Era il 1980 quando The Blues Brothers uscì per la prima volta in sala e da ben quarant’anni questo film rimane saldo nel nostro immaginario. È impossibile non riconoscerne le musiche o i suoi incredibili protagonisti. Completo scuro, cappello nero e Ray-Ban Wayfarer, gli inconfondibili Elwood e Jake, Dan Aykroyd e John Belushi, sono ormai parte della storia del cinema. Ma cosa è stato e soprattutto cosa rappresenta oggi il film di John Landis dopo quattro decenni?

“The Blues Brothers”, un film da record

Oltre a detenere il buffo primato per il maggior numero di incidenti d’auto in una sola scena, The Blues Brothers conta soprattutto su un cast da record, formato da alcuni dei più grandi artisti del tempo. James Brown, Aretha Franklin, Ray Charles e Cab Calloway sono chiaramente i più noti, ma l’intera band di Elwood e Jake è composta da veri musicisti, che mantengono fra l’altro i loro nomi reali.

La band dei Blues Brothers - photo credit: web
La band dei Blues Brothers – photo credit: web

La musica, eredità immortale di Elwood e Jake

Come è noto, gli stessi Dan Aykroyd e John Belushi, prima ancora del film, avevano creato la band dei Blues Brothers per alcuni sketch del Saturday Night Live. Infatti è lo stesso Aykroyd ad aver poi scritto la sceneggiatura insieme a Landis. La comicità grottesca e volutamente esagerata di quel certo tipo di televisione persiste anche nel film, ma non ne costituisce il nucleo. Il vero cuore dei Blues Brothers, infatti, è la musica.

La celebre “missione per conto di Dio”, infatti, non ha fretta, si interrompe volentieri in funzione dei brani, che muovono la storia stessa. Anche quando iniziano ad accumularsi antagonisti e impedimenti, il racconto lascia ampio spazio ai numeri musicali, alle grandi e complesse coreografie. Esattamente come Elwood e Jake, che all’improvviso ballano accanto ad Aretha Franklin, così anche lo spettatore non resiste al richiamo spensierato dei vari ritornelli. Non deve avere senso, il senso è nella musica in quanto tale, nella forza del blues.

La coreografia di Shake a Tail Feather in The Blues Brothers - photo credit: web
La coreografia di Shake a Tail Feather in The Blues Brothers – photo credit: web

Una realtà paradossale

Eccentricità e parossismo sono le parole chiave che descrivono la realtà fuori dal comune dei Blues Brothers. Il mondo attorno a loro crolla, esplode, cambia, ma Elwood e Jake imperterriti e alienati proseguono per la loro strada, senza esserne scalfiti. Come in un cartone animato, emergono sempre indenni dalle macerie della realtà circostante e proseguono dritti verso la meta.

Ha un che di favolistico e surreale tutto ciò a cui assiste lo spettatore e man mano che si avvicina il finale diventa sempre più carico e incredibile. In parte è proprio questo distacco progressivo dalla realtà che fa del film di Landis un cult intergenerazionale. The Blues Brothers si mostra sempre più come un gioco alla ricerca della complicità con il pubblico. C’è una chiara alternanza fra il dentro e il fuori del racconto cinematografico, fra l’assurda avventura e la verità concreta e totalizzante della musica. Questo fa del film un capolavoro davvero immortale, nonostante alcune ovvie discrepanze con il presente.

Esagerazione e irrealtà: il grande impatto visivo della regia di Landis in The Blues Brothers - photo credit: web
Esagerazione e irrealtà: il grande impatto visivo della regia di Landis in The Blues Brothers – photo credit: web

I Blues Brothers oggi

Oggi forse un film come The Blues Brothers non sarebbe possibile nella forma realizzata nel 1980. Non era facile quarant’anni fa, ma non lo è nemmeno oggi, coniugare questioni razziali e questioni di genere, coinvolgendo comicamente persino i “nazisti dell’Illinois”. Non è impossibile, Spike Lee l’ha fatto con Blackkklansman (2018), per esempio, ma si tratta comunque di tutt’altro genere e umorismo.

Oggi alcune licenze comiche del film appaiono ormai anacronistiche, anche se comunque accettabili nel loro contesto. Fra tutte, la caratterizzazione del personaggio di Carrie Fisher, esilarante nella sua voluta inettitudine, ma comunque poco lusinghiera nei confronti delle donne. In un periodo importante per il cinema, come questo in cui ci si interroga sui contesti delle opere che plasmano il nostro immaginario, è utile comunque riguardare i grandi film con occhi nuovi.

Carrie Fisher in The Blues Brothers - photo credit: web
Carrie Fisher in The Blues Brothers – photo credit: web

Importante è sempre tenere a mente che il mondo cambia e con esso cambiamo noi e il nostro sguardo sulla realtà: uno stesso film può suggerirci infiniti spunti e nuove opinioni a ogni visione. In questo caso, The Blues Brothers regge bene l’impatto con il tempo e mantiene il suo tono folle e scherzoso con il pubblico, nonostante elementi contingenti su cui inevitabilmente la sensibilità del pubblico muta di continuo

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