Cinema

“Un padre”, la recensione del film con Kevin Hart

Si chiama “Two Kisses for Maddy: A Memoir of Love and Loss” il commovente best-seller autobiografico di Matthew Logelin. Tale romanzo, ha preso piede su Netflix con un film uscito il 18 giugno intitolato “Un padre” (“Fatherhood” in lingua originale), diretto da Paul Weitz e che vede il comico Kevin Hart come protagonista. Il regista ha firmato diverse pellicole di successo insieme a suo fratello Chris, tra cui “American Pie” (1999) e “About a Boy – Un ragazzo” (2002). Il comico, dall’altra parte, è uno dei protagonisti di “Jumanji – Benvenuti nella giungla” (2017) e “Jumanji: The Next Level” (2019), entrambi diretti da Jake Kasdan.

Trama del film “Un padre”

Matthew (Kevin Hart) e Liz (Deborah Ayorinde), una coppia felicemente sposata, stanno aspettando la nascita della loro prima figlia. Proprio dopo aver partorito, però, Liz è stata colpita da un’embolia polmonare, complicazione che ne causa la sua morte. Matthew ora deve affrontare il compito più difficile della sua vita, crescere la piccola Maddy (Melody Hurd) proprio durante il lutto e senza la sua amata. Come se non bastasse, tra l’altro, sua suocera Marian (Alfre Woodard) vuole togliergli la bambina perché considera Matthew un immaturo.

L’importanza di essere sé stessi

Il film dimostra come tutti possono crescere e possono, di conseguenza, superare qualsiasi ostacolo. In fin dei conti “Un padre” vuole porsi come un romanzo di formazione visto che il protagonista impara a fare il genitore passo dopo passo, imparando sempre di più i “trucchi del mestiere”. L’immaturità iniziale di Matthew lo capiamo non tanto dalle battute che fa, quanto dalle piccole azioni come il non saper montare il passeggino, andare contro le regole scolastiche o scordarsi la figlia per strada mentre lui va via con la macchina. Nonostante ciò, è interessante notare la morale aggiuntiva e se vogliamo nascosta, ossia rimanere sempre sé stessi. Il bel rapporto che ha con Maddy, infatti, è basata sul gioco e sulla sincerità, proprio le peculiarità di Matthew.

"Un padre", un frame del film – Photo Credits © younmovies.it
“Un padre”,  un frame del film – Photo Credits © younmovies.it

Il rapporto che si instaura tra Matthew e Maddy ricorda quello tra Omar Sy e Gloria Colston in “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse” (diretto da Hugo Gélin, 2016). In questo film francese, remake di un film messicano del 2013, Samuel (Omar Sy) deve badare a sua figlia Gloria (Gloria Colston) quando è completamente impreparato per farlo. Quello che ne esce fuori, però, è un rapporto splendido fatto di giochi, scherzi e affettuosità tra i due. Se dovessimo però comparare qualitativamente i due film, quello di Gélin vince poiché riesce ad essere ancora più commovente e divertente. Ma in entrambi i casi, il punto forte è l’attore protagonista, Kevin Hart, infatti, proprio come Omar Sy, si rivela essere un attore eclettico.

Un fantastico Kevin Hart in un film normalissimo

Proprio come capita a tutti i comici, arriva il momento in cui si chiede loro di fare un salto di qualità facendo un ruolo drammatico. Lo abbiamo visto con Jim Carrey che ha vinto la sfida deliziandoci con “The Truman Show” (diretto da Peter Weir, 1998), oppure con il nostro connazionale Jerry Calà che ha interpretato un ruolo complesso ma riuscito ottimamente in “Diario di un vizio” (diretto da Marco Ferreri, 1993). Ebbene, anche questa volta il comico ha vinto la sfida. In fondo Matthew e Kevin sono l’uno lo specchio dell’altro, entrambi, infatti, vogliono dimostrare che possono evolversi autonomamente. L’interpretazione di Kevin Hart, autentica sia nei momenti divertenti che nei punti più drammatici, è l’aspetto che rimane di più negli spettatori dopo aver visto questa pellicola che non ha nulla di così memorabile.

La regia, tolte le musiche azzeccate, si rivela anonima e di certo ben distante dagli ottimi “American Pie” e “About a Boy – Un ragazzo“. Il primo aveva dei tempi comici giusti e raccontava in maniera divertente la vita dei liceali impreparati all’amore e al sesso. Il secondo, invece, riusciva a trasmettere ottimamente un messaggio poco comune, ossia che anche i più grandi possono imparare dai più piccoli. Lecito pensare dunque, che l’assenza di Chris Weitz si sia fatta sentire. Inoltre, in “Un padre” non tutto viene sviluppato con cura, come per esempio la storia d’amore tra Matthew e Swan (DeWanda Wise), decisamente partito col botto troppo velocemente. Oltre a questo, anche lo sviluppo di Matthew risulta fin troppo celere.

Insomma, non stiamo parlando di un film tremendo, noioso o senza senso, ma quando vengono trattate tematiche comuni serve maggiore spinta per essere unico e non uno dei tanti. Su Netflix si trova sia di meglio che di peggio, questa pellicola però, se non fosse per Kevin Hart, passerebbe molto di più in sordina. In conclusione, se amate i comedy – drama e soprattutto Kevin Hart, potete dare una chance a questa pellicola senza avere però grandi aspettative.

Jacky Debach

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