Kristoffer Borgli con Dream Scenario segna un drastico cambio di rotta nella sua carriera. Passa dalla Norvegia fredda e disillusa di Sick of Myself, con una protagonista attiva e partecipe della sua tragica comicità. Lì c’era la voglia di fama e la distruzione che ne deriva. C’era il norvegese quasi vichingo. In Dream Scenario c’è invece la star (Nicolas Cage). La terra dei (non a caso) sogni americana. Il dover dirigere in inglese e sotto una produzione che, ormai, di indipendente non ha più nulla. E soprattutto c’è la passività di un Paul che, in fondo, racconta gli stessi paradigmi del primo lungometraggio di Borgli. Ci racconta della fama, del suo paradosso e del vittimismo esistenziale. Tutto ciò attraverso un personaggio che non la vuole abbracciare. Un personaggio che vuole mimetizzarsi nel branco e allontanarsi dalle luci della ribalta. Borgli dirige, scrive e monta sapientemente il suo secondo film, senza essere esente da problematiche. I temi sanno di già visto e già detto. Niente di nuovo, insomma, ma fatto tutto a regola d’arte e con un ottimo tono da commedia nera. Sotto la supervisione produttiva di Ari Aster e della A24. E si vede.

Dream Scenario: sogno o son desto

Dream Scenario: Paul Matthews (Nicolas Cage) in una scena del film

Paul Matthews è un umile professore di biologia evolutiva in un collage del Maine. Vive la sua mezza età tranquillamente con sua moglie e le sue due figlie. Tra una lezione e l’altra si inseriscono i rimpianti per una vita non vissuta al massimo, uno studio non pubblicato e rubato da colleghi più famosi e il non riconoscimento dei suoi meriti. Un’esistenza media, vissuta sui toni del grigio e sempre passiva. Suo malgrado, diventa il personaggio principale dei sogni di sempre più persone, diventando prima un caso locale e poi mondiale. E anche lì, sempre in disparte, sempre passivo. Intravede in questa isteria collettiva un’occasione per poter sfondare, per poter arrivare dove non aveva mai osato mettere piede. Ma il sogno si trasforma in incubo quando, improvvisamente, Paul attacca, uccide e violenta le persone nel mondo onirico. E da idolo delle folle si trasforma in mostro. Da presenza divertente e volto riconoscibile, a minaccia da cancellare e allontanare.

Inconscio collettivo

Borgli mette in scena un film che evidentemente parla anche di cancel culture e di come i social e la rete possano facilmente distruggerti. Si passa da una contraddizione all’altra dei social passo dopo passo, attraverso i problemi che affliggono Paul. Nonostante, però, il discorso rimanga tutto alla superficie. Non si scava mai a fondo veramente, dando l’impressione di una sommaria condanna e nulla più. La messa in scena di Borgli è maniacale e rende alla grande la dimensione onirica. Tra riflessi continui dei personaggi, scavalcamenti di campo e frame serrati negli aspetti tecnici il film fa breccia alla grande. E Nicolas Cage, decisamente più compìto e razionale nella sua interpretazione (quasi ai livelli del Kaufman de Il ladro di orchidee), lascia spazio più alle emozioni e ai non detti che alla prova attoriale fisica e dirompente. Borgli riesce (quasi) a farci credere che la dimensione irrazionale per eccellenza, quella onirica, del sogno e del subconscio, sia uguale alla dimensione sociale moderna. Una dimensione fatta di disillusioni e una fumosa differenza tra reale e immaginario – tra sogno e realtà. La rete diviene, in Dream Scenario, quello stesso (Junghiano) inconscio collettivo che decide se sei parte del sistema o una minaccia allo stesso.

Alessandro Libianchi

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