Dopo un colloquio telefonico con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, Donald Trump ha deciso di far slittare l’entrata in vigore dei dazi del 50% sulle merci importate dall’Unione Europea al prossimo 9 luglio. Durante la telefonata, la politica tedesca ha chiesto al presidente degli Stati Uniti più tempo per imbastire delle trattative per un accordo commerciale più equo.
Anche in questo caso, dunque, sembra che le “minacce” non siano state altro che un bluff. È una tattica ormai rodata per intavolare discussioni con gli altri Paesi al fine di raggiungere accordi commerciali favorevoli per gli USA. Come già accaduto, Trump ha provocato, per poi fare retromarcia; una tecnica efficace, ma che provoca grandi danni alle borse internazionali.
I dazi “a orologeria” di Trump e il loro effetto sui mercati internazionali
L’ultimo annuncio risaliva allo scorso venerdì. Donald Trump aveva minacciato di imporre dazi del 50% sulla merce importata dall’Unione Europea a partire dal prossimo primo giugno. Sul suo social Truth aveva accusato l’Europa di essersi approfittata del commercio con gli Stati Uniti, affermando che i colloqui tra i rappresentanti dei due blocchi commerciali non stiano portando a nulla di concreto.
La guerra commerciale da lui innescata sta facendo vacillare il sistema degli scambi in tutto il mondo, causando ripetuti crolli sui mercati finanziari. Nelle ultime settimane la situazione sembrava essersi parzialmente stabilizzata ma, avendo ormai intuito il gioco del tycoon, l’Unione Europea aveva avviato in via preventiva una serie di incontri con i rappresentanti degli Stati Uniti.
Nel frattempo, nei primi tre mesi dell’anno il PIL statunitense si è ridotto dello 0,3% rispetto all’ultimo trimestre del 2024, quando aveva registrato una crescita del 2,4 %. L’ultimo calo risaliva all’inizio del 2022, quando c’erano ancora strascichi della pandemia. Da allora l’economia degli USA si era parecchio ripresa.
Federica Checchia
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