Il presidente americano, Donald Trump, non ha ancora preso una decisione definitiva sul possibile accordo con l’Iran, nonostante una lunga riunione durata circa due ore nella Situation Room della Casa Bianca. Lo ha riferito al New York Times un alto funzionario dell’amministrazione Usa, parlando a condizione di anonimato.
Secondo la fonte, l’amministrazione ritiene che un’intesa con Teheran sia vicina, ma rimangano ancora alcune questioni delicate da risolvere prima del via libera finale del presidente.

Restano ancora aperti alcuni dossier particolarmente sensibili, che potrebbero essere rinviati a una fase successiva dei negoziati. Secondo il New York Times, però, Trump vorrebbe che il testo includesse riferimenti più chiari alle eventuali concessioni iraniane su questioni considerate fondamentali da Washington: l’arricchimento dell’uranio – con la richiesta che Teheran rinunci a qualsiasi programma nucleare – e il destino delle scorte di uranio altamente arricchito presenti nel Paese, oltre alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Si tratta di nodi centrali del confronto, che continuano a rappresentare i principali ostacoli al raggiungimento di un’intesa e che in passato hanno più volte fatto deragliare il dialogo, riportando le tensioni su un piano di aperto scontro.

Perché è importante chiudere l’accordo tra Trump e l’Iran?

Entrambe le parti sembrano avere interesse a chiudere l’accordo. L’Iran, pur uscito indebolito dalle recenti tensioni, ha bisogno di risorse finanziarie per sostenere un’economia in difficoltà. Trump, dal canto suo, punta a una stabilizzazione del mercato energetico e a una riduzione dei prezzi della benzina, elementi che potrebbero favorire il consenso interno in vista delle elezioni di metà mandato. Il rischio politico, tuttavia, rimane elevato. Nelle sue versioni attuali, il memorandum rinvia molte delle questioni più controverse senza risolverle definitivamente. Un risultato che potrebbe rendere difficile per Trump rivendicare una vittoria diplomatica superiore all’accordo nucleare siglato durante la presidenza di Barack Obama. Inoltre, un’intesa giudicata troppo debole rischierebbe di alimentare le critiche dell’ala più dura del Partito Repubblicano, che continua a sostenere la necessità di mantenere una linea di massima pressione nei confronti di Teheran. Per il momento, dunque, la scelta finale – anche oggi – resta sospesa.