Cronaca

Uccisa l’orsa KJ2 del Trentino

L’orsa KJ2 alla fine è stata abbattuta dagli agenti del corpo forestale di Trento. Era ufficialmente ricercata dal 22 luglio scorso, quando aveva ferito un uomo. L’episodio era avvenuto in Trentino, in un bosco nella zona dei laghi di Lamar. Polemiche sul limite tra la sicurezza dell’uomo e la vita degli animali.

Abbattuta ieri l’orsa KJ2 credits: ilsole24ore

Abbattuta l’orsa KJ2: proteste e polemiche

È morta l’orsa KJ2. Abbattuta sabato da quegli stessi agenti del corpo forestale che sono chiamati a vegliare sulla natura e la sua fauna. Il provvedimento eseguito è un’ordinanza del governatore Ugo Rossi, emessa per garantire la sicurezza delle persone. Il governatore della Provincia Autonoma di Trento difende con convinzione ciò che ha deciso, nonostante le polemiche di protezionisti e animalisti.

“Tutte le regole scientifiche e giuridiche indicano che ciò che è stato fatto era un’assoluta necessità. In tutto il mondo, quando il pericolo sale oltre una certa soglia si procede all’abbattimento per garantire la sicurezza delle persone”.

Dunque da una parte c’è un politico che sostiene deciso di aver agito per la sicurezza della popolazione, nel modo migliore per evitare incidenti più gravi a residenti e turisti (siamo vicini a Ferragosto), magari bambini, come si sarebbe deciso di fare ovunque nel mondo.

Dall’altra, in netta contrapposizione, ci sono gli animalisti, che, sul terreno dove l’orsa KJ2 è stata uccisa, scrivono su un lenzuolo “Saremo il vostro incubo”. C’è poi la reazione, durissima, di enti e associazioni di tutta Italia, che parte dalla denuncia penale nei confronti di Ugo Rossi, che ha materialmente firmato l’ordinanza di abbattimento dell’orsa. E che continuerà con una grande manifestazione a Trento, in via di organizzazione, e già a Ferragosto con proteste nella Valle dei Laghi piena di turisti. 

Su tutto l’ombra delle elezioni regionali, previste tra un anno. Il Partito autonomista del Trentino (il PATT) non vuole perderle e non può scontentare gli elettori, che hanno paura degli orsi.

Le colpe e il destino di Orsa KJ2

Ma ripercorriamo i fatti. Il mese scorso, l’orsa KJ2 aveva ferito abbastanza seriamente un uomo che passeggiava assieme al suo cane in un bosco, nella zona dei laghi di Lamar in Trentino. E da allora, siamo al 22 luglio, era ricercata perché pericolosa. Inoltre, lo stesso esemplare era accusato di avere ferito un altro escursionista, nel 2015, nella zona di Cadine, una frazione della città di Trento.

Ugo Rossi, presidente della Provincia Autonoma di Trento credits: lavocedeltrentino.it

Il governatore Ugo Rossi ha motivato così la decisione di uccidere l’orsa KJ2: “Occorre usare la scienza, la coscienza ed il buonsenso per gestire gli esemplari più pericolosi”. Ora, il buonsenso avrebbe suggerito forse di sedarla, catturarla e poi metterla in cattività o in un luogo con minore o nulla vicinanza agli esseri umani. Non ucciderla in modo così plateale, il prima possibile. Senza contare che l’esemplare in questione era ritenuto “pericoloso”. Ma gli orsi non sono animali innocui, nessuno di loro lo è.

Resta dunque da gestire la convivenza tra uomini e plantigradi in Trentino. Rossi ha assicurato che non abbandonerà il progetto Life Ursus, che aveva reintrodotto l’orso in Trentino quando sembrava a rischio estinzione. Ma andranno apportate modifiche. Sia in Trentino che in Alto Adige la presenza dell’orso e il progetto in questione hanno causato polemiche e problemi anche perché alcuni esemplari hanno cominciato ad attaccare greggi di pecore, causando qualche danno agli allevatori.

Il progetto Life Ursus viene concepito negli anni ’90, periodo in cui la popolazione di plantigradi, da sempre presente nelle Dolomiti di Brenta, è sempre più esigua e vicina all’estinzione. Nel 1999 si passa alla parte operativa: vengono catturati nelle riserve di caccia della Slovenia due giovani orsi, Masun e Kirka, e immessi nei boschi del Parco. Oggi gli orsi sono parecchie decine e sono incominciati anche i problemi. Problemi che non possono essere risolti con l’abbattimento secondo buon senso.

Federica Macchia

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