Undici attivisti, appartenenti a un’associazione LGBTQ+ operante a Smirne, in Turchia, sono stati accusati di «oscenità». Si sono dovuti presentare davanti a un giudice a causa di opere d’arte pubblicate sui social media dell’associazione. Gli avvocati dell’Ordine di Smirne hanno chiesto l’assoluzione degli attivisti, poiché le cinque opere incriminate dovrebbero rientrare nella libertà di espressione.
In Turchia la repressione della comunità LGBTQ+ continua
Nello specifico, le accuse avanzate si basano su illustrazioni e grafiche digitali realizzate da vari artisti della comunità LGBTQ+ durante gli eventi del Pride online tra il 2019 e il 2022. Le opere sono state poi pubblicate sui canali social dell’associazione Genç LGBTİ+ di Smirne. Quest’ultima, tuttavia, è stata sciolta per ordine del tribunale nel dicembre 2025. Il materiale finito sotto accusa, inoltre, è stato considerato un “incoraggiamento” all’identità LGBTQ+. È stata evidenziata poi una violazione dell’Articolo 41 della Costituzione turca sulla Protezione della famiglia e diritti del bambino.
Kerem Dikmen, avvocato dell’associazione, ha dichiarato: «Questo caso deriva dalla politica di esclusione delle persone Lgbtqi+ dalla sfera pubblica». Sottolinea poi che «non si tratta di oscenità. Vengono criminalizzate attività del tutto legittime, legali e costituzionali». Gli avvocati hanno presentato un altro ricorso per una sentenza passata, quella che ha previsto lo scioglimento dell’associazione. «Non smetteremo di difendere i diritti umani. Ma stanno cercando di mandare un messaggio alla società attraverso di noi», ha ribadito Dikmen.
Il caso di Smirne: esempio tangibile di marginalizzazione
La piega che sta prendendo la politica globale nei confronti delle persone LGBTQ+ stanno diventando sempre più repressive, la Turchia non è da meno. L’omosessualità, pur essendo stata decriminalizzata nel 1858, rappresenta per il Paese ancora qualcosa da combattere. Non solo il governo, ma anche le autorità locali, perpetuano le limitazioni della libertà di associazione, manifestazione ed espressione delle organizzazioni LGBTQ+. Negli ultimi anni la situazione non è mutata. Molteplici eventi pubblici o pride sono stati soppressi e con essi anche le associazioni che difendono i diritti della comunità. Pertanto, il caso soprariportato rappresenta perfettamente l’intenzione del governo turco di marginalizzare la comunità, intaccando ancora una volta la libertà di espressione.
Stefania Cirillo





