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Tennis, le parole di Adriano Panatta: “Oggi mi annoia tutto. I miei nipoti…”

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È la leggenda incontrastata del tennis italiano. Vero e proprio simbolo di questo sport che, ultimamente, sembra rifiorire a nuova vita grazie al talento della nuova generazione. Adriano Panatta si è raccontato parlando dello sport che ha scandito i ritmi della sua vita e si è soffermato sui suoi nipoti.

L’intervista ad Adriano Panatta

Il grande Adriano Panatta ha risposto alle domande poste da Il Corriere della Sera. Ecco cosa ha detto l’icona del tennis italiano: “Il tennis? È l’unico sport che ‘obbliga a giocare contro cinque avversari: il giudice di sedia, il pubblico, i raccattapalle, il campo e me stesso’, diceva Goran Ivanisevic. È un gioco di grandi solitudini, non c’è un capitano, sei tu davanti a tutti, devi cavartela da solo“.

Capitolo sui nipoti: “Sa che cosa mi incanta di loro? I gesti. Io sono sempre stato un grande osservatore delle mosse altrui, ovviamente sul campo ma anche nella vita. Trascorro ore a guardare le persone, magari mentre camminano davanti a me. E di Leonardo e Adriano mi colpisce la gestualità pura, intelligente, non ancora viziata dall’abitudine e dagli anni. Ho sempre detto che un bravo tennista si vede da come cammina. Diffido della figura dell’eroe. Gli eroi sono fatti per essere incensati e subito dopo distrutti. Gioco a tennis, conosco il diavolo, conosco il suo apparire all’improvviso e in modo subdolo“.

Pianti e noia: “E’ umano farlo, perché i confronti sono diretti, e le discese come le risalite con tutti i turbamenti dipendono da noi stessi e non da altri. Oggi mi annoia quasi tutto. Mi annoia il gioco brutto, mi annoiano i giocatori prevedibili, mi annoiano le persone scontate. Forse a sorprendermi sono proprio i bambini“.

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Adriano Panatta (Credit foto – Facebook)

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