I sondaggi concordano tutti sul tripolarismo. Gli scenari ipotizzabili prima e dopo la campagna elettorale.
Sebbene non ci sia ancora una data ufficiale, le elezioni politiche si stanno avvicinando. Come abbiamo già spiegato, la nuova legge elettorale – il Rosatellum – privilegia la formazione di coalizioni. Ciò permetterebbe di avere una giusta rappresentatività a tutte le componenti parlamentari, sulla base di accordi politici pre-elettorali. In questo momento, le attività delle Camere sono concentrate sulla manovra finanziaria, mentre il dibattito politico verte sulle fake news, sul biotestamento e sullo ius soli.
Le forze ai blocchi di partenza iniziano ad essere in via di definizione. Sappiamo già che il M5S gareggerà da solo, il centrodestra si presenterà riunito (sebbene Berlusconi e Salvini non abbiano idee concordi sul nome da candidare) mentre il Partito Democratico dovrebbe presentarsi insieme a Campo Progressista, Alternativa Popolare e la lista +Europa di Bonino-Della Vedova. A sinistra, invece, dopo il fallimento del pontiere Fassino, è in via di definizione la coalizione tra Art.1 – Mdp, Sinistra Italiana e Possibile.
Gli ultimi due sondaggi, in ordine di tempo (Youtrend e Tecnè), riportano più o meno lo stesse percentuali:
- Centrodestra (FI, Lega, FdI) 36-38%
- M5S 25-27%
- Coalizione di Centrosinistra (PD, AP, Cp, Altri) 27-30%
- Coalizione di Sinistra (MDP, SI, Possibile) 7%
Il possibile scenario post-voto
Da questi dati una cosa appare chiara: nessuno dei tre poli dovrebbe riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta. Si riproporrebbe una situazione del tutto simile a quella del 2013: nessuna forza in grado di formare un governo. Un accordo PD-FI escluderebbe da ambo le parti i rami più esterni – ossia CP, Lega e FdI, perdendo numeri chiave e presentandosi come l’inciucio del quale da anni parla il M5S.
I pentastellati rifiutano qualsiasi tipo di accordo. Sono lontani i tempi dello streaming, dei no imbarazzati di Crimi e Lombardi a Bersani. Sia chiaro che, con queste percentuali, ci sarà un tentativo. D’altra parte, però, gli stessi grillini, qualora ricevessero l’incarico, sarebbero costretti a interloquire con le altre forze. Come risponderebbero ad un eventuale si da parte del Partito Democratico?
Il cerino passerebbe in mano a Mattarella, il quale potrebbe tentare il tutto per tutto per far scendere a patti parte dei contendenti, quantomeno per un governo di scopo. Oppure trovare un nome in grado di mettere d’accordo (quasi) tutti. Mario Draghi? Carlo Calenda? Federica Mogherini? Troppo presto per ipotizzarlo, forse si tornerebbe alle urne a stretto giro, mentre i mercati approfitterebbero dell’instabilità.
Manovre di gruppo
Intanto, con la legislatura in via di esaurimento i gruppi parlamentari si muovono per definire gli accordi e spartire i collegi del Rosatellum. a stringere accordi. Fallito l’approccio di Fassino a MdP, all’immediata sinistra dei Dem bisogna contare quanti ne avranno gli esponenti di Campo Progressista. Dal lato opposto della coalizione c’è Alleanza Popolare che tiene aperti due fronti: pressa il PD per candidati blindati, ma tratta anche con il centrodestra.
Berlusconi, dopo l’intervista da Fazio nella quale ha incoronato il Generale Gallitelli e parlato di volti nuovi, giovani e tecnici, sonda il suo stato maggiore per definire la composizione dei collegi con Lega e Fratelli d’Italia. Salvini non molla, vuole un rapporto paritetico e un nome condiviso per Palazzo Chigi. Silvio prende tempo, fa giri di parole e intanto attende il giudizio della Corte Europea sulla sua candidabilità.
Come proverbio insegna, non fare i conti senza l’oste. E l’oste, in questo caso, è rappresentato dall’assenza dei rimborsi elettorali che significa meno spese per la campagna elettorale. Per questo tutti i partiti giocheranno candidati ad alta visibilità nei collegi uninominali. Ciò comporta un gap che il Movimento5Stelle dovrà colmare: è abbastanza plausibile un forte coinvolgimento dei pezzi grossi in quelle zone dove i loro candidati saranno dei semisconosciuti. E’ verosimile che il mantra torni ad essere quell’uno vale uno, specificando bene l’uno da votare sulla scheda.
Altrettanto verosimile è che, tra un poco, i grandi partiti inzieranno a chiedere il voto utile per evitare l’ingovernabilità, allora sì che il revival del 2013 sarà completo.
Marco Toti





