“Ti guardo”, il fascino duro e controverso del cinema latinoamericano

Benvenuti nell’universo cinematografico di Movie Award. Prendiamo il nostro aereo e dalla Francia spostiamoci in Italia. Stiamo per andare alla scoperta di un film che ha vinto il Leone d’oro a Venezia non senza suscitare polemiche. Abbiamo dedicato questa puntata di oggi al cinema latinoamericano e a “Ti guardo” di Lorenzo Vigas grande trionfatore a Venezia 72.

“Ti guardo”, il melodramma cupo e raggelante di Vigas

“Ti guardo “ mette in campo al centro della storia il complesso ed intimo rapporto tra un uomo ed un ragazzino. Un rapporto nato per caso da un furto dovuto alla reazione violenta del ragazzino che era stato adescato dietro compenso come tanti altri. Si tratta di un rapporto che diviene da un lato sempre più intimo e dall’altro dilaniato dai drammi del passato che l’uomo adulto si porta dietro. Sullo sfondo della storia una Caracas sconvolta dalla crisi economica impersonale e distante che appare in tutta la sua crudezza fatta di strade dissestate e appartamenti anomali.

“Ti guardo” è l’opera prima di Lorenzo Vigas che adotta uno stile di regia raggelato e molto controllato. Come nel grande cinema d’autore latinoamericano il regista venezuelano annulla la profondità di campo chiudendo i personaggi tra sfocature. A questo si aggiunge un uso sapiente del fuoricampo e suggestivi momenti di vuoto anche sonoro ottenuti grazie all’assenza della musica di commento. Quello che ne viene fuori è un racconto ellittico in cui alternano momenti di crisi a momenti di incredibile normalità con lo spettatore tenuto sempre all’oscuro di ciò che si annida nel cuore di personaggi.

Il trailer di Ti guardo, fonte Cinema

Una vittoria a sorpresa a Venezia

Quando “Ti guardo” fu presentato a Venezia nel 2015 nessuno si aspettava che Lorenzo Vigas vincesse il Leone d’Oro. Eppure questo crudo melodramma omossesuale latinoamericano ha saputo conquistare la giuria presieduta all’epoca da Alfonso Cuaròn diventando il primo film sudamericano a vincere a Venezia. Una vittoria sorprendente ottenuta a scapito di lungometraggi ben più quotati come “Francofonia” di Sokurov e “The Danish Girl” di Tom Hooper.

Una vittoria che ha causato molte discussioni data la storia scabrosa al centro del film. Una pellicola che aveva sacrificato il racconto interessante del tessuto sociale che gli fa da sfondo per entrare nella particolarità della storia dei personaggi. Non mancarono infine accuse di campanilismo allo stesso Cuaròn reo di essere messicano e di aver perciò spinto la giuria a far vincere una pellicola latinoamericana.

Stefano Delle Cave

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