Steve Bannon, esponente della destra USA, fa un saluto nazista che mette in imbarazzo la destra europea. Il Conservative Political Action Conference (CPAC), da decenni un raduno chiave della destra statunitense, ha regalato al mondo un nuovo episodio di sfacciata prossimità all’estremismo: il saluto nazista di Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump e figura influente del trumpismo. Un gesto che ha scatenato reazioni indignate, spingendo persino Jordan Bardella, leader del Rassemblement National, a ritirare la propria partecipazione. Ma non Giorgia Meloni, che ha deciso di rimanere allineata al fronte trumpiano, a costo di legittimare l’ennesimo sdoganamento dell’estrema destra.
Ecco il solito gioco delle negazioni della destra, anche in USA, anche sul saluto nazista di Bannon
Dal palco del CPAC, Bannon ha lanciato uno slogan battagliero, “fight, fight, fight!”, prima di sollevare il braccio destro in una postura inequivocabile. Un gesto che ha immediatamente evocato il saluto nazista e che ha provocato una pioggia di critiche. Bannon, nel suo stile, ha negato ogni riferimento al Terzo Reich, sostenendo di aver semplicemente salutato i sostenitori come fa di consueto. Peccato che la destra radicale giochi da tempo su ambiguità di questo tipo: azioni studiate per strizzare l’occhio ai nostalgici, sempre con la scappatoia della negazione pronta all’uso.
Tra le reazioni più emblematiche, il dietrofront di Jordan Bardella, che ha annullato la sua partecipazione al CPAC per evitare di essere associato a questo ennesimo scivolamento verso il neofascismo. Bardella, erede di Marine Le Pen, sa bene quanto il suo partito, il Rassemblement National, debba fare i conti con un passato ingombrante: qualsiasi legame con simboli del nazismo rischia di vanificare decenni di “ripulitura” dell’immagine del partito.
Meloni e la fedeltà al trumpismo
In questo quadro, Giorgia Meloni si distingue per la sua ostinata fedeltà al fronte trumpiano. Nonostante le richieste dell’opposizione di annullare la sua partecipazione, la presidente del Consiglio italiana ha confermato l’invio del suo videomessaggio al CPAC. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sottolineato l’assordante silenzio di Meloni non solo sul gesto di Bannon, ma anche sulle menzogne di Trump, che negli ultimi giorni ha attribuito falsamente la responsabilità della guerra in Ucraina al presidente Zelensky.
Meloni, d’altra parte, gioca su due tavoli: da un lato cerca di mantenere un profilo da leader “moderata” agli occhi dell’Unione Europea, dall’altro non può permettersi di scontentare l’ala più radicale della destra internazionale, che vede in Trump e nei suoi alleati il punto di riferimento per la prossima stagione politica globale. Il suo sostegno a Washington passa quindi sopra qualsiasi considerazione etica o storica, anche a costo di non prendere le distanze da un gesto che per qualsiasi altro leader sarebbe stato motivo di imbarazzo immediato.
La destra USA del saluto nazista: tra normalizzazione e radicalizzazione
L’episodio del CPAC conferma ancora una volta come la destra occidentale stia oscillando tra il tentativo di normalizzazione e la tentazione della radicalizzazione. Se in Francia il Rassemblement National punta a legittimarsi come forza di governo, prendendo le distanze dai simboli più estremi, in Italia Fratelli d’Italia sembra sempre più intrappolato nel gioco di sponde con la destra americana.
Non si tratta di un caso isolato: già un mese fa Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo e ora membro dell’amministrazione Trump, aveva fatto un gesto simile a quello di Bannon, camuffato dietro una postura goffa ma con la stessa simbologia evocata. L’ombra del suprematismo bianco non è un incidente di percorso, ma un segnale chiaro della direzione in cui sta andando la destra globale.
E la destra italiana? Senza vergogna
L’insofferenza di Bardella e la ritirata strategica del RN dimostrano che una parte della destra europea ha compreso che certi gesti non possono più essere tollerati pubblicamente. Eppure, Meloni si ostina a non rompere con i peggiori elementi del trumpismo, confermando ancora una volta che la sua retorica “moderata” è solo una facciata. Se l’estrema destra francese inizia a prendere le distanze da certe derive, in Italia si continua a fingere di non vedere. Il tutto mentre i segnali del ritorno di una certa simbologia si fanno sempre più evidenti, in una rincorsa pericolosa verso il passato più buio della storia europea.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





