Chi pensa che “Notte Stellata” sia solo il titolo del dipinto più celebre di Vincent Van Gogh probabilmente dovrebbe leggere questo articolo e ascoltare “Starry, Starry Night” di Don McLean, inno alla sensibilità dell’artista olandese.
Che Van Gogh sia stato uno dei massimi esponenti della pittura del XIX secolo è certezza consolidata ormai da tempo. Potremmo non ricordarci la sua data di nascita né i titoli dei primi quadri, ma sicuramente siamo in grado di riconoscere la sua “Notte Stellata” quando la incontriamo da qualche parte.

(Foto dal web)
Si tratta, in effetti, del quadro probabilmente più conosciuto dell’artista. Ha ispirato altri pittori, designer, registi, scrittori e cantanti. Fra questi ultimi, impossibile non pensare a Don McLean che, nato nel 1945 nello stato di New York, ha offerto un grande omaggio all’artista olandese con il brano intitolato “Vincent”.
La canzone, conosciuta anche come “Starry, Starry Night”, rappresenta un evidente tributo ad uno dei lavori più celebri di Van Gogh.
La canzone, registrata nel 1971, si apre con un riferimento immediato all’opera del pittore: “Starry, starry night / Paint your palette blue and gray / Look out on a summer’s day / With eyes that know the darkness in my soul”. Già questi primi versi contengono immagini preziose: le stelle, lo spasmo del cielo creato dal contrasto del blu e del grigio e, soprattutto, la malattia di Van Gogh.
Di cosa soffrisse nello specifico è ancora difficile da stabilire. Bipolarismo, schizofrenia o epilessia. Quel che è certo, è che questi tormenti allucinati trovarono sfogo rappresentativo nel cielo notturno del dipinto dove astri impazziti e, citando McLean, “swirling clouds” si agitano ad un ritmo inquieto e spasmodico.

(Foto dal web)
Considerato un pazzo dai suoi contemporanei, l’animo fin troppo sensibile di Vincent lo portò ad essere incompreso e a soffrire, quindi, di una sempre più drammatica solitudine.
“Now I understand what you tried to say to me / And how you suffered for your sanity / How you tried to set them free / They would not listen, they did not how / Perhaps they’ll listen now”.
La strofa si chiude con la speranza di un possibile riscatto, che tuttavia non avverrà mai. L’inquietudine crescente dell’artista lo condusse ad un gesto estremo. All’età di 37 anni, Vincent Van Gogh si suicidò, solo e sconosciuto, in un mondo che ancora non era in grado di apprezzarlo: “You took your life as lovers often do / But I could have told you, Vincent / This world was never meant / For one as beautiful as you”.
Fu lo stesso Van Gogh a scrivere che bisogna fare “il ritratto che mostri i pensieri”, ma l’identificazione della sua arte con la sua vita lo costrinse ad un’esistenza drammatica, per poi condurlo alla morte.
Tuttavia, dopo più di un secolo, possiamo senz’altro assicurare che Vincent ha avuto il suo riscatto, diventando uno dei più grandi pittori universalmente conosciuti ed ammirati. Ed anche il suo desiderio di esprimere “con un quadro” qualcosa di “commovente come una musica” è stato realizzato.
Laura Bartolini





