Quella di The Mandalorian è una formula studiata al millimetro. Il mondo di Star Wars, il genere western, un rapporto padre-figlio, un protagonista misterioso e la dose perfetta di cuteness e di mascotte a condire. Tutti ingredienti che hanno portato la serie ad essere uno dei prodotti migliori dell’universo Star Wars post acquisizione Disney. E, nonostante la sua ciclicità narrativa e una terza stagione forse al di sotto delle aspettative, all’annuncio di un film conclusivo dal titolo The Mandalorian e Grogu l’hype generale è schizzato alle stelle. Cosa succede di così importante da doverlo raccontare in sala? È, come sospettato, puro marketing o c’è anche la volontà di voler lasciare qualcosa? Ecco, The Mandalorian e Grogu, nel bene e nel male, risponde esattamente a queste domande. E lo fa, in sostanza, con una mega puntatona di due ore proiettata in sala. Era davvero necessaria? Per Disney sicuramente si, per il pubblico forse un po’ meno.
Il problema principale di The Mandalorian e Grogu è in questa traslazione, in questo passaggio da medium televisivo a cinematografico. E non è un discorso di qualità o di superiorità di uno rispetto all’altro: viviamo in momento storico in qui il distacco tra serialità televisiva e cinematografia non è più così netto, anzi, è quasi impercettibile. La questione è puramente contenutistica. Entrando in sala per The Mandalorian e Grogu le aspettative si caricano, aumentano, ci si aspetta un passo in più rispetto alla ciclicità del racconto in piattaforma. Invece no, il film di The Mandalorian non osa uscire da quello schema collaudato, non osa spingersi oltre il sentiero che egli stesso ha battuto. Quindi quello che viene portato in sala è, al netto, un’enorme episodio di The Mandalorian proiettato al cinema. E purtroppo non basta, rendendolo un film piuttosto blando e scevro da quei picchi a cui la serie ci ha abituato negli anni.
The Mandalorian e Grogu: canovaccio

Mando e Grogu sono ormai parte attiva della resistenza: danno la caccia ai vecchi membri dell’impero ancora attiva nella galassia e li consegnano (quando restano in vita) ai grandi capi della ribellione. Din Djarin viene incaricato dal colonnello Ward di rintracciare il comandante Coin, un alto imperiale di cui non si conosce il volto. Per trovarlo, dovrà affidarsi alle informazioni dei gemelli Hutt, cugini del signore del crimine Jabba the Hutt. Ma l’informazione ha un costo: il prezzo da pagare è la liberazione del loro nipote Rotta the Hutt (Jeremy Allen White in originale), tenuto prigioniero in un remoto pianeta ai confini della galassia. Inizia così una classica missione di Mando e Grogu da cacciatori di taglie: una missione di salvataggio per avere informazioni che a loro volta portano ad un altra missione e a nuove informazioni. Un ciclo che su Disney+ non ha solo funzionato, ha dato vita ad una grandissima serie. Un western ambientato nella galassia di Guerre Stellari, un Sergio Leone con l’impero, la forza e le spade laser.
Ora però c’è il cinema, e tutto ciò che un linguaggio del genere comporta. In due ore serve costruire un percorso, un classico viaggio dell’eroe che porti verso mondi lontani e grandi cambiamenti. E se il gusto tecnico e la resa di The Mandalorian e Grogu non si allontana per nulla dalla serie (Anzi, se possibile ne aumenta la forza espressiva) il problema sta tutto nella narrazione. È interessante vedere come il film giochi con i generi: oltre al wester della serie, sembra voler dialogare con un tech noir stile Blade Runner, un monster movie alla Godzilla e dei momenti che citano direttamente Kurosawa e Kitano. Tutte trovate interessanti che stratificano un comparto tecnico già in grande spolvero, che ha abituato a grandi picchi e momenti cinematograficamente altissimi anche se per il piccolo schermo. Ma, come detto, la problematicità di The Mandalorian e Grogu è tutta sulla spalle della costruzione drammaturgica. Non si sente mai il pericolo per il piccolo baby yoda e per il mandaloriano. Non c’è mai un momento in cui sembra che la speranza per i due sia completamente andata. Anche vicino alla morte, è evidente come questa non arriverà, rendendo il racconto monotono e piuttosto piatto.
Cinema
The Mandalorian e Grogu si assesta su dei canovacci ben costruiti, si, ma che sanno di stantio e chiuso all’interno di un linguaggio così ampio come quello cinematografico. Avrebbe sicuramente funzionato di più come singolo episodio all’interno di una nuova stagione di The Mandalorian. Tagliando qui e là, asciugando quello o questo elemento, sarebbe stata una delle migliori puntate della serie. Ma per la sala è, purtroppo, una trasposizione cinematografica senza mordente, in cui si ripete tutto ciò che abbiamo già visto nella serie: Grogu impara a gestire la forza, Mando va vicino alla sconfitta, nuovi improbabili alleati aiutano i due verso la vittoria finale. Jon Favreau gira una buona aggiunta all’universo Mandaloriano ma un meno buono film in senso stretto. Ed è un peccato, perché The Mandalorian è proprio il prodotto che ha insegnato a Disney che, nel mondo di Star Wars, ciò che più funziona sono le storie senza spade laser e senza forza (bussare in casa Andor). Ma The Mandalorian meritava, sicuramente, una trasposizione cinematografica con più mordente e più d’impatto, piuttosto che una versione allungata dell’ennesima avventura di Mando e il piccolo Grogu.
Alessandro Libianchi





