Trump sostiene di voler ritirare le truppe statunitensi dall’Europa. Cosa dobbiamo aspettarci? L’annuncio scuote la NATO tra inquietudine e realpolitik. Ma il ritiro appare logisticamente folle, politicamente instabile e strategicamente autodistruttivo.
Trump lo ha ripetuto più volte, tra le righe e più esplicitamente anche nei tweet. Il messaggio è chiaro: se l’Europa non paga, l’America smette di proteggerla. Un mantra che sembra aver trovato nuova voce alle porte del vertice NATO dell’Aja. Ma questa volta l’eco è diversa. Non è più una sparata elettorale: è una minaccia strategica. Il tutto, mentre le truppe statunitensi sono ancora schierate a difesa dell’est Europa, in piena escalation con Russia e Iran.
Quella di Trump è minaccia o realtà? Temendo il ritiro delle truppe, per l’Europa è tutto da vedere
Attualmente sono oltre 84mila i soldati americani presenti in Europa, con basi fondamentali in Germania, Polonia, Italia e Regno Unito. Non solo. La macchina logistica Usa copre tutto il continente: centri medici, basi aeree, hub di intelligence. Insomma, rimuoverli significherebbe smontare una delle più sofisticate infrastrutture militari mai costruite in tempo di pace.
Ma il vero problema è: dove li mettono poi? Secondo Mark Cancian del CSIS
gli Stati Uniti non hanno lo spazio, né l’interesse economico, per riportare a casa 250mila persone tra soldati e famiglie.
Un ritiro serio richiederebbe anni, non proclami.
Il bluff, però, ha un prezzo anche per l’Europa. Uno studio del prestigioso IISS ha calcolato che colmare il vuoto lasciato da un’eventuale uscita americana dalla NATO costerebbe almeno 1000 miliardi di dollari. Nessun paese europeo è pronto, né economicamente né politicamente, ad affrontare una tale spesa. L’idea di un esercito europeo è ancora sulla carta, e le cancellerie faticano persino a mettere insieme gli arsenali per sostenere l’Ucraina.
Il Congresso, l’Ucraina, l’Iran, il caos globale
Ma… Trump può davvero farlo? La risposta è: non da solo. Come già accaduto durante il suo primo mandato, la resistenza interna (al Pentagono, ma soprattutto al Congresso) è forte. Il ritiro delle truppe richiederebbe il via libera di un Parlamento che, nonostante l’egemonia repubblicana, ha appena approvato un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia con 90 voti su 100 al Senato.
Trump non vuole apparire debole, e ritirarsi ora equivarrebbe proprio a questo.
spiega Ian Lesser, del German Marshall Fund.
In piena guerra in Ucraina e con l’Iran sul punto di infiammare l’intero Medio Oriente, un ritiro Usa non è solo impraticabile: è geopoliticamente suicida.
Annunciarlo adesso sarebbe un regalo alla Russia e un segnale devastante per l’intero sud globale.
Afferma l’ex ambasciatore William Courtney. Anche perché non esiste, al momento, alcun piano concreto per negoziare una fine del conflitto tra Mosca e Kiev. Solo il vuoto, riempito da missili e propaganda.
Trump e il ritiro delle truppe in Europa? Suona come un bluff, ma non dobbiamo sottovalutarlo
Il ritiro delle truppe americane dall’Europa, oggi, è improbabile. Ma le minacce di Trump non vanno archiviate come semplici provocazioni. Sono parte di una strategia più ampia: ridisegnare la NATO a immagine e somiglianza di Washington, con l’Europa come cliente e non come alleato. E in questa logica, ogni minaccia è un test: per vedere quanto l’Europa è davvero disposta a pagare per la propria difesa.
Maria Paola Pizzonia





