La richiesta di Trump rispetto ai processi di Netanyahu ci mette di fronte ad un diritto internazionale svuotato e ad un mondo dove domina la forza.
Quando la “caccia alle streghe” serve solo a seppellire la giustizia sotto le bombe? Mentre Gaza brucia e l’Iran ribolle, Benjamin Netanyahu ha trovato un vecchio alleato per spostare il mirino. Il 26 giugno, Donald Trump (nel suo parco giochi privato chiamato Truth Social) ha chiesto senza mezzi termini di annullare il processo per corruzione contro il primo ministro israeliano, bollato come “una caccia alle streghe” in perfetto stile Trump.
“Dev’essere ANNULLATO IMMEDIATAMENTE, o in alternativa si potrebbe concedere la grazia a un Grande Eroe.”
È così che l’ex presidente americano benedice chi, da anni, si barcamena tra accuse di sigari, champagne, favori a miliardari, pressioni sui media e fusioni telecom cucite su misura.
Processo? Meglio rinviarlo, tanto non c’è alcuna guerra!
Netanyahu, intanto, non si scompone: ringrazia Trump, chiede il rinvio delle udienze e affida al suo avvocato una lettera al tribunale per spiegare che “gli sviluppi geopolitici” (tradotto: dodici giorni di botta e risposta con l’Iran e l’ennesimo inferno a Gaza) richiedono tutte le sue attenzioni. Sarebbe quasi poetico, se non fosse tragico: mentre la popolazione civile continua a morire sotto i raid e il fango diplomatico, chi dovrebbe rispondere di corruzione, scambi di favori con editori e amici magnati si presenta come l’unico “baluardo” di sicurezza e stabilità. Un paradosso perfetto: la guerra a copertura del processo, la giustizia piegata sull’altare della propaganda securitaria.
Le accuse parlano chiaro:
- Regali di lusso (oltre 260mila dollari tra sigari, champagne, gioielli) dai soliti oligarchi affamati di favori politici.
- Pressioni sui giornali: la promessa di una legge contro Israel Hayom per ottenere articoli più teneri sullo Yedioth Ahronoth.
- Manovre nei media e telecomunicazioni: l’amico Elovitch, Bezeq e il sito Walla, usati come una clava per proteggere l’immagine del leader.
Trump e i processi di Netanyahu: una farsa che noi permettiamo anche oggi
Non è un caso che la retorica di Trump sembri cucita addosso a Netanyahu: la “caccia alle streghe” è il mantra di chi ha fatto della disinformazione un’arma di sopravvivenza politica. E mentre l’opposizione israeliana prova timidamente a dire “grazie Trump, ma facciamo da soli”, la macchina si muove: guerra fuori, cortina di fumo dentro.
Trump lo chiama “Grande Eroe”. Eroe di chi? Delle élite che si spartiscono cariche e coperture mediatiche mentre Gaza conta i morti? Degli avvocati sempre pronti a rinviare finché c’è un razzo in volo? Degli alleati che applaudono da lontano mentre la democrazia si scolla? Ma quale “caccia alle streghe”? La vera stregoneria è riuscire guardare tutto questo e continuare a chiamarla giustizia.
Maria Paola Pizzonia





