coinvolgere la nuova generazione Z oltre che i vecchi fan in un progetto, sfruttando le nuove potenzialità offerte dalla rete che si appresta ancor di più, sebbene esistono anche accurati mezzi per combatterle, alla diffusione di news pseudoscientifiche e terrorizzanti e misteriose. Un esempio di questo può essere la campagna usata da Netflix per il lancio della serie “Il problema dei 3 corpi” tratta dai romanzi di Liu Cixin. In questo caso un inquietante messaggio che recitava “Siete insetti”, apparso nella stazioni di Roma e Milano, ha scatenato un polverone sui social in cui si parlava di complotto contro Ferrovie dello Stato fin quando la verità non è stata svelata dalla comparsa accanto al messaggio dei simboli della serie.
Un evento questo che potrebbe essere sfruttato in tono diverso dal reboot di Blum per mantenere quel tono di mistero che aleggia nel franchising di “The Blair Witch Project” oltre forse a far comparire le nuove tecnologie di interconnessione alla rete della Generazione Z, come gli smartphone, direttamente nel film quali parte integrante della storia.
Stefano Delle Cave
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