La marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) iraniano ha posato altre mine nello Stretto di Hormuz questa settimana. Dopo essere stato informato sui nuovi sviluppi, giovedì il presidente Trump ha ordinato alla Marina statunitense, tramite Truth Social, di “sparare e distruggere” senza esitazione qualsiasi imbarcazione iraniana che stesse posando mine.
Nell’ambito del blocco, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha dichiarato di aver ordinato a 33 navi di rientrare in porto, e il Dipartimento della Difesa ha affermato che continuerà a fermare le navi sospettate di “fornire supporto materiale all’Iran, ovunque operino”. L’Iran ha definito “pirateria” l’intercettazione di una nave statunitense avvenuta all’inizio di questa settimana.
I primi pedaggi pagati per lo Stretto
Giovedì, Hamidreza Haji Bababei, vicepresidente del Parlamento iraniano, ha affermato che i primi introiti derivanti dai pedaggi imposti alle navi che utilizzano la vitale via navigabile sono stati depositati presso la Banca Centrale del Paese. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’importo del pedaggio, sul metodo di riscossione né su chi lo abbia pagato. Le navi che attraversano il passaggio tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano – uno dei choke point più sensibili al mondo – si trovano a negoziare direttamente con le autorità iraniane. Il prezzo è chiaro: circa un dollaro per ogni barile trasportato. Tradotto, fino a 2 milioni di dollari per una superpetroliera carica. Quantificare con precisione gli introiti resta complicato. I flussi finanziari sono, per definizione, poco trasparenti. Ma alcune grandezze consentono di delineare il perimetro del fenomeno.
Secondo le ricostruzioni più accreditate, il traffico giornaliero autorizzato è sceso drasticamente, fino a circa 15 navi al giorno, un livello inferiore di circa il 90% rispetto ai periodi di normalità. Una contrazione che limita il gettito complessivo, almeno in questa fase iniziale. Eppure, anche con questi volumi ridotti, il sistema genera già entrate significative. Considerando un incasso potenziale di 2 milioni di dollari per nave, si arriva a una forchetta teorica di decine di milioni di dollari al giorno nelle fasi di maggiore operatività. Numeri non ufficiali, ma coerenti con il livello dei pedaggi applicati.
Trump avvelenato contro le imbarcazioni che posano mine nello Stretto di Hormuz
Trump ha poi affermato di aver ordinato alla Marina statunitense di “sparare e distruggere” le imbarcazioni che posano mine nello Stretto di Hormuz. “Non ci devono essere esitazioni”, ha dichiarato in un post sui social media, aggiungendo che le dragamine statunitensi stanno bonificando lo stretto “proprio ora”.
L’aggiornamento giunge mentre il Pentagono ha smentito le notizie secondo cui le forze statunitensi potrebbero impiegare sei mesi per rimuovere le mine presenti nella rotta di navigazione.
“Una singola valutazione non significa che sia plausibile, e una chiusura dello Stretto di Hormuz per sei mesi è impossibile e del tutto inaccettabile per il Segretario”, ha dichiarato alla BBC il portavoce principale del Pentagono, Sean Parnell.





