Trump usa una legge di guerra per deportare i Venezuelani: la democrazia dov’è? Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di invocare una legge di guerra risalente al 1798. Lo fa per espellere oltre duecento presunti membri della gang venezuelana Tren de Aragua, inviandoli in El Salvador. L’Alien Enemies Act fa parte degli Alien and Sedition Acts che furono approvati in un’epoca in cui gli Stati Uniti temevano infiltrazioni straniere. Esso era stato utilizzato solo in tre occasioni nella storia: la guerra anglo-americana del 1812, la Prima guerra mondiale e la Seconda guerra mondiale, quando servì come base legale per l’internamento di oltre centomila cittadini giapponesi e nippo-americani.

Trump non dovrebbe avere il diritto di deportare i Venezuelani

Il 15 marzo, un giudice federale aveva ordinato di sospendere le espulsioni per quattordici giorni, accogliendo il ricorso presentato dall’American Civil Liberties Union (ACLU) e Democracy Forward. Essi sostenevano l’inapplicabilità della legge in tempo di pace. Ma, con un tempismo da manuale, la Casa Bianca ha cambiato le cose. Ha dichiarato il giorno dopo che gli aerei con i detenuti erano già decollati al momento della sentenza. “Ops… troppo tardi”, ha ironizzato il presidente salvadoregno Nayib Bukele su X, allegando un’emoji che ride.

Un’operazione orchestrata tra Washington e San Salvador mostra delle cose grottesche. Trump ha ringraziato Bukele per la collaborazione in un’operazione che sembra più un messaggio politico che una reale strategia di sicurezza. Il governo salvadoregno ha confermato l’arrivo di 238 membri del Tren de Aragua nel Centro di detenzione per terroristi (Cecot), una prigione di massima sicurezza inaugurata nel 2023, nota per le sue condizioni brutali e per il trattamento riservato ai detenuti. Insieme a loro, sono stati espulsi anche ventitré membri della gang salvadoregna MS-13.

Le immagini del governo Trump che vuole deportare i Venezuelani

Le immagini diffuse dal governo di San Salvador mostrano soldati armati che scortano i detenuti in catene, caricandoli su autobus diretti verso il carcere. Un’estetica paramilitare che rientra perfettamente nella strategia di Bukele. Burke ha costruito il suo consenso su una guerra totale contro le gang, sacrificando i diritti civili in nome della sicurezza. Non è un caso che abbia accolto con entusiasmo il “regalo” di Trump, aggiungendo una nuova pedina alla sua narrazione da uomo forte.

Un incubo a cielo aperto, ma nessuno fa nulla (tranne Maduro)

Guerra irregolare o abuso di potere? L’ordine di espulsione di Trump accusa il Tren de Aragua di aver “condotto una guerra irregolare contro gli Stati Uniti, sia autonomamente sia con il sostegno del regime di Nicolás Maduro”. Il linguaggio non è casuale: etichettare una gang criminale come un’entità belligerante serve a giustificare l’uso dell’Alien Enemies Act, che altrimenti non potrebbe essere applicato. La realtà, però, è ben diversa: non esiste alcuna dichiarazione ufficiale di guerra tra Washington e Caracas, e la presenza del Tren de Aragua negli Stati Uniti, per quanto problematica, non configura un’invasione straniera.

Critici e giuristi avvertono che l’uso di questa legge crea un precedente pericoloso. Se il presidente può invocare poteri di guerra in assenza di un conflitto riconosciuto, cosa impedirà future amministrazioni di applicare norme simili contro altre comunità migranti? L’ACLU e altre organizzazioni per i diritti civili sostengono che l’applicazione dell’Alien Enemies Act in questo contesto sia incostituzionale, oltre che moralmente discutibile. Maduro reagisce, l’opposizione interna insorgeDall’altro lato del continente, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha condannato l’operazione come un “rapimento” e ha minacciato azioni legali internazionali. Caracas accusa Washington di violare i diritti umani e di cercare pretesti per intensificare le pressioni sul governo venezuelano. Anche all’interno degli Stati Uniti, l’opposizione democratica ha attaccato duramente la decisione di Trump.

Trump non può deportare i Venezuelani, è un attacco allo stato di diritto

“La Casa Bianca sta giocando con il fuoco”, ha dichiarato un senatore democratico. Ciò vorrebbe sottolineare che l’uso arbitrario di poteri di guerra mina lo stato di diritto. Alcuni analisti leggono questa mossa come una strategia elettorale di Trump per consolidare il voto della destra più dura. Il tutto, facendo leva sulla paura dell’immigrazione e sulla retorica anti-crimine.

Siamo ad un ritorno ai giorni più bui della storia americana? L’invocazione dell’Alien Enemies Act per deportare migranti non è solo una questione legale: è un segnale politico preoccupante. La storia ha già mostrato come l’uso di poteri straordinari in nome della sicurezza possa portare a violazioni sistematiche dei diritti umani. Da Guantánamo alle politiche di detenzione di massa, gli Stati Uniti hanno una lunga tradizione di misure “d’emergenza” che si trasformano in strumenti permanenti di repressione. La domanda è: quanto tempo passerà prima che questa stessa legge venga usata contro altre comunità indesiderate? E chi sarà il prossimo nemico dichiarato di turno? Se la storia insegna qualcosa, è che quando si aprono certe porte, chiuderle diventa sempre più difficile.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine