Una lapide romana, risalente a quasi duemila anni fa, scoperta nel giardino di una casa a New Orleans, è stata restituita all’Italia. L’epitaffio in marmo è stato ufficialmente consegnato alle autorità italiane a Roma con il supporto dell’FBI; nello stesso giorno, anche un altro reperto archeologico, recuperato negli Stati Uniti, ha fatto ritorno in patria.

Il mistero della lapide romana rinvenuta a New Orleans

Il manufatto è venuto alla luce per la prima volta l’anno scorso, quando l’antropologa Danielle Santoro, della Tulane University, e suo marito, Aaron Lorenz, stavano ripulendo il loro giardino dalle erbacce. La coppia ha notato una lastra con una superficie insolitamente liscia e un’iscrizione scolpita che sembrava essere in latino. Santoro si è rivolto a degli esperti, tra cui l’archeologo Ryan Gray, dell’Università di New Orleans, preoccupato che la sua storica dimora potesse trovarsi sopra un sito di sepoltura non segnalato. Ulteriori analisi, condotte con l’aiuto di Susann Lusnia, professoressa di studi classici presso la Tulane University, e di altri specialisti, hanno rivelato che la pietra era una lapide dedicata a Sesto Congenio Vero, un marinaio e militare romano vissuto presumibilmente nel II secolo. Il manufatto corrispondeva inoltre a un pezzo che risultava scomparso dal museo civico di Civitavecchia.

Lusnia si è recata a Civitavecchia per approfondire le origini dell’epitaffio. Ha scoperto che il museo che lo ospitava era stato in gran parte distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla sua riapertura nel 1970, aveva già perso la maggior parte della sua collezione. Il mistero di come la lapide fosse finita a New Orleans l’ha infine condotta da Erin Scott O’Brien, nipote di un soldato americano. Parlando con i media, l’uomo ha raccontato che suo nonno, Charles Paddock Jr., avrebbe conservato la lapide in una teca nella sua abitazione fino alla sua morte, avvenuta nel 1986.

Le dichiarazioni dell’FBI

In una dichiarazione, rilasciata giovedì, l’FBI ha affermato: «L’FBI collabora con partner internazionali per combattere il traffico illecito di beni culturali. L’FBI di New Orleans ha a sua volta consegnato la reliquia a un membro della squadra anticrimine artistico dell’FBI nel novembre 2025. Il nostro ufficio dell’addetto legale dell’FBI a Roma ha comunicato quotidianamente con le autorità italiane per coordinare la restituzione definitiva dei reperti». Ha aggiunto: «La pietra funeraria era solo uno dei tanti oggetti restituiti ieri in base all’Accordo sui beni culturali tra USA e Italia (CPA). Il CPA con l’Italia è il più antico accordo bilaterale sui beni culturali con un Paese europeo. L’accordo impone restrizioni all’importazione di antichità italiane per contrastare il finanziamento delle organizzazioni criminali e garantire ai cittadini americani l’accesso alle antichità e ai siti archeologici italiani per scopi educativi, culturali e scientifici».

Lusnia ha espresso sentimenti simili. «È particolarmente gratificante sapere che questo oggetto troverà presto una nuova casa nella collezione del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia», ha dichiarato. «Credo che noi di New Orleans, che abbiamo vissuto l’uragano Katrina, possiamo comprendere la gioia che accompagna il ritrovamento di oggetti che credevamo perduti per sempre. Il patrimonio culturale merita di essere protetto… Ogni oggetto restituito contribuisce a costruire fiducia e cooperazione internazionale, il che credo sia particolarmente importante ora».

Federica Checchia