Cinema

Tinto Brass, il regista dell’erotismo

Ripercorriamo la carriera cinematografica del regista milanese Tinto Brass. Con i suoi film il cinema italiano degli anni Ottanta si è definitivamente aperto al genere erotico. Sensualità, scene grottesche, scene dissacranti, si mischiano a storie piacevoli ed italianissime, il tutto recitato da attrici nostrane che sono riuscite negli anni a sfondare nel mondo del cinema considerato più “serio”, o almeno “serioso”.

I primi passi di Tinto Brass

Brass nasce a Milano nel 1933, nipote per parte di padre del pittore Italico Brass, ma cresce a Venezia. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Padova, successivamente si trasferì a quella di Ferrara dove si laureò con una tesi sui “Rapporti di lavoro con imprese della produzione cinematografica“.

Appassionato di cinema più che di diritto, sul finire degli anni Cinquanta trascorse un biennio come archivista presso la Cinémathèque di Parigi. Qui ebbe modo d’avvicinarsi agli ambienti della nascente Nouvelle Vague, per poi tornare in Italia come aiuto-regista di Alberto Cavalcanti

Diventò assistente di maestri del cinema come Roberto Rossellini e Joris Ivens ed esordì nella regia con il lungometraggio In capo al mondo (1963), di cui curò anche la sceneggiatura e il montaggio. Con una sorta di “anarchismo umoristico” il film narrava i disagi di un giovane che stenta a integrarsi nella società. Questa insofferenza verso le sue istituzioni non venne apprezzata dai censori dell’epoca che gli imposero di rigirare la pellicola da capo. Per tutta risposta invece Brass cambiò solo il nome (Chi lavora è perduto), rendendo ancora più esplicito il messaggio politico-sociale.

I primi film del regista

Dopo i primi film non erotici come “Col cuore in gola” (1967), “L’urlo” (1968), “Nerosubianco” (1969), e “La vacanza” (1971), Brass si dedicò esclusivamente al genere erotico, peculiare della sua carriera.

Tra le primissime pellicole erotiche ricordiamo “Salon Kitty“(1975), film impregnato di atmosfere che ricordano quelle di Luchino Visconti, e “Caligola” (1979), che ebbe una produzione travagliata a causa dei contrasti tra il regista e la produzione che portarono all’estromissione di Brass dal montaggio. Inoltre un altro tra i primi film erotici ed anche grotteschi c’è “Action” (1979), beffarda e autobiografica riflessione sul rapporto che lega arte e pornografia. 

I grandi successi

E’ il 1983 l’anno di volta della cinematografia di Brass. In questo anno il regista girò “La chiave” con Stefania Sandrelli, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore giapponese Jun’ichiro Tanizaki,  spostandosi poi gradatamente verso una trattazione sempre più disinvolta dei tabù dell’erotismo. 

Escono poi “Miranda” (1985) con Serena Grandi, rivisitazione de “La locandiera” di Goldoni e “Capriccio” (1987) con Francesca Dellera. Nel 1988 Brass dirige il film noir “Snack Bar Budapest” prendendosi così una pausa dal genere erotico, che sarà però breve e di scarso successo.

Il ritorno all’erotismo più esplicito e godereccio avviene infatti con il successo di “Paprika” (1991), che lancia Debora Caprioglio, e di “Così fan tutte” (1992) con l’esordiente Claudia Koll. E a questi segue tutta una serie di successi che ha costellato gli anni Novanta e i primi Duemila. Ricordiamo “Fermo posta” (1995), in cui Brass è anche attore, come in altri suoi film. Ricordiamo “Monella” (1998) dove si riprendono parti dello script di Il macellaio e la fornaia, “Tra(sgre)dire” (2000) e “Senso ’45” (2002) con Anna Galiena, rilettura in chiave erotica, ambientata a Venezia nel 1945, del racconto di Camillo Boito Senso.  

Come affermava il regista stesso, il suo baluardo che ha fatto da sottofondo a tutta la sua carriera lavorativa è stato:

“I veri pervertiti sono coloro che reprimono i loro istinti sessuali invece che viverli liberamente”.

Francesca Orazi

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