Arte e Intrattenimento

“Tre gocce d’acqua”, Valentina D’Urbano presenta il nuovo romanzo

Tre gocce d’acqua di Valentina D’Urbano è un romanzo recentissimo, appena uscito per Mondadori, della giovane scrittrice romana. Lo scenario è quello di una complicata storia di due famiglie tenute insieme da Pietro, raccontato dalla sorella Celeste, protagonista del romanzo.

La storia è ambientata a Roma, in un lasso di tempo che va dagli anni 80 al 2019. Ci sono due famiglie, composte dal padre di Celeste e Pietro con la nuova moglie, e dall’altra la madre di Pietro e il nuovo marito (di cui non si sa molto) con il figlio, Nadir. Un intreccio complicato, che non è fatto solo di legami di sangue: i tre fratelli, tenuti insieme dalla catena di Pietro, non hanno niente da spartire se non, appunto, il fratello. Ed è per questo che la sua presenza condizionerà sempre le loro vite, anche dopo la sua morte. Infatti, l’attaccamento morboso tra i tre ha impedito, negli anni, a Celeste e Nadir di essere onesti sui loro sentimenti. Attratti come calamite, nonostante gli spostamenti in tutto il mondo, si ritrovano sempre, in una sorta di lieto fine che fa tirare un sospiro di sollievo.

Tre gocce d’acqua di Valentina D’Urbano: un’analisi geopolitica

Lo scenario è quello della primavera araba: Pietro, più grande di Celeste e Nadir di tredici anni, dai fortissimi ideali, decide dopo il dottorato di arruolarsi nel Medio Oriente. Questo per poter raccontare la storia, per poter dare voce a chi, colpito dalla censura, non può raccontare cosa succede nel paese. E sembra quasi un parallelismo con la sua famiglia, un intreccio complicato fatto di colpi bassi e apparenze. I genitori di Pietro infatti non si sono mai amati, la madre ribelle ha fatto di tutto per disobbedire ai genitori, scappando con un rivoluzionario e cercando una gravidanza appositamente per questo. Proprio perché non ci sono mai stati sentimenti, mantengono i rapporti civilmente, tanto che Marina, la madre, sarà il medico di Celeste per sempre.

Ed è proprio Celeste, questo cristallo rotto, a portare il peso di una malattia che la rende tanto forte dentro quanto fragile fuori. Osteogenesi imperfetta: è questa la sua condanna, la sindrome delle ossa di vetro. Ed è proprio li, nell’aggettivo “imperfetta”, che Celeste si ritrova. Uno spazio che non è mai il suo, una vita rinchiusa, combattuta dal rifiuto per il mondo e il disperato bisogno di avere sempre qualcuno accanto. L’animo fragile di Celeste si scontra con quello di Nadir, fratello di Pietro, suo fratello sulla carta ma con cui non ha nulla da condividere se non il DNA di lui. Il loro rapporto di odio e amore è costante fin dagli inizi del racconto, sviluppandosi in un legame tossico.

Una narrazione spontanea e cruda

Il romanzo di Valentina D’Urbano si legge tutto d’un fiato. Il punto di vista della protagonista è quasi un flusso di coscienza che spiega, nel profondo, come si sente e come si evolvono i fatti. La narrazione, divisa in quattro parti, segue perfettamente il punto di vista di una bambina che diventa adolescente e poi donna. Nonostante il punto di vista sia solo di Celeste, tutti i personaggi sono perfettamente descritti. Lo sviluppo degli eventi tiene il fiato sospeso fino alla fine, dato che non mancano di certo i colpi di scena.

Un racconto imperfetto come i protagonisti, imprigionati in questo rapporto morboso da tutta la vita, che si spezza inevitabilmente con la scomparsa di uno dei fratelli. Solo con l’accettazione di questo evento traumatico sarà possibile per Celeste riprendere in mano la sua vita, liberandosi della colla che teneva insieme lei e i “fratelli”. Celeste, Pietro e Nadir: non sono fratelli di sangue, non sono solo amici, non sono solo amanti. Sono tre gocce d’acqua tanto uguali quanto diverse. Ed è con questa leggerezza drammatica che Valentina D’Urbano colpisce, ancora una volta, il cuore dei lettori.

Marianna Soru

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Metropolitan Magazine n.3 – Giugno 2021

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