C’è un momento nel finale di The First Slam Dunk che rappresenta esattamente lo spirito del film. Ryota, nell’abbraccio collettivo del gruppo, alza lo sguardo. La camera si allontana con un’angolazione a piombo. I suoi occhi sono rivolti sia al fratello, sia a noi come pubblico. Questo sguardo ci parla e ci dice che il film scruta oltre il gruppo del celebre Shohoku. Perché The First Slam Dunk non è solamente la riproposizione animata di uno dei capolavori del genere Spokon manga, ma è tutto ciò che si poteva desiderare da un lungometraggio tratto dall’opera di Takehiko Inoue. Il mangaka, alla sua prima regia, confeziona un film meraviglioso ed emozionante che approfondisce esattamente quegli aspetti che mancavano nel manga.
The First Slam Dunk: tra basket e ricordi

Ryota Miyagi è un giovane ragazzo giapponese, amante del basket fin da piccolo grazie all’influenza del fratello maggiore Souta. Orfani di padre, entrambi sognano di arrivare ai campionati nazionali di pallacanestro per poter sfondare nello sport. Capiamo praticamente subito che quella di Ryiota sarà una vita segnata dal lutto. Sia del padre, sia del fratello, che verrà mancare ad inizio film. Inoue, però, ci riporta alla narrazione centrale del film. Al presente della pellicola e finale del manga. La Shohoku sta per sfidare, al torneo liceale nazionale, la Sannoh, squadra imbattuta da anni. Ryota è il playmaker dello Shohoku High e sogna, come il fratello, di battera l’invincibile Sannoh. Insieme a lui ritroviamo tutti quei personaggi iconici che hanno contribuito a rendere Slam Dunk immortale. Dal capitano Akagi, centro della squadra, fino all’amato protagonista del manga Sakuragi. Quindi quello che viene rappresentato nelle due ore di film non è altro che l’ultimo grande incontro che va a chiudere il fumetto giapponese. Un lungometraggio che afferra perfettamente da quella che è stata la partita più importante dell’opera e ne pesca a piene mani lo spirito. E, in particolare, ne riproduce quasi 1 ad 1 le tavole, donandogli movimento. L’operazione che effettua Inoue, però, è quella di usare la partita come escamotage narrativo per raccontare in profondità il passato di tutti i ragazzi della Shohoku. In particolare, quello di Ryota, mai affrontato apertamente nel manga. E l’iniziativa è assolutamente vincente. La scrittura del mangaka si adatta perfettamente ad una sceneggiatura, dimostrando come la sua grandezza si trasporti su un media completamente diverso dal cartaceo.
Sono due gli elementi che, in particolare, colpiscono di The First Slam Dunk. Il primo è la tecnica d’animazione utilizzata. Se ad un primo sguardo, anche quello dei trailer, dava l’impressione di essere leggermente posticcia e inadatta per uno Spokon del genere, in pochi minuti, invece, ci si rende conto che la tecnica mista è stata la soluzione vincente. l’idea di usare un’animazione ibrida, a metà tra CGI e disegno a mano (voluto dallo stesso Inoue) donano una tridimensionalità ulteriore alle azioni di gioco, che già erano incredibili sul fumetto. La fluidità dei movimenti è eccezionale e si viene praticamente catapultati all’interno della partita. Il coinvolgimento è, quindi, altissimo, grazie proprio ad una tecnica d’animazione avanguardistica. L’altro elemento del film che colpisce è il comparto audio. Al di là della fantastica colonna sonora di Satoshi Takebe che, con il suo pianoforte, accompagna i momenti più calmi e profondi e dei 10-Feet con il loro alt pop rock nelle azioni concitate della partita, andando quasi a tempo con i palleggi, quello che sorprende di più è la cura maniacale nei confronti del sound design. Si riesce perfettamente a distinguere ogni singolo scatto, ogni palleggio, ogni respiro, ogni canestro e ogni singola volta che la retina si muove. Un lavoro eccezionale.
Come arricchire un’opera
Elemento che, però, più di tutti segna l’opera è l’emozione. Inoue scrive e dirige un film commovente e che non scade mai in banalità. la partita è sincopata alla perfezione con la storia di Ryota e dei ragazzi. E non è per una forza divina che i nostri combattono anche se non potrebbero, ma è per la loro bravura, il loro duro lavoro e la loro forza di volontà che travalica il basket e il pitturato. Esattamente come l’opera originale. Inoue, quindi, porta sul grande schermo un’opera che prende a piene mani dal materiale originale arricchendo un manga già capolavoro di suo. Il film emoziona, diverte e fa commuovere. Ma, soprattutto, è una grande pellicola d’animazione godibile sia per chi conosce il prodotto originale sia per chi non ne ha mai sentito parlare.
Alessandro Libianchi





