Cinema

“The Other Side of the Wind”, l’ultimo Welles

The Other Side of the Wind è il canto dei cigni di uno dei più grandi registi di tutti I tempi, Orson Welles. E’ stato girato tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso e segna il ritorno del cineasta americano a Hollywood dopo 20 anni. Viene girato in modo intermittente e Welles non riesce a terminarlo di persona. Muore, infatti, il 10 ottobre 1985. In questa data ha già terminato tutto il girato ma è ruscito a dare il montaggio definitivo a solo una parte della pellicola.

La trama

The Other Side of the Wind ha come protagonista J.J. Hannaford (John Huston), un regista con una carriera ormai in declino. L’uomo muore in un incidente automobilistico il giorno del suo settantesimo compleanno. Il film racconta l’ultimo periodo di vita dell’attore. Lo fa attraverso la narrazione di Brooks Otterlake (Peter Bogdanovich), regista e ex pupillo di Hannaford. Otterlake rivive queste vicende molti anni più tardi.

Il racconto si concentra sui fatti che circondano la produzione dell’ultimo film di Hannaford. Si tratta di un film low-budget e controverso che il regista lascia incompleto a causa della sua improvvisa morte. Per presentarcelo Welles utilizza la tecnica “story within a story”. Si immagina, infatti, che sia stata organizzata una proiezione per presentare il progetto a eventuali finanziatori. Scene delle riprese si intrecciano, dunque, con quelle della “vita reale” dei nostri protagonisti.

The Other Side of the Wind: una produzione tomultuosa

La produzione di The Other Side of the Wind inizia nel 1970. Il lavoro si protrae ad intermittenza fino al 1976 mentre l’editing continua anche nel decennio successivo. Questo lasso di tempo così lungo impedisce a Welles di terminare ogni cosa prima della sua morte. Il regista ci lascia, infatti, solo 45 minuti di pellicola completamente montata. Il resto è tutto materiale grezzo. Quest’ultimo consiste in 100 ore di puro girato e vari scripts con le annotazioni del regista. Tutto ciò viene accompagnato, inoltre, da memo, pensieri e direttive provenienti da Welles stesso.

Bob Random e Oja Kodar in una scena di The Other Side of the wind - Photo Credits: optimagazine.com
Bob Random e Oja Kodar in una scena del film – Photo Credits: optimagazine.com

Un tempo di produzione così lungo ha varie cause. Infatti, diversi problemi di carattere legale, economico, politico e finanziario ostacolano la lavortazione. Inanzitutto, tutto il materiale rimane bloccato a Parigi dopo la morte del regista a causa di lotte per i diritti di proprietà. In esse sono coinvolte prima di tutto Beatrice Welles e Oja Kodar, rispettivamente figlia e compagna del regista. Inoltre, a inserirsi in questa diatriba vi è anche chi ha sovvenzionato il lavoro. Per produrlo erano stati coinvoilti dei finanziatori iraniani. Ciò ha portato s dispute legali per l’ownership della pellicola dopo la deposizione di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo sovrano dell’Iran.

Questi problemi si sono trascinati fino quasi ai giorni nostri, lasciando The Other Side of The Wind incompleto. Le prime avvisaglie per uno scioglimento di questa intricata vicenda avvengono già, però, nel 2014. Peter Bogdanovich, il regista a cui Welles aveva affidato il compito di terminare il film, aveva nel 2010 espresso il suo desiderio di voler presentare l’opera completa al Festival di Cannes. Tuttavia, non era riuscito lavorarci fino all’ottobre del 2014. Nel 2014 viene, infatti, preso in considerazione un importante anniversario: il centenario dalla nascita del regista che sarebbe avvenuto il 6 maggio dell’anno successivo.

John Huston, Orson Welles e Peter Bogdanovich - - Photo Credis: derzweifel.com
John Huston, Orson Welles e Peter Bogdanovich – Photo Credis: derzweifel.com

Tuttavia, il film ha visto la luce solo nel 2017. Solo in quella data, infatti, si ha la definitiva risoluzione della questione iraniana precedentemente esposta. La piattaforma streaming Netflix ne acquista allora in esclusiva i diritti di distribuzione. Il film viene, dunque, presentato al pubblico alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2018. Diventa poi disponibile lo stesso anno su Netflix stessa.

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Giorgia Silvestri

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