Thomas Hobbes, il pensatore politico dell’età moderna. Nato a Westport il 5 Aprile 1588 e morto a Hardwick Hall nel 1679, Hobbes è uno dei filosofi e matematici britannici più importanti. Appassionato di storia, etica, geometria ed economia, è autore della celebre opera il “Leviatano”, composto durante gli undici anni di esilio volontario in Francia dove fu precettore del futuro re Carlo II Stuart che successivamente gli concederà protezione. Egli visse, infatti, nel periodo della prima rivoluzione inglese e della restaurazione partecipando attivamente alle lotte politiche.
Thomas Hobbes e la filosofia civile: la legge naturale come risultato della ragione
Il filosofo è per sua stessa ammissione considerato l’iniziatore della filosofia civile. Egli attuò una netta separazione tra filosofia e religione; la filosofia studia infatti “ogni corpo che viene generato o che possiede delle proprietà”. Solo ciò che è corpo è oggetto possibile della ragione, la quale non può indagare su Dio. Questo dunque il senso del suo materialismo: la filosofia naturale si occupa dello studio dei corpi naturali, la filosofia civile dei corpi artificiali, ossia delle comunità umane. Un’indagine scientifica (causa-effetto) può essere svolta solo su ciò che è creato dall’uomo. Le cose naturali che sono create da Dio non permettono una dimostrazione che parta dalla causa.
Per Hobbes tutta la realtà è corporea e il principio di tutto è il movimento che permette lo spostamento dei corpi nello spazio (materialismo meccanicistico). L’uomo è un animale non adatto alla vita sociale (al contrario di quanto dicesse Aristotele); l’unico scopo che guida le sue azioni è la “conservazione”. Vi sarebbe pertanto uno “stato di guerra” in cui ogni uomo è nemico dell’altro e sussistono tre forme di lotta: una per il vantaggio, una per la sicurezza e una per la reputazione. In tale “stato di guerra” l’uomo comprende il pericolo per la sua esistenza e decide per mezzo della ragione di unirsi ad altri uomini rinunciando alla libertà assoluta e formando un contratto sociale che significhi trasferire i propri diritti nelle mani di una assemblea o una persona che sia rappresentante della comunità stessa.
La sovranità dello stato deve avere, secondo Hobbes, un potere assoluto; pertanto allo stato tutto deve essere sottomesso, anche la religione. Solo allo stato è concesso decidere ciò che è giusto da ciò che non lo è e i cittadini sono considerati sudditi.
“Un crimine è un peccato che consiste nel commettere (con fatti o con parole) ciò che la legge vieta o nell’omettere ciò che comanda. Cosicché ogni crimine è un peccato, ma non ogni peccato è un crimine”.
Hobbes, Leviatano, capitolo XXVII
Per quanto lontano dalla visione attuale di concetti quali: “stato“, “uomo” e soprattutto “sovranità“, questo filosofo indagando sull’origine delle strutture politiche della società ha posto le basi per una ricerca politologica moderna.
Giusy Celeste
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