Cinema

The Menu, parodia dark degli chef stellati

The Menu è stato presentato nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma. Il film è una commedia dark e satirica sul mondo dell’alta cucina e sulla sua dimensione asettica e performativa. Il regista, gli sceneggiatori e il produttore esecutivo sono la ricetta perfetta della pellicola, per rimanere sull’analogia culinaria. Alla regia, infatti, troviamo Mark Myolod; alla sceneggiatura Will Tracy e Seth Reiss; produttore esecutivo è Adam McKay. Myolod, Tracy e McKay hanno lavorato ad una delle serie più dissacranti e di successo degli ultimi anni, Succession. Il marchio dei tre, scandito dalla critica sociale e dallo humor dark, è evidentissimo un una pellicola che alterna momenti di tensione a sarcasmo ed ironia. 

The Menu: la trama

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Anya Taylor-Joy in un frame di The Menu

Senza fare troppi spoiler, i protagonisti della pellicola sono Margot (Anya Taylor-Joy) e Tyler (Nicholas Hoult), una giovane coppia che ha deciso di cenare in un prestigiosissimo ristorante stellato. Il ristorante, gestito dallo chef Slovik (Ralph Fiennes), si trova su un’isola privata ed isolata. Il prezzo del menu degustazione è di 1250 dollari, motivo per cui l’esperienza è riservata solo a pochissimi privilegiati. Quella che doveva essere solamente una cena all’insegna delle sorprese della cucina molecolare, però, si trasformerà in un’esperienza sconvolgente e scioccante. 

Tensione e colpi di scena

I colpi di scena sono la parte più emozionante di un film che, in maniera quasi troppo esplicita, ironizza sul mondo della cucina contemporanea. La pellicola è suddivisa in sezioni intitolate come le portate di un menu e segue una vera e propria degustazione. L’estro e la fantasia degli chef stellati vengono costantemente parodizzati: il limite si spinge sempre più in là. All’inizio, infatti, le portate sono credibili, assurde, sì, ma non troppo diverse da ciò che si è abituati a vedere in televisione. Lungo il corso del film, però, il confine tra estro ed assurdità si mischierà sempre di più. Il risultato è un film carico di tensione ed in costante ascesa. Solo le battute ironiche riescono a smorzare il tono incalzante della pellicola, aiutando lo spettatore a sciogliere la tensione.

The Menu: performance ed idolatria

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Ralph Fiennes in The Menu

Si gioca costantemente sull’idea di performance e di performatività: i ricchi clienti sembrano essere più interessati all’esperienza in sé che alle portate offerte.

Myolod mette in scena diversi tipi di ricchezza: nuovi ricchi, ricchi di famiglia, celebrità, critici gastronomici completamente distaccati dalla realtà. Tutti, però, sono accomunati dall’esigenza di mostrare le possibilità del loro denaro, più che dall’apprezzare ciò per cui stanno pagando. La separazione tra classi sociali è evidente. Ad esempio, vengono serviti una serie di condimenti per il pane “senza pane”, secondo lo chef cibo troppo povero per i ricchi clienti.

La critica sociale, però, non è rivolta solo al cliente, ma anche a chi sta dalla parte nelle cucine dei ristoranti. Lo chef, infatti, assume sempre di più l’aspetto di un idolo-guru (sia per i suoi collaboratori che per i clienti), una figura sacra ed intoccabile. I suoi piatti sono asettici, senz’anima e gioia nelle preparazioni. Tutto è studiato per impressionare e suscitare scalpore, ma non per emozionare o per il piacere stesso del cibo. Anche l’idea di cucina sostenibile e a chilometro zero è un’illusione. Rimane un privilegio per pochissimi (che nemmeno ne riconoscono il valore) e, visti i finanziamenti di un imprenditore corrotto, di sostenibile c’è ben poco.

La figura dello chef interpretato da Fiennes è vicina a quella degli chef-celebrità. Si mette in scena una parodia fresca e nuova di un sistema che crea idoli reinventandosi e rafforzandosi costantemente. Le parole di Tyler, quindi, sono significative: trova sia stupido idolatrare attori, cantanti o personaggi famosi, ma, lui stesso, è completamente soggiogato ed accecato dalla figura di Slovik. 

Un finale che lascia l’amaro in bocca

Il film segue un climax crescente: la tensione aumenta di portata in portata ma viene sciolta costantemente dagli elementi humor. The Menu scorre bene, fino all’ultimo si rimane con il cardiopalma. Nonostante elementi un po’ grossolani nella critica sociale e plot points non sempre credibili, è un prodotto assolutamente godibile ed interessante. Il finale, in parte, lascia l’amaro in bocca: la risoluzione è un po’ banale e quasi “disneyana” (ricorda molto, per certi versi, il capolavoro Pixar Ratatouille). Tuttavia, una delle ultime scene evidenzia molto bene ciò che il film vuole ottenere: una performance assurda e grottesca dell’un per cento.

Il film verrà distribuito nelle italiane a partire dal 17 novembre.

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Carola Crippa

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