Il rapporto di Francesca Albanese sulla tregua a Gaza svela le complicità economiche internazionali con Israele: anche l’Italia, con Leonardo SPA, è nel mirino.
Per mesi Leonardo S.p.A., principale azienda d’armi italiana, ha ribadito di non avere “alcun ruolo nel genocidio palestinese”. Ma la Borsa sembra non crederci. Dall’annuncio della tregua a Gaza, il colosso della difesa ha perso oltre il 10,7% del valore delle proprie azioni, passando dai 56,20 euro dell’8 ottobre ai 50,18 euro di ieri, il punto più basso da metà settembre. Un crollo che arriva nonostante i profitti record del 2023 e del 2024 e che segnala un dato più profondo: il mercato sa riconoscere quando la “neutralità” è solo un artificio retorico.
L’Italia dentro la “macchina del genocidio”
Leonardo continua a negare qualsiasi coinvolgimento diretto nel genocidio di Gaza, ma le inchieste internazionali la smentiscono.
Nel suo report Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio, la Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese cita l’azienda italiana tra i soggetti complici della violenza sistemica contro il popolo palestinese.
Secondo il documento, Leonardo (di cui lo Stato italiano è azionista di maggioranza) contribuisce alla produzione di sistemi d’arma impiegati nel genocidio, tra cui i caccia F-35, e alla conversione in bulldozer automatizzati dei veicoli Caterpillar D9 (tramite la controllata RADA Electronic) usati per radere al suolo le case palestinesi in Cisgiordania.
A ciò si aggiunge la fornitura degli elicotteri AgustaWestland AW119Kx “Koala-Ofer”, impiegati dall’Israel Air Force per addestramenti militari nel Negev. La vendita, iniziata nel 2019 e conclusa nel 2024, non è mai stata interrotta — neppure dopo le dichiarazioni del ministro Tajani, che aveva promesso una revisione dei contratti firmati prima del 7 ottobre.
Tregua a Gaza e rapporto ONU: l’economia del genocidio
Il documento di Francesca Albanese rappresenta, finora, la più ampia denuncia delle complicità economiche internazionali con Israele.
Descrive un passaggio da una sorta di “economia dell’occupazione” a una “economia del genocidio”, dove il profitto diventa motore della distruzione. Secondo il rapporto, l’assalto a Gaza è un atto militare e un progetto economico: l’industria globale (dalle armi alle banche, dalle università alle piattaforme digitali) trae profitto diretto dallo sfollamento, dalla sostituzione della popolazione palestinese e dalla colonizzazione dei territori.
L’occupazione è diventata un terreno di prova per i produttori di armi e le Big Tech, offrendo domanda illimitata, poca supervisione e zero responsabilità
scrive Albanese. Tra i settori e le aziende coinvolte figurano:
- Militare: Elbit Systems, Israel Aerospace Industries, Lockheed Martin, Leonardo S.p.A.
- Sorveglianza: NSO Group (Pegasus), IBM, HPE, Microsoft, Palantir, Alphabet (Google) e Amazon (Project Nimbus).
- Macchinari pesanti: Caterpillar, Doosan, Volvo.
- Edilizia e colonie: Heidelberg Materials, CAF, Keller Williams.
- Energia e risorse: Chevron, BP, Glencore, Mekorot.
- Finanza: BNP Paribas, Barclays, Blackrock, Vanguard, Allianz, AXA.
- Accademia: MIT, Università Tecnica di Monaco, e numerose università israeliane direttamente integrate con l’apparato militare.
Il rapporto parla esplicitamente di una “impresa criminale congiunta”, in cui le azioni di singoli attori economici sostengono un sistema collettivo di annientamento.
Cingolani: “Dire che siamo complici è una forzatura” (mah, non saprei…!)
Di fronte alle accuse, l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani ha tentato di smarcarsi:
Partecipiamo a consorzi per la costruzione di piattaforme per la difesa, ma dire che siamo corresponsabili di genocidio mi pare una forzatura inaccettabile.
Ha poi aggiunto che i radar venduti a Israele sono prodotti da DRS Technologies, società statunitense di cui Leonardo è solo socia di maggioranza, e che “segue le direttive del proprio governo”. Cingolani ha precisato che, da ottobre, “nessuna nuova licenza di esportazione verso Israele è stata autorizzata”, in base alla legge 185/1990, che regola il commercio d’armi.
Tuttavia, come ricordano le inchieste di Altreconomia, il governo italiano avrebbe potuto sospendere anche i contratti già in vigore, poiché la stessa legge prevede la possibilità di bloccare forniture in caso di “gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”. Una possibilità mai esercitata.
Tregua a Gaza e Leonardo SPA: business della guerra, etica della pace?
Dopo la pubblicazione del rapporto ONU, non solo Leonardo ma tutte le grandi aziende belliche europee hanno visto un calo in Borsa:
la tedesca Rheinmetall ha perso l’8,8%, la britannica BAE Systems il 5,6%. Un copione già visto: ad agosto, alla vigilia dei negoziati tra Trump e Putin in Alaska, le azioni delle industrie d’armi erano precipitate, mentre salivano quelle del cemento e della ricostruzione.
La pace, per il mercato, resta una cattiva notizia. Ma per il diritto internazionale, e per la coscienza collettiva, dovrebbe essere esattamente l’opposto. Il rapporto Albanese chiede sanzioni, disinvestimenti, embargo totale sulle armi e responsabilità penali per le aziende coinvolte.
Denuncia che il genocidio è “redditizio” — un sistema di profitto costruito sulla violazione dei diritti umani e sulla cancellazione di un popolo Non è solo Leonardo a dover rendere conto, ma anche lo Stato italiano, azionista e garante politico di un’economia che prospera sulla guerra.
Maria Paola Pizzonia





