Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di schierare l’ICE negli aeroporti statunitensi lunedì. La dichiarazione è avvenuta sul social Truth affermando che provvederà a spostare i «brillanti e patriottici agenti dell’ICE negli aeroporti, dove gestiranno la sicurezza come nessuno ha mai visto prima». La presa di posizione di Trump è da ricondurre allo shutdown del dipartimento per la sicurezza interna. Questo arresto si protrae ormai da oltre un mese e ha lasciato senza stipendio gli impiegati della Transportation Security Administration (TSA).
Trump minaccia di mandare l’ICE, ma perché?
L’impasse creatosi tra Democratici e Repubblicani è anche il motivo per cui gli aeroporti sono sotto organico e i dipendenti continuano a non ricevere uno stipendio da settimane. Tuttavia, qual è la ragione del disaccordo? Trump e i Repubblicani insistono per approvare un unico pacchetto di finanziamenti che copra l’intero Department of Homeland Security (DHS). Nel dipartimento, però, è inclusa sia TSA che l’ICE. L’intenzione dei Democratici è di finanziare subito e separatamente solo la TSA, proprio per superare le attuali criticità. In questo modo i dipendenti verrebbero pagati e gli aeroporti a tornare operativi. Il loro rifiuto è categorico. Non hanno intenzione di firmare il bilancio dell’ICE, a meno che non vengano inserite regole ferree affinché gli episodi recenti concernenti gli agenti federali non ricapitino.
I Repubblicani continuano ad accusare i Democratici di non avere tra i propri interessi la sicurezza. Il loro obiettivo è che venga finanziato il pacchetto completo, specie se l’intenzione è di non lasciare il Paese «vulnerabile». Pertanto, se l’intenzione dei Democratici è di rifiutarsi di progredire verrà mandata l’ICE negli aeroporti statunitensi. Una decisione che, ancor prima di entrare nel merito, annuncia la portata fallimentare. Il motivo preminente è che l’ICE non è in alcun modo addestrata per svolgere questo ruolo. Il problema poi non viene risolto, cambia solo forma. Attualmente la TSA conta 65.000 dipendenti, inclusi 50.000 addetti alla sicurezza aeroportuale. Tra questi, oltre il 10% degli uffici ha deciso di mettersi in malattia proprio per il secondo mancato pagamento degli stipendi. La situazione è estremamente complessa e, secondo il parere di molti, la scelta di sostituire dei dipendenti addestrati con l’ICE non è una scelta vincente.
Il rischio di ampliare il problema attuale è elevato
Il numero di dipendenti della TSA attualmente assenti è elevato, ma il DHS ha affermato che le previsioni potrebbero peggiorare e le assente aumentare significativamente con il protrarsi dello shutdown. Il senatore Richard Blumenthal, democratico del Connecticut, ha aspramente criticato la proposta di Trump definendola «un’altra minaccia sconsiderata e illegittima di abuso degli agenti dell’ICE». Ai giornalisti a Washington Blumenthal ha poi aggiunto: «Sembra non avere idea di quali siano i limiti dell’ICE, e penso che l’America sarebbe assolutamente inorridita nel vedere gli agenti dell’ICE aggirarsi per gli aeroporti, proprio come hanno fatto abbattendo le porte delle case».
Simile è anche l’opinione di Bennie Thompson, il principale democratico della Commissione per la Sicurezza Interna della Camera dei Rappresentanti. Ha dichiarato che il presidente sta «fabbricando il caos negli aeroporti per ottenere un vantaggio politico». L’unico punto certo è che la reputazione che l’ICE si traina alle spalle non può far altro che innescare una forte reazione. L’idea di identificare l’ICE come sostituto della TSA si scontra con una realtà documentata di abusi: dalle uccisioni di civili in situazioni di non pericolo agli arresti arbitrari, fino alle perquisizioni effettuate senza mandato. È proprio questo storico di violazioni che rende l’ipotesi della loro presenza negli aeroporti un motivo di allarme per gran parte dell’opinione pubblica.
Stefania Cirillo





