Riuscire a racconta e analizzare criticamente un film come The Drama è un compito più difficile di quel che ci si possa aspettare. Il nuovo film del regista norvegese Kristoffer Borgli, alla sua terza pellicola dopo lo straordinario Sick of Myself e l’onirico e stralunato Dream Scenario, si fonda completamente e indissolubilmente sull’indicibile, su un segreto non raccontabile che si ancora alla forma narrativa del film, diventandone il suo centro di gravità permanente. Un segreto che non si può rivelare ma è rilevante – se non fondamentale – per comprendere a pieno The Drama. Probabilmente un unicum nel panorama cinematografico contemporaneo e elemento dalla grande forza si narrativa, ma soprattutto produttiva. Innegabile la potenza mediatica (unita al duo dei nuovi divi di Hollywood) che una struttura del genere crea. Vado al cinema perché voglio sapere qual è il segreto del personaggio di Zendaya. E, se da un lato potrebbe sembrare un operazione un po’ meschina e sinistra, il film di Borgli è un gran bel film, che quindi sopperisce ad un operazione tanto forte quanto mancina.
Perché il terzo lungometraggio del norvegese Kristoffer Borgli lavora tutto sulle aspettative. Che siano quelle della prima parte di film, in attesa di scoprire dov’è la crepa nel rapporto apparentemente perfetto tra Emma (Zendaya) e Charlie (Robert Pattinson) o quelle che i personaggi si creano intorno a loro stessi. E quando quell’elemento viene alla luce, le aspettative traslano da loro due, dalla coppia, agli altri, a noi. Conosciamo veramente chi abbiamo accanto? Sposeremmo mai qualcuno con un segreto così profondo? E qual è l’impatto che le opinioni degli altri sulla nostra metà hanno su di noi e su come la vediamo e percepiamo? Borgli, sotto la sottile e apparente veste della dramedy romantica, inserisce uno spesso strato di riflessione e ambiguità sociale e personale. Quanto il nostro passato e quello degli altri possono influenzare il nostro presente e, soprattutto, il futuro? Tra le spesse vie di una New York che respira e vive tra una casa borghese e l’altra, Charlie si chiede esattamente questo. O meglio, non se lo chiede, lascia che accada.
The Drama: aspettative

Queste domande, che ovviamente non troveranno una risposta certa se non nell’idea spettatoriale, portano Borgli alla costruzione di realtà alternative, binari differenti di universo in cui non ci viene mostrato come le cose sarebbero dovute andare, ma come i personaggi reagisco (o subiscono) le parole e le azioni. Un montaggio che non gioca con il gesto ma con la psicologia, in un gioco di riflessi e alternative. Un continuo voler rimandare alle aspettative, a ciò che pensano gli altri di noi e come vogliamo apparire per gli altri. Un gioco di specchi tipico di una generazione nevrotica e nervosa come quella di Charlie ed Emma (i millenial), la cui relazione romantica si costruisce ed esaurisce nell’arco dei primi dieci minuti di film. Perché in ogni commedia romantica che si rispetti, lo scarto e il momento di rottura dovrebbe portare ad una risoluzione prima del finale. Ma quel segreto, quel momento nevralgico e fondamentale in The Drama si estende per tutto il film, diventandone il centro focale e il motivo d’esistenza stessa della pellicola.
Emma e Charlie ci vengono presentati come una coppia felice, conosciutasi in un bar nel modo più romantico possibile e destinati ad un matrimonio felice. A cena con una coppia di amici – Mike (Mamoudou Athie) e Rachel (Alana Haim, la Alana di Licorice Pizza) – si trovano loro malgrado a dover rivelare il loro più indicibile segreto. Sarà proprio la rivelazione di Emma a crepare il rapporto idilliaco con il sempre nervoso e mai tranquillo Charlie. Il personaggio di Robert Pattinson viaggia sul filo del rasoio di un corpo da giovane trentenne esile e filiforme, che non riesce a venire a patti con la rivelazione della futura moglie. Diventerà paranoico, ossessionato con questa confessione al punto da mettere in discussione non solo il matrimonio, ma la persona che ha accanto da anni. Borgli lavora su due livelli: il primo – quello meno riuscito – ci racconta di un America spaccata, di una cultura folle basata su l’individualità e il machismo che sono di quanto più lontano da Charlie (non a caso è inglese, impossibilitato nell’arrivare a compromessi con un valore culturale diametralmente opposto al suo). Il secondo – quello più riuscito – ci parla di come la generazione dei millenial sia incapace di venire a patti con tutto ciò che la possa turbare. Incapace di affrontare gli scontro e le insidie di una vita lontano dal proprio benessere.
Privilegio
Perché Charlie è, da ogni punto di vista, una brava persona. Un bravo fidanzato, un bravo amico, un gran lavoratore. Ma il suo più grande difetto è, paradossalmente, il suo privilegio. Non ha mai conosciuto le difficoltà di una vita diversa di quella alto borghese, le difficoltà nelle relazioni sociali o affettive (anzi, come lui stesso ammette, da ragazzo era un gran bullo). È il suo stesso privilegio a renderlo fallibile, fragile e insicuro di ciò che prova. E non si rende conto, come non lo facciamo noi, se quel disagio che prova è degli altri o lo ha sempre avuto dentro. Borgli pone quindi al centro del film Charlie, relegando a Zendaya forse il ruolo meno profondo dei due ma che, grazie al lavoro di una grande attrice, diventa perfetto. Affida ai due nuovi corpi divistici di Hollywood che combaciano alla perfezione l’ingrato compito di rappresentare i rapporti d’amore di una generazione intera. Borgli non si scrolla ancora di dosso quelle similitudini con il cinema di Spike Jonze, con quello di Östlund o di Kaufman, ma qui riesce a trovare una sua parte di identità molto forte. L’idea di amore e pressione che il regista norvegese ci presenta è più europea che americana ma è, forse, il motivo per cui The Drama funziona così bene. L’amore assoluto non esiste, bisogna saper scendere a patti con sé stessi ma, soprattutto, con il giudizio altrui. E, proprio come in Dream Scenario, il giudizio può essere l’arma di manipolazione perfetta.
Alessandro Libianchi





