I nomi propri indicano in maniera specifica, una determinata persona, un luogo, una cosa o un animale.
Ci sono poi dei nomi propri, che si riferiscono a qualcosa di molto più grande. Uno status di onnipotenza, un’intera storia fatta di eventi eccezionali, alcuni anche drammatici.
Una storia che si schiude in tutto il suo splendore con la semplice pronuncia di quel nome. Tiger Woods.

Tiger Woods
Tiger Woods vince nel 2019 il Masters
Credits Photo: CBS New York

La storia di Tiger Woods prima della storia

I numeri o le date che si possono elencare per raccontare la sua vita sono quasi infiniti. E’ difficile anche solo immaginare che qualcuno non sappia delle sue 82 vittorie sul PGA Tour, un numero che già da solo è una sentenza.
Lo stesso discorso dicasi per i suoi record strabilianti, i suoi colpi leggendari o i suoi guadagni.
Tiger Woods ha vinto tutto e lo fa da sempre, ed è proprio quel “sempre”, l’unico dato importante: 30 Dicembre 1975.
In questo giorno nasce il nome che ha cambiato per sempre la storia del golf mondiale e regalato al mondo in generale uno dei più grandi insegnamenti.

La caduta nell’abisso di Tiger Woods

Per anni il nome Tiger Woods rappresenta qualcosa di indistruttibile; una forza della natura che annichilisce chiunque provi ad opporsi.
Spesso i suoi avversari si ritrovano sconfitti ancora prima di iniziare, semplicemente perché la sua forza mentale, ancora prima della sua tecnica e abilità, è di un altro livello.
Il suo nome è talmente un sinonimo di dominio che nessuno può immaginare che qualcosa lo possa fermare, rendendolo un uomo comune.
Invece ad un certo punto la stella di Tiger si gonfia di vittorie, allenamenti e fama sino ad implodere.
Un abisso si apre sotto di lui e tutta la sua vita ci precipita dentro: il matrimonio, la libertà, la stabilità mentale e l’integrità fisica.
Gli allenamenti consumano anzitempo schiena e ginocchia, le amanti logorano il matrimonio erodendolo sino al divorzio ed i farmaci iniziano ad accompagnarlo anche alla guida.
Quest’ultimo dramma gli vale l’arresto e, ancor peggio, la frantumazione dell’idolo “indistruttibile” che gli altri avevano creato a sua immagine e somiglianza.

Tiger Woods
Tiger Woods in ginocchio per il dolore
Photo Credits: GolfMagic

La rivalsa dei detrattori

L’immagine del volto trasandato di Tiger Woods fa il giro del mondo. I suoi occhi persi sembrano un precipizio nero in cui chiunque ha paura di guardare.
Inoltre chi si prostrava al suo dominio ora impera dall’alto, con sguardo severo e giudicante.
Critiche e pareri di una fine irreversibile sfamano i media, perché il suo romanzo utopico è finito e il suo nome diventa una semplice nota a piè di pagina.
Ma tutti i miscredenti non tengono conto di chi realmente sia la persona che porta quel nome.

Una marea umana spinge Tiger Woods


Il primo assaggio però, lo ricevono il 23 Settembre 2018 al Tour Championship, l’ultimo appuntamento che assegna la Fedex.
Come un arcobaleno si staglia all’orizzonte dopo un temporale, nello stesso modo il suo nome torna a campeggiare sui titoli dei giornali… per motivi finalmente diversi.
Lo fa come ai vecchi tempi, come se quei 1876 giorni dalla sua ultima vittoria, non siano mai esistiti.
Come in passato domina il Tour Championship dal primo all’ultimo giro, con quattro giornate da fenomeno qual è sempre stato. 65, 68, 65, 71: -11.
Ma soprattutto il companatico è ancor più sostanzio del pasto. Una marea oceanica di persone lo accompagna all’ultimo putt, invadendo il campo, urlando ed inneggiando il suo nome. L’immagine di Rory Mcllroy che scappa via dopo aver visto quella marea è il dessert inaspettato, e forse non voluto.

Tiger Woods
Tiger Woods seguito dai tifosi verso l’ultimo green del Tour Championship
Photo Credits: Golfweek

Il primo round al Masters

L’ossessione non lo abbandona ma torna ad assuefarsi alle sfide: Tiger Woods si presenta l’11 Aprile 2019 nell’Eden dei Major da cui si era autoescluso, l’Augusta Masters.
La prima giornata non ha mai vinto una gara, figurarsi un Major, ma di certo ne ha fatte perdere molte.
Il suo corpo è di nuovo in grado di sopportare la forza dirompente che gli brucia dentro e la mente sa quanto combustibile fargli usare, tutto ciò gli garantisce una buona 11° posizione.
La sua giornata termina con quattro birdie e due bogey per un 70 iniziale che lo mette a -2 nella classifica generale.

Secondo round

Ancora meglio è il secondo giorno. In qualche modo l’abisso in cui è precipitato è ormai chiuso e la luce di Tiger Woods non si disperde più, illumina solo il suo cammino. Quando poi alla buca 14 Chinese Fir compie una delle sue meraviglie da dentro il bosco di destra, scatta la scintilla che ha solo bisogno d’altro vento.
Il suo score a fine giornata parla di 6 birdie e 2 bogey per un 68 totale e un -6 per il torneo.
Anche se a fine giornata sono in 4 in testa, lui è dietro di un solo colpo e nemmeno l’interruzione per pioggia sembra poterlo scalfire… ben altre gocce lo avevano consumato.

Terzo round

La fine del terzo giorno racconta di un evento straordinario, un italiano per la prima volta in testa al Masters, il nostro Francesco Molinari.
Per di più ha due colpi di vantaggio sugli immediati inseguitori, Tiger Woods e Tony Finau.
Nonostante la vittoria di settembre, le immagini di quella schiena che cede di schianto e di quella faccia stravolta dai farmaci sono ancora impresse nella gente.
Inoltre un Major è un capitolo a parte, una digressione nel romanzo della stagione, fatta di campi preparati come trappole per topi e di pressioni inconsce pronte a prendere il sopravvento.
Eppure c’è un’elettricità che quasi si può afferrare, e tutti sanno chi è l’unico che sa generare le folgori.
Adulti che hanno vissuto la storia dell’universo Tiger Woods nel pieno del suo splendore e Bambini che per anni si sono sentiti raccontare gesta quasi da supereroe, tutti sperano ma nessuno parla… qualcuno fantastica.

Uno sguardo che parla con la natura

Tiger Woods rispetta il suo rituale presentandosi con la maglia rossa e da subito quella scintilla diventa fuoco grazie alle raffiche di Augusta. Il percorso ora è più difficile, quasi per tutti.
La gente intorno all’ultimo trio è un’esondazione, le prime 11 buche sono però un susseguirsi di sali e scendi.
Mancano solo 7 buche al termine e la situazione vede Tiger Woods indietro di un colpo quando i tre avversari salgono sul tee della buca 12, Golden Bell.
La campana suona, sì, tre volte per gli avversari e a nozze per la Tigre. Tutti finiscono in acqua, il suo sguardo sembra parlare con la natura che lo circonda. La sua pallina viaggia libera nell’aria che ha dirottato tutte le altre, ree di aver voluto mirare ad un’asta irraggiungibile, atterrando a centro green.
Il ruggito della folla, nel momento che il suo nome si appropria del primo posto del tabellone, fa da cassa di risonanza a quello dei suoi occhi.

Tiger Woods
Tiger Woods parla con il caddie prima di scegliere il colpo
Photo credits: YouTube

La quindicesima meraviglia di Tiger Woods

Ci sono altri colpi e altre buche da giocare, ma ormai la corsa di Tiger Woods è inarrestabile.
La frazione di secondo che intercorre fra il suo ultimo putt sulla buca 18 e la sua esultanza sembra un fermo immagine del tempo. Un istante che racchiude in sé tutte le sofferenze e le angosce degli ultimi anni.
Ora, dopo 11 anni dal suo ultimo Major: il suo urlo liberatorio, l’abbraccio con i figli e la mamma, i cinque dati alla gente, raccontano da soli quale portata abbia la sua impresa.
La folla sa d’essere partecipe di un simbolo più che d’una vittoria, i media cercano di spiegare qualcosa che però non deve essere mediato, ma solo vissuto.
Il 14 Aprile 2019 è, il giorno del più grande ritorno sportivo di tutti i tempi e di ogni sport.
Forse non raggiungerà i 18 major ma l’insegnamento che dà al mondo con questa vittoria è da tramandare. La dimostrazione che con il cuore e la testa ci si può rialzare, sempre e comunque. E che nessun baratro è così profondo da non poter essere scalato, perché al di fuori non si sa quale meraviglia può attenderci. Per qualcuno sarà la prima. Per Tiger, è stata la quindicesima.

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