L’anteprima della serie “una squadra” che uscirà a maggio: dentro aneddoti e storie dei campioni italiani del tennis che vinsero la coppa Davis in Cile
“una squadra” la serie uscirà a maggio 2022 e racconterà le voci dei campioni italiani del tennis
Domenica 28 novembre è stata presentata l’anteprima della serie “Una squadra”. La serie documentario sulla nazionale italiana che raggiunse quattro finali di Coppa Davis fra il 1976 e il 1980 vincendo la prima in casa del Cile di Pinochet. La serie uscirà a maggio, saranno sei episodi da 45 minuti.
L’anteprima si è svolta presso la Sala 6 dell’UCI del Lingotto ed è stata seguita da una cena a tema presso il Grattacielo Intesa Sanpaolo a Torino.
Panatta rincara la dose contro la Federtennis
Adriano Panatta durante l’intervista insieme agli altri quattro protagonisti dell’epoca ( Nicola Pietrangeli, Corrado Barazzutti, Tonino Zugarelli e Paolo Bertolucci) condotta da Neri Marcorè non ha risparmiato frecciatine per la celebrazione organizzata dalla Federtennis nel 2016 per il quarantennale della loro vittoria durante gli Internazionali d’Italia.
Panatta all’epoca non gradì il trattamento ricevuto, anche perché fu soprattutto Giovanni Malagò (presidente del CONI) a insistere perché venne organizzato. Dopo che la Federazione francese aveva reso nota la sua volontà, a 50 anni dal trionfo di Panatta al Roland Garros, decisero di far premiare il vincitore degli Internazionali di Francia proprio da Panatta.
Ma in quella cerimonia non fu solo Panatta a dare la premiazione, venne allargata a tutti i componenti della squadra di Coppa Davis (del ’76 ) e fu di una tristezza spaventosa.
Celebrata (per modo di dire) nell’intervallo fra la finale del singolare femminile e l’inizio di quella maschile, quando quasi tutti gli spettatori avevano abbandonato il centrale, senza averla annunciata prima.
A Torino Adriano Panatta non ha perso l’occasione per rincarare la dose: “La cosa al Foro Italico fu orrenda, quasi un insulto, una forzatura. Ci fecero entrare con lo stadio quasi vuoto, sembrava che dovessero farlo per forza. Per questo motivo voglio ringraziare Domenico Procacci che ci ha dato modo di ritrovarci, tutti e cinque insieme“.
I protagonisti di serata e la realizzazione della serie
Alla presentazione della serie c’era anche il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta, che si è detto ammirato dal lavoro fatto per la serie. All’interno del grattaciello di Intesa Sanpaolo Scanagatta ha avuto modo di parlare con due dei protagonisti: Domenico Procacci, fondatore di Fandango (che ha prodotto la serie) ma anche autore e regista ,e Corrado Barazzutti, uno dei due membri di quella squadra ad aver raggiunto la Top 10 assieme a Panatta.
“La sfida più complessa è stata non far annoiare Panatta“, ha detto scherzando Procacci che poi aggiunge: “ la parte difficile è far raccontare questa storia a chi l’ha vissuta, vale a dire i giocatori, i loro avversari e chi stava intorno a loro. Avere una voce narrante è certamente più semplice, perché dà più ordine alla storia. Io però ho trovato il disordine di questa narrazione molto interessante da un punto di vista artistico, ha dato un tocco molto personale alla vicenda; in questo senso il montaggio è praticamente una seconda regia in un lavoro di questo tipo“.
Un grande aiuto è dato dalla sua amicizia con i cinque protagonisti: “Le interviste sono state molto lunghe, anche perché non le abbiamo fatte a freddo, con i protagonisti c’era un rapporto personale e quindi avevamo già iniziato a parlare di questi temi in privato. La comunicazione per questo motivo è stata molto naturale, non hanno recitato“. Domenico Procacci ha voluto sottolineare la spontaneità delle dichiarazioni rese dai protagonisti delle 4 finali in 5 anni di Davis.
I campioni del passato e del presente
Barazzutti si è invece espresso così sulla squadra azzurra dell’epoca: “Sicuramente in quei cinque anni eravamo la squadra più forte del mondo, quattro finali e un titolo sono un risultato che parla da sé. La vittoria del ’76 è diventata molto più importante con il passare del tempo.
Barazzuti ha anche un occhio rivolto al presente e alle speranze dell’attuale generazione, impegnata proprio a Torino per cercare di raggiungere le semifinali di Madrid.
Ha aggiunto: “è un team giovane e fortissimo, con Berrettini potrebbe addirittura essere la squadra più forte del mondo in certe condizioni“.
Detto questo, non è la presenza di campioni a determinare la salute di un movimento. “Giocatori come Sinner, Berrettini, Sonego, Musetti e Fognini non li trovi in ogni scuola tennis, sono giocatori particolari e di grandissimo talento. Detto questo, il fatto che Sinner e Berrettini siano nella Top 10 nello stesso momento è un risultato storico che potrebbe portare a vittorie straordinarie“.
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