Il tribunale federale statunitense per il commercio internazionale ha dichiarato illegittimi i dazi imposti da Donald Trump. La corte è ricorsa all’International Emergency Economic Powers Act, una legge datata 1977 che regola l’imposizione di sanzioni ed embarghi in situazioni di emergenza, ordinandone la sospensione. Come si legge nel comunicato ufficiale, le azioni del presidente «vanno oltre qualsiasi autorità riconosciuta al presidente. La corte non decide sulla saggezza o sull’efficacia dell’uso dei dazi come strumento di contrattazione da parte del presidente. Quell’utilizzo non è ammesso non perché sia poco saggio o inefficace, ma perché la legge non lo permette».

La sentenza è stata presa all’unanimità dalla corte, nonostante uno dei tre giudici che la compongono, Timothy Reif, sia stato nominato dallo stesso Trump. Gli altri due, Gary Katzmann e Jane Restani, erano stati incaricati rispettivamente da Obama e da Reagan.

I dazi di Trump sono a rischio: la risposta della Casa Bianca

Il giudizio della corte è arrivato in risposta a due ricorsi contro gli ordini esecutivi. Ad essere reputati illegittimi sono stati tre ordini esecutivi di Trump. Il primo annunciava dazi contro quasi tutti i Paesi del mondo, mentre il secondo li aumentava per quelle nazioni che avevano a loro volta manifestato l’intenzione di ricorrere a contromisure. Il terzo, invece, imponeva tasse al Messico e al Canada, ufficialmente per contrastare l’ingresso negli Stati Uniti di Fentanyl e altre sostanze usate come droghe illegali. Il tribunale ha concesso all’amministrazione dieci giorni di tempo per rimuovere le tasse, ma la Casa Bianca ha già annunciato il ricorso; in quel caso, l’efficacia del giudizio rimarrà sospesa. In questa decisione, in ogni caso, non sono coinvolti i dazi del 25% su acciaio e alluminio e alcuni di quelli contro la Cina.

L’entourage del presidente ha replicato immediatamente, attaccando in modo diretto il tribunale. Il portavoce Kush Desai ha dichiarato: «Non spetta a giudici non eletti decidere che gestire un’emergenza nazionale». Stephen Miller, il capo dello staff, ha invece scritto sui social che «il colpo di Stato giudiziario è fuori controllo».

Federica Checchia

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