Calcio

Una festa Monumental: il River Plate festeggia la Copa Libertadores con la sua gente

È arrivata. Ci ha messo tanto,  ma è arrivata. Dopo la finale di Madrid contro il Boca Juniors e il deludente terzo posto ottenuto negli Emirati Arabi al mondiale per club, il River Plate ha finalmente vissuto la festa dei campioni, aprendo le porte del Monumental alla sua gente.

Sì, sono passate due settimane. Però ai tifosi del River Plate non era ancora andato giù l’amaro boccote del rinvio della finale di ritorno a Madrid. E così, finita la parentesi in buona parte da dimenticare del mondiale per club negli Emirati Arabi (dove il River è stato eliminato in semifinale dall’Al-Ain), i ragazzi del Muñeco Gallardo hanno potuto fare festa nella propria casa, con la propria gente. Portando la Copá davanti il suo pubblico. Il Monumental, infatti, si è vestito a festa già dalle 15 e 30 argentine. Mentre la squadra era ancora in volo verso Buenos Aires. Ma la festa, di fatto, era già iniziata sull’areo tra i giocatori e per strada dove la gente riempiva lo stadio e le vie dove il bus della squadra sarebbe passato.

Il River Plate festeggia in aereo con la copa libertadores (fonte: Instagram – River Plate Official)

Una volta a Buenos Aires giocatori e staff millonarios sono stati travolti dall’entusiasmo dei propri fanaticos. Un entusiasmo che alle volte ha fatto inorridire, e alle volte è stata la risposta perfetta alla domanda “perché ami il calcio?”. L’autobus che li ha condotti a Nuñez recitava: “El Más Grande de la Historia“. I più grandi della storia. Perché la finale vinta è stata la più importante della storia di questa secolare rivalità. E questi giocatori del River Plate avranno questa pecetta incollata addosso per il resto non della loro carriera, ma della loro vita. Nei caffè di Buenos Aires verrano ricordati per sempre, come il sinistro di Juanfer Quintero (assente alla festa per motivi personali) e il gol a porta vuota che mató (ha ucciso) gli xeneizes del Pity Martinez (uno dei più osannati nonostante il prossimo trasferimento in MLS). I loro nomi saranno incisi indelebilmente nella memoria della città. Migliaia di persone hanno atteso il passaggio del micro (il bus) del River passare per le strade della capitale argentina. Con bombos, trompetas, fuochi d’artificio, striscioni e bandiere.

I tifosi del River Plate che già dal pomeriggio hanno riempito le gradinate dello stadio con un palloncino gigante della Copa Libertadores (fonte: mediaset.it)

Molti degli striscioni sbeffeggiavano i rivali di sempre sconfitti in finale: en tu cara otra vez (di nuovo nella tua faccia). Una volta al Monumental sono stati chiamati uno ad uno i giocatori, con il capitano Leo Ponzio per ultimo. Ma il vero boato è arrivato quando l’architetto della vittoria, Muñeco Gallardo, ha fatto il suo ingresso. Con la Copa Libertadores tra le mani, i fuochi d’artificio che illuminavano la mite notte di Buenos Aires e i tamburi de los borrachos del tablon a fare da colonna sonora. Dopo il doveroso minuto di silenzio per la scomparsa (calciastica, si intende) del Boca Juniors, i giocatori del River hanno fatto la vuelta olimpica, il giro di campo che il quale hanno mostrato la coppa ai 60 mila tifosi millonarios (quelli che avevano acquistato il biglietto per la finale di ritorno del 24 novembre), che hanno mostrato la parte più bella del loro repertorio. Una festa pirotecnica, una festa infinita, una festa che si è propagata e si propogherà in tutta la città nel corso degli anni, una festa per la storia, una festa da quattro milioni di pesos (circa 95 mila euro). Una vera festa Monumental.

Luca Matteuzzi

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